Signor presidente del Consiglio dei ministri, onorevoli deputati e senatori e presidente della Corte Costituzionale, sopravvissuti, membri della comunità ebraica, come non dirvi della mia grande emozione nell'essere qui.
Per motivi anagrafici il ricordo è sempre più affidato a letteratura e storia. Ma con titoli ritoccati e resi ammiccanti e memorie tragiche definite "commoventi come un film" si banalizza tutto
di Alessandro Gnocchi Tratto da Il Giornale del 27 gennaio 2010
Nel libro "Fucilateli tutti" padre Patrick Desbois ricostruisce la storia delle stragi di ebrei sul fronte orientale
di Stas' Gawronski Tratto da L'Osservatore Romano del 17 gennaio 2010
Da Croce alla Resistenza, Pigi Battista smaschera tutte le bocche cucite sul destino degli ebrei
di Maurizio Crippa Tratto da Il Foglio del 19 gennaio 2010
Il Giorno della Memoria è un giorno particolare, diverso dagli altri. Se vogliamo, non è neppure un giorno, o non è soltanto un giorno; è, invece, un’ esperienza, un processo, lungo, tortuoso, spesso faticoso e doloroso, certo coinvolgente e complesso.
“Sono stato un numero”, scritto da Roberto Riccardi
di Antonio Gaspari Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 13 gennaio 2009
Era l’ottobre del 1943 quando Alberto Sed insieme alla madre Enrica e alle sorelle Angelica, Fatina ed Emma, venne preso a Roma e portato nel campo della morte di Birkenau, nel comprensorio di Auschwitz.
Gli storici cattolici intervengono per ricordare il ruolo di PioXI Dagli archivi risulta che il Vaticano aiutò gli ebrei a fuggire
di Andrea Tornielli Tratto da Il Giornale del 17 dicembre 2008
Per Gianfranco Fini l’ideologia fascista «non spiega da sola l’infamia delle leggi razziali».
Memorie di Mirjam Viterbi Ben Orin nell'Italia del nazifascismo Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 19 novembre 2008
Le azioni eroiche compiute da un Vescovo cattolico per salvare una bambina ebrea e la sua famiglia perseguitate dalle leggi razziali nazifasciste rivive ora attraverso il racconto che ne fa “L'Osservatore Romano”.
"C’è qualcuno convinto che chi ci attacca sia motivato dalle cose sbagliate che facciamo. Hanno torto. Ci attaccano per le cose buone che facciamo. Perché siamo una democrazia. Non è un caso che Amin Dada abbia invocato “l’estinzione dello Stato d’Israele”. E non è un caso che questo assassino razzista sia il capo dell’organizzazione per l’Unità Africana. Israele è una democrazia. E le dittature cercheranno qualsiasi occasione per distruggere la cosa che le minaccia di più, cioè la democrazia".
(Dal discorso pronunciato da D. P. Moynihan scritto con il contributo di N. Podhoretz, in occasione della risoluzione Onu approvata dall’Assemblea Generale il 10 novembre 1975 che equiparava il sionismo a una forma di razzismo).
Si chiamava Rutka ed era una fanciulla in fiore. Delicata, acuta, bella. E si chiedeva, in quel terribile inverno del 1943, di quale sapore fosse il bacio. Ma si chiedeva anche perché lei come tanti altri con la croce di Davide cucita sul petto, la Judenstern imposta dai nazisti occupanti, fosse privata di orizzonti, di campi con ruscelli dove la natura infonde il senso dell’infinito e della gioia. E della libertà.
Dall’orchestra di Auschwitz al compositore polacco cui si è ispirato il film «Il pianista», sono numerosi i casi di opere composte nei campi di concentramento. Ora uno studioso le ha raccolte • È possibile fare cultura «durante» Auschwitz? La ricerca compiuta dimostra che sì, è possibile resistere spiritualmente
di Anna Foa
Sabato a Ozzano, Comune di sinistra, si commemora l'eroico gesto. Ma per Rifondazione è «revisionismo pericoloso»
di Andrea Tornielli
Tratto da del 24 gennaio 2008
È una storia quasi sconosciuta, quella del podestà di Ozzano dell’Emilia Giovanni Pignatti, e del professore ebreo bolognese Ubaldo Lopes Pegna, che negli ultimi giorni del settembre 1943 bussò alla porta del gerarca, appena dimessosi, uscendone con in mano una lettera di «raccomandazione» che permetterà al docente di aver salva la vita nell’Italia delle leggi razziali appena finita sotto il giogo nazista.
Gli studi etnografici di Germaine Tillion sull'Algeria hanno fatto scuola, anche se non si direbbe che siano molto noti in Italia, dove però ha avuto buona circolazione il libro delle edizioni Medusa Alla ricerca del vero e del giusto. Dalla Shoah all'Algeria una testimone dei mali del secolo, un'antologia di suoi scritti biografici e morali messa insieme dall'amico Tzvetan Todorov nel 2002.
«Non sono credente, non frequento la Chiesa, ma se mi trovassi davanti a Pio XII mi metterei in ginocchio, perché se io e i miei figli esistiamo, lo dobbiamo a lui». È commosso Silvio Ascoli, romano, classe 1945, mentre racconta la storia del padre Bruno, «di razza ebraica» secondo le norme delle infami leggi razziali, che il Vaticano salvò dalla deportazione arruolandolo tra le sue guardie.
Parla Friedländer, Premio per la pace a Francoforte • 60 anni dopo, deve ancora essere narrato l’Olocausto dei protagonisti «minori» partendo dai loro scritti, spesso lasciati a metà.
di Diego Vanzi
Tratto da del 10 ottobre 2007
Viene definito «l’ultimo epico narratore della storia della Shoah». Saul Friedländer compie 75 anni domani e a lui va quest’anno il prestigioso «Premio della Pace» dei librai tedeschi a Francoforte: un riconoscimento che nel 1951 venne assegnato ad Albert Schweitzer, nel 1955 a Hermann Hesse e lo scorso anno al sociologo Wolf Lepenies.
L’islam è antisemita da sempre e nella Seconda guerra mondiale se la fece con i nazisti • Ecco la storia di al-Husseini che visitò Auschwitz, se ne compiacque e poi allevò Nasser, Sadat, Arafat e Abu Mazen • La racconta David G. Dalin
di Marco Respinti
Antefatto: il vaticanista de “il Giornale”, Andrea Tornelli, pubblica una bella ed interessante recensione del libro “Erbe Amare” di Ariel Levi Gualdo.
Si è spento ieri nella sua casa alle pendici della collina di Fiesole (Firenze) Alberto Nirenstein. Combattente delle Brigate Ebraiche nella seconda guerra mondiale, in Nord Africa e in Italia (sbarcò a Salerno), aveva lasciato Varsavia nel 1936 ed era stato sionista e fra i primi coloni dello stato di Israele, rispondendo alla chiamata di Ben Gurion.
Lo storico e clinico dell’Olocausto • Detestava l’enfasi, amava i dettagli. Andava alla fonte: “Perché solo i boia hanno una veduta d’insieme”
di Giulio Meotti
Tratto da del 10 agosto 2007
E’ impossibile dimenticare quegli occhi miti filmati dal regista francese Claude Lanzmann nella monumentale pellicola “Shoah”. Gli occhi di Raul Hilberg si sono chiusi a 81 anni nella sua casa nel Vermont, patria eletta dagli esuli del Novecento. Hilberg non era solo l’autore dell’epico “La distruzione degli ebrei d’Europa”.