Giornata del ricordo avvelenata dalla manifestazione dei centri sociali. Sondaggio choc: il 77% dei giovani non ha mai sentito parlare della tragedia
di Fausto Biloslavo Tratto da Il Giornale del 5 febbraio 2012
di Luca Mazza Tratto da Avvenire del 15 febbraio 2011
Le immagini strazianti dei cadaveri italiani esumati dalle foibe di Vines e Basovizza. Gli scatti che ritraggono le cicatrici dei soldati torturati dai partigiani di Tito nei campi al confine orientale dell’Italia.
Il nostro debito con gli esuli istriani e dalmati
di Ubaldo Casotto Tratto da Il Riformista del 13 febbraio 2011
Ho fatto in casa lo stesso test che feci quando uscì il film Katyn, allora c’erano ospiti alcuni amici e il ventaglio delle età rappresentate andava dai dieci anni di mio figlio agli oltre quaranta di una professoressa.
Una scritta contro il Giorno del ricordo, larga circa quindici metri, deturpa e imbratta da ieri il Centro documentazione della Foiba di Basovizza, sul Carso triestino, dove il 10 febbraio si era svolta la solenne manifestazione in occasione della Giornata del ricordo.
«Si chiamava don Angelo Tarticchio, era un mio parente. La polizia comunista di Tito lo prelevò dalla canonica di Villa di Rovigno, nell’Istria, il 16 settembre del 1943.
Tarticchio: il nostro 25 aprile? L’inizio delle stragi • «Quale memoria pretendere da un'Europa che nega le proprie radici cristiane e toglie i crocifissi?»
di Lucia Bellaspiga Tratto da Avvenire del 10 febbraio 2011
Negli Usa si farà un film sulle stragi compiute dai titini. Sceneggiatura affidata a un italiano. L'opera scritta da John Kaylin, (alias Mirko Zeppellini) sarà girata a Trieste
di Fausto Biloslavo Tratto da Il Giornale del 10 febbraio 2011
Dagli archivi dell’allora prefetto Mario Micali emergono tutti i dati sulla tragedia degli italiani costretti all’esodo fra il 1946 e il 1947
di Di Francesco Dal Mas
Personaggi che si sono macchiati di atrocità sono ancora oggi insigniti dei più alti riconoscimenti del nostro Paese A denunciare lo scandalo gli esuli istriani invitati dalla Presidenza per commemorare le foibe il 10 febbraio
di Fausto Biloslavo Tratto da Il Giornale del 6 febbraio 2011
Il titolo di questo volume, che si inserisce a buon diritto e con parecchi motivi di fascino e commozione nell'ormai copiosa letteratura sul grande Esodo istriano, giuliano e dalmata, sembra apparentemente frivolo, se non addirittura deviante.
Il nuovo romanzo di Stefano Zecchi rievoca le dolorose vicende umane di un padre e di un figlio che resistono alla ferocia dei comunisti slavi
di Giuseppe Conte Tratto da Il Giornale del 14 settembre 2010
di Matteo Sacchi Tratto da Il Giornale del 13 maggio 2010
Foiba. Una parola che fa paura e scatena reazioni forti, viscerali. C’è chi vuole rimuovere il ricordo dell’atrocità, chi vuole che la giustizia sia ristabilita, chi vede la questione essenzialmente nei termini dell’odio etnico, chi riflette soprattutto sui connotati politici dello sterminio degli italiani in Istria.
Gli Approfondimenti di Alessandro Pagano e Domenico Bonvegna
Per il sesto anno con la Giornata del Ricordo sono state ricordate le vittime delle foibe. Qualcuno però ha fatto notare che ancora questa è una giornata svalutata. Evidentemente ci sono morti di serie A e morti di serie B.
Dietro la formalità dell'omaggio, le vittime delle foibe restano di serie B. La memoria si preserva con le cerimonie. Deve intervenire la scuola: vanno rivisti i libri di testo
di di Giordano Bruno Guerri Tratto da Il Giornale dell'11 febbraio 2010
Foiba: dal latino fovea, fin da quando nel 1770 il naturalista Alberto Fortis lo propose in un suo studio, è un termine usato in geologia per indicare un tipo di voragini tipico del Carso e dell'Istria.
Rossi Kobau fu prigioniero a Borovnica per due anni. E racconta: "Tutti sapevano delle foibe, nessuno parlava". Ottantanove militari sono scomparsi in un buco del terreno distrutto con l'esplosivo
di Matteo SacchiTratto da Il Giornale del 10 febbraio 2010
di Maria Paola Gianni Tratto da Il Giornale del 10 febbraio 2010
«Gli slavi torturarono a morte mio padre. Non contenti, lo decapitarono per estrargli due denti d’oro. E poi, per sfregio, con la sua testa ci giocarono a palla, sui binari del treno. La sua “colpa”? Era italiano». A parlare è Nidia Cernecca, esule istriana, vedova e madre di tre figli.
Il Giorno del Ricordo è uno dei frutti della caduta del comunismo. Finché ci sono stati Urss e Pci le vicende legate alla strage di Porzus, alle foibe e all’esodo sono state tenute lontano dalla memoria nazionale e dai manuali scolastici.
Nel Giorno del Ricordo l'appello del capo dello Stato: "Siamo qui per rinnovare anche quest’anno l’impegno comune di solidarietà e di ricordo". Fini: "Ingiusti tentativi di rimozione". Gli ex An denunciano: "Troppi silenzi"
Lo storico sloveno Pirjevec fa riesplodere le polemiche sull’eccidio di migliaia di italiani da parte di Tito. In Friuli Venezia Giulia il centrodestra chiede una commissione d’inchiesta: "Quel saggio è negazionista". L’autore ripesca le tesi giustificazioniste dei comunisti e riduce il numero delle vittime
di Ugo Finetti Tratto da Il Giornale dell'1 febbraio 2010
Pubblicata per la prima volta in Italia la lettera dell’episcopato jugoslavo, che subito dopo la guerra denunciava la «strage dei preti» compiuta dal regime comunista e rivendicava libertà di educazione e di stampa per i cattolici: «Neppure le croci sulle tombe sono state risparmiate, ma noi non cederemo»
di Francesco Dal Mas Tratto da Avvenire del 24 novembre 2009
Egregio Direttore,
leggo sul Giornale di venerdì 5 giugno, un articolo di Gianni Pennacchi sul convegno «Resistenza e Comunità europea» organizzato dalla Regione Lazio e dal governatore Piero Marrazzo, in cui tra gli invitati c’era «Zarko Besenghi comandante partigiano dell’esercito di liberazione iugoslavo». In realtà la storia di questo personaggio è un’altra.
di Francesco Natale Tratto dal sito Ragionpolitica.it il 19 febbraio 2009
Nonostante tutta la bella retorica che ci siamo sorbiti in questi anni sul superamento della censura tout-court dell'eccidio istriano dopo la salita al potere di Tito (al quale sono tuttoggi dedicate alcune vie nazionali... no comment), i «gendarmi della memoria» sono ancora in piena efficienza, pronti ad intervenire non appena qualche facinoroso decide di squarciare, magari con scorrettezza politica legittima e doverosa, il velo dell'oblio.
Storia e politica di Piero Ostellino Tratto da Il Corriere della Sera del 13 febbraio 2009
Luciano Violante scrive sul Riformista di essersi sentito «imbarazzato» ascoltando la rievocazione della «tragedia» delle foibe nel corso della celebrazione della «Giornata del ricordo»: «Se fosse stato raccontato un brano di vita di Mauthausen mi sarei immedesimato nella storia di quei vinti che poi hanno vinto. Mi sono reso conto, per la prima volta, che la mia storia politica era stata dalla parte degli aggressori, di chi legava il fil di ferro ai polsi delle vittime, prima di precipitarle, non dalla parte di chi aveva i polsi legati».
di Stefano Doroni Tratto dal sito Ragionpolitica.it il 9 febbraio 2009
In questi giorni circola in tv uno spot che avverte che il 10 febbraio è il «Giorno del Ricordo»: un momento dedicato alla tragedia degli italiani esuli di Istria e Dalmazia e dell'eccidio delle foibe. I fatti sono chiari, il problema è il silenzio che li ha vergognosamente coperti per decenni. Un muro di silenzio eretto dalla politica e dall'ideologia.
di Fausto Carioti Tratto da Libero del 11 febbraio 2009 Tramite A Conservative Mind, il blog di Fausto Carioti
Nel discorso con cui ieri Giorgio Napolitano ha commentato il significato della Giornata del Ricordo manca una parola. Tutt’altro che secondaria. Tra poco vedremo qual è. Prima bisogna capire cosa si commemorava.
Giornata del Ricordo di Giovanni Marizza Tratto da L'Occidentale il 10 febbraio 2009
Nel 2005 moriva Aldo Bricco, l’ultimo superstite della strage di Porzus. E pensare che doveva morire sessant’anni prima, nel 1945. Così almeno avevano deciso i suoi assassini. Bricco mi aveva confidato questa storia all’indomani della caduta del muro di Berlino, quando lo incontrai a Pinerolo, dove abitava.
di Mario Cervi Tratto da Il Giornale del 11 febbraio 2009
Se il «giorno del ricordo» - istituito per dare degno posto, nella storia e nella memoria degli italiani, alla spaventosa tragedia delle foibe - diventa un ennesimo giorno dell’antifascismo, non vale la pena di celebrarlo.
Nel Giorno del ricordo parla lo storico Raoul Pupo: «Nuovi studi hanno determinato le cifre esatte: fuggirono anche 50mila slavi» • «Abbiamo verificato precisamente 301. 900 fughe: tra loro quasi tutti gli italofoni, sia autoctoni sia giunti negli anni Venti-Trenta» • «Peso del comunismo, difficoltà economiche e oppressione contro la religione spinsero in Italia anche migliaia di sloveni e croati»
di Francesco Dal Mas Tratto da Avvenire del 10 febbraio 2009
di Carlo Figari Tratto da L'Unione Sarda il 10 febbraio 2009
Le foibe Il 10 febbraio si celebra la Giornata del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe. Tra l’ottobre del 1943 e il maggio del 1945 almeno cinquemila italiani (ma forse molti di più) furono uccisi dai partigiani comunisti di Tito. Catturati nei luoghi di lavoro e nelle abitazioni, vennero imprigionati e poi gettati ancor vivi nelle cavità carsiche, chiamate foibe.