Cari Amici che da anni mi seguite con affetto e commovente condivisione, sto seriamente pensando di mollare tutto per due considerazioni più avanti esposte.
Il sito Wikipedia batte tutti nelle 'panzane' su Cefalonia
di Massimo Filippini.
Da molto tempo tenevamo sotto osservazione il sito wikipedia.org, quello, per intenderci, del sapere 'fai da te' dove il primo che si sveglia la mattina -non importa se munito di licenza elementare o di due lauree- è autorizzato a scrivere su qualunque argomento dello scibile umano e perfino ad apportare correzioni a quel che trova scritto.
Uno storico tedesco «non revisionista» conferma: sull'isola i nazisti uccisero 2500 italiani, non diecimila
di Roberto Beretta
Tratto da del 10 gennaio 2008
E tre. È vero che la fonte è tedesca, e dunque «interessata» ad abbassare il conto delle vittime di Cefalonia; ma ormai la concordanza dei numeri, tra fonti tanto diverse e indipendenti, comincia ad avere un peso significativo.
Egregio dott. Filippini
mi chiamo Pavignani Orazio e sono figlio di un reduce di Cefalonia. La recente lettura del libro "Italiani dovete morire" di Alfio Caruso ha acceso in me un grande interesse per gli episodi avvenuti dopo l'8 settembre 1943 nell'isola greca.
A seguito delle recentissime ricerche da me compiute oltre che in Italia anche in Germania e in Grecia ho potuto quantificare in 11. 523 (undicimilacinquecentoventitre) le Vittime del MASSACRO DI CEFALONIA su 11.525 (undicimilacinquecentoventicinque) componenti la div. Acqui.
L'iscrizione nel Registro degli indagati dalla Procura Militare di Roma di 7 ex ufficiali tedeschi ha scatenato i 'media' in una serie di considerazioni denotanti l'assoluta mancanza di conoscenza 'storica' dei fatti come risulta dalla gran massa di articoli e dichiarazioni contenenti i soliti luoghi comuni e le solite frasi, idonei forse a far effetto sui lettori disinformati, ma non su chi la vicenda la conosce a menadito come lo scrivente.
Sull'aspetto giuridico della vicenda di Cefalonia si sono sparse, ultimamente, una serie di inesattezze -molte delle quali artatamente costruite- per additare a quella parte dell'opinione pubblica che, sempre più disorientata, segue la questione, un'inerzia a tratti 'dolosa' della Procura Militare di Roma nel perseguire i pochi militari tedeschi ancora in vita indicati come 'responsabili' di una strage -quella di Cefalonia- quantificata in un numero variabile' dai 5 ai 9000 militari italiani.
Un numero di vittime ancora più alto. Eccidi consumati lungo tutta l'isola. I risultati dell'inchiesta tedesca. Finita però con l'archiviazione.
di Paolo Paoletti
Le commemorazioni del 64° anniversario della strage di Cefalonia coincidono con la notizia dell'archiviazione del procuratore di Dortmund Maaß. Chiudendo le indagini tedesche condotte tra il 1964 e il 1968 e tra il 2001 e il 2007, che avevano coinvolto circa 2.400 persone in Germania, 860 in Austria e 86 in Italia, si mette la parola fine sul caso Cefalonia.
Si è appreso da indiscrezioni di stampa che a marzo scorso il dr. Ullrich Maas ha archiviato l' istruttoria da lui iniziata nel 2001 sulla vicenda di Cefalonia nella quale lo scrivente si era costituito Parte Civile ad agosto 2003 per l'assassinio del proprio Padre magg. Federico Filippini.
Ma i documenti esistenti presso l'Ufficio Storico lo fanno per loro
di Massimo Filippini
Molta acqua è passata sotto i ponti da quando, nel lontano settembre 1943, a Cefalonia persero la vita -per mano tedesca- circa 1.300 soldati della Div. 'Acqui' caduti e/o fucilati durante i combattimenti del 15-22 settembre e meno di 400 - in gran parte Ufficiali- Fucilati per rappresaglia dopo la resa del 22.
Relazione tenuta dall'Avv. Massimo Filippini al convegno "Protagonisti Militari della Resistenza e della Liberazione" (Roma - Caserma "Sante Laria" - 22-23 maggio 2007)
Incentrerò il mio intervento su due punti che sull'argomento "Cefalonia"sono di stretta attualità, e cioè i dati numerici dell'"eccidio" e le responsabilità del Comandante della Acqui gen. Gandin.
La rivisitazione - alla luce di recenti approfondimenti - di una pagina tragica della nostra storia
Relazione tenuta da Massimo Filippini al convegno "Settembre 1943 - La tragedia della divisione Acqui a Cefalonia" (Rimini - Museo dell'Aviazione - 21 aprile 2007)
La vicenda di Cefalonia è stata ed è ancora oggi oggetto di accese dispute sfociate ultimamente in un'aspra polemica tra chi vede in essa l'inizio della resistenza partigiana - a tutti indistintamente i militari colà presenti è stata conferita l'attestazione ufficiale di "partigiano" - e chi, in considerazione della sua peculiarità, la considera come un episodio della resistenza militare e neanche il primo che fu invece lo scontro di Porta San Paolo a Roma, costellato per giunta da zone d'ombra e reticenti silenzi che hanno portato taluni studiosi a definirlo - nella scia dell'autorevole scrittore e storico Sergio Romano- "una pagina nera della storia militare italiana".
La RAI, non paga di aver a suo tempo inondato di falsità le case degli italiani -che pagano il canone- con la fiction "CEFALONIA", la riproporrà nei giorni 24 e 25 Aprile 2007.
I telespettatori avranno così modo di rileggere il seguente FALSO STORICO campeggiante nei titoli di coda:
"I SOPRAVVISSUTI FURONO 1.286. MANCAVANO ALL'APPELLO 9250 SOLDATI E 390 UFFICIALI".
Cefalonia, contestata la «verità» degli storici
La polemica • Un libro e un convegno riaprono la disputa sul generale Gandin, difeso da Giorgio Rochat
di Antonio Carioti
Sessant’anni dopo il sacrificio della divisione Acqui continuano le polemiche sul numero dei nostri soldati morti e sul comportamento del generale Gandin
di Alfio Caruso
Tratto da del 2 marzo 2007
Dopo sessant’anni i morti di Cefalonia non trovano pace. La pagina più nobile dell’esercito italiano durante la Seconda guerra mondiale, l’inizio della resistenza al tedesco continuano a risultare scomodi.
Uno dei Relatori è lo 'scanagliatore' ufficiale del gen. Gandin
di Massimo Filippini
Il 2 e 3 marzo prossimi si svolgerà a Parma un convegno dedicato - come si legge nel relativo logo- allo "sterminio della Divisione Acqui una pagina di Storia da raccontare": l'uso del termine 'sterminio', la qualità di alcuni partecipanti e la vergognosa esclusione dello scrivente ci induce a ritenere che in esso saranno ignorati o al massimo accennati, ma solo per denigrare il sottoscritto, i risultati della mia ultima ricerca sul dato numerico dei Caduti che, attraverso la consultazione di inediti documenti rinvenuti negli Archivi Militari (v. All. 1), mi ha permesso di stabilire con la massima approssimazione possibile che configurare come "sterminio"(di 9 o 10.000 militari) un' infame rappresaglia compiuta principalmente contro meno di 400 sventurati in gran parte Ufficiali e non "anche"contro la truppa, costituisce ormai un colossale falso storico come ho ampiamente documentato nel mio terzo libro "I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO".
Dal 'Fondo' Apollonio la verità sui sedicenti "banditi Acqui"
di Massimo Filippini
Una brutta notizia per gli strenui esaltatori -ancora in circolazione- del capitano Apollonio in vesti di Eroe di Cefalonia, sul cui operato di certo spenderanno parole di elogio alcuni di loro invitati al Convegno del 2 e 3 marzo prossimi indetto a Parma sullo 'Sterminio della divisione Acqui"che non ci fu affatto nelle dimensioni ciclopiche di 9 o 10000 morti al pari del preteso eroismo di cui si vorrebbe -contro l'evidenza- accreditare la figura di Apollonio.
Dalla Relazione del t. col. L. Picozzi del 1948:
"Subito dopo la resa, l'Apollonio sparì. Non fu tra gli ufficiali arrestati. Venne visto vestito da soldato, guidare autocarri per i tedeschi, mentre quasi tutti i suoi artiglieri erano caduti. Si constata poi il fatto che il Comando tedesco si servì di tale ufficiale in varie circostanze; 10-15 giorni dopo la resa avvenuta il 22.9.1943 a Keramies, l'Apollonio ricomparve insieme ai tedeschi. (…)
"Processato dai tedeschi -in un secondo tempo- per l'uccisione dell'ufficiale del genio, sarebbe stato prontamente assolto in seguito ad alcune testimonianze a lui favorevoli; è certo che dopo pochi giorni egli sedeva alla mensa degli ufficiali tedeschi, in perfetta armonia".
I responsabili 'italiani' prosciolti direttamente in Istruttoria
di Massimo Filippini
Quando si parla del processo ai responsabili "italiani" di Cefalonia si è soliti dire -anche da parte di 'illustri' storici- che i vari Apollonio, Pampaloni e co. furono assolti 'con formula ampia'. NON E' ASSOLUTAMENTE VERO: costoro furono soltanto 'prosciolti' in Istruttoria senza che, sulla base delle inconfutabili prove di colpevolezza emerse a loro carico dagli Atti della stessa -contenenti tra l'altro i verbali dei loro interrogatori e delle dichiarazioni dei testimoni- si fosse tenuto, come sarebbe stato doveroso ed onesto, un pubblico dibattimento.
La storia 'taroccata' di Cefalonia
di Massimo Filippini
Non è più un mistero che a Cefalonia, nei giorni dall'8 al 15 settembre '43, si verificarono incredibili atti di sedizione configuranti non solo illeciti disciplinari ma soprattutto gravissimi reati previsti e puniti dal codice penale militare, compiuti da alcuni ufficiali subalterni - tenenti o capitani - i quali aizzarono i soldati dipendenti, quasi tutti dell'artiglieria, contro il Comando di Divisione accusato di essere, in qualche modo, complice dei tedeschi per il solo fatto di trattare la cessione delle armi con essi, come ordinato il 9 settembre dal gen. Carlo Vecchiarelli -Comandante l'XI^ Armata italiana in Grecia- a tutte le divisioni dipendenti compresa ovviamente la 'Acqui'.
Uno degli aspetti più appariscenti della vicenda di Cefalonia è la facilità con cui vengono additati come ‘traditori’ ora questo ora quello dei protagonisti: maestro in quest’arte si è rivelato l’insegnante toscano di tedesco Paolo Paoletti che una compiacente critica mostra sovente alla stregua di ‘primus inter pares’ tra i “ricercatori storici” per la sua asserita attività non solo presso gli “archivi militari italiani”
Domani ricorre la data del 4 novembre, Festa delle FFAA, che però da molti -come i Familiari dei Morti di Cefalonia- non può essere sentita come tale: ne spieghiamo il perché riportando un articolo di oltre due anni fa rievocante i fatti attraverso un'intervista allo scrivente alla cui luce, peraltro, riteniamo che ci sia ben poco da festeggiare anche per le FFAA.
Nell'articolo sotto riportato Roberto Beretta ha efficacemente sintetizzato ed illustrato la 'querelle' intercorsa tra il sottoscritto ed il giovane (beato lui !) Sindaco di Acqui Danilo Rapetti il quale, posto di fronte al dilemma di modificare o lasciare inalterata l'intitolazione del Premio Acqui Storia "a 9000 soldati uccisi dai tedeschi" ha scelto di eliminare il riferimento ai '9000 caduti' lasciando però inalterato il resto affermando -come riferisce l'articolista- che "il Premio non è il Tribunale della storia e pertanto non intendo modificare il bando".
I lettori perdoneranno l'insistenza ma Cefalonia è ormai divenuta un campo di battaglia dove - metaforicamente parlando - si scontrano le potenti armate dei sostenitori di FALSI DOGMI sull'argomento, il principale dei quali - quello dei 9000 Caduti - ad Acqui lo si è posto alla base del Premio storico-letterario conferito da 39 anni e l'anno prossimo, a Parma, sarà oggetto di un convegno - di studiosi !!! - dedicato allo "sterminio della divisione Acqui - una storia da raccontare" in cui, avendomi chiuso la porta in faccia, come era prevedibile, verrà certo riesumato lo stantio campionario di insulsaggini e bugie vecchie e nuove come la presenza annunciata dell'insegnante di tedesco Paolo Paoletti con il suo bagaglio di accuse farneticanti al generale Gandin, lascia prevedere.
Ormai la vicenda di Cefalonia, da ingarbugliata che era sta diventando un vero e proprio guazzabuglio come dimostra un fatto di non poca importanza i cui protagonisti sono il sottoscritto ed il sindaco della città di Acqui, da cui prese nome l'ormai celeberrima divisione protagonista dei fatti o, meglio, dei misfatti di Cefalonia in ricordo dei quali dal 1968 la cittadina piemontese conferisce ogni anno un Premio denominato 'Acqui Storia' all'opere più valida scelta da un'apposita Giuria nel campo storico e in quello letterario.
Mi ero ripromesso di non trattare per un po' l'argomento 'Cefalonia' quando, come un fulmine a ciel sereno è scoppiata la 'bomba' dell'archiviazione in Germania del procedimento penale contro un s. tenente di 86 anni che partecipò alle fucilazioni di Cefalonia dirette -dopo la resa del 22- ESCLUSIVAMENTE contro gli Ufficiali (ed è proprio di esse che parlò il giudice americano Telford Taylor al processo di Norimberga contro il comandante tedesco gen. Lanz) in quanto fucilazioni di MASSA contro soldati avvennero ma limitate e durante i combattimenti nel corso dei quali non è escluso che possano avvenire tali atrocità come del resto fecero gli Alleati in Sicilia i quali, per ordine del generale Patton, fucilarono appena catturati alcuni militari italiani.
La contestata ’archiviazione’ di un procedimento penale contro un ex ufficiale tedesco
di Massimo Filippini
A Cefalonia nel settembre 1943 dopo scontri durati dal 15 al 22 nel corso dei quali circa 1.300 soldati italiani caddero uccisi in combattimento o vennero direttamente fucilati sul campo, malgrado avessero alzato le mani in segno di resa, dopo quest’ultima si ebbe quello che –con dati numerici assolutamente falsi- è stato tramandato come ‘l’eccidio di Cefalonia’ durante il quale il Comando tedesco –ricevuto l’ordine da Berlino di non fare prigionieri – fece in realtà sottoporre a spietata esecuzione nella località detta “Casetta Rossa” circa 140 Ufficiali come responsabili del comportamento ‘proditorio’ della truppa da loro dipendente ma, non anche la stessa come -mentendo consapevolmente- si continua a sostenere ancora oggi malgrado le schiaccianti prove da noi addotte nel nostro ultimo libro.
La figlia di un ufficiale ucciso: «La motivazione oltraggia la memoria di mio padre»
di Mario Cervi
Tratto da del 22 settembre 2006
Secondo un magistrato tedesco i soldati italiani messi a morte a Cefalonia erano dei «traditori», da porre sullo stesso piano di «eventuali truppe tedesche che avessero disertato». Con questa incredibile e inaccettabile motivazione la Procura di Monaco di Baviera ha prosciolto l’ex sottotenente Otmar Muhlhauser, oggi ottantaseienne che (cito dall’agenzia Adnkronos) «ha confessato di aver personalmente ordinato la fucilazione di centinaia di militari italiani, tra cui il comandante della divisione Acqui, Antonio Gandin».
Qualcuno ha già applicato l’aggettivo «revisionista» all’incredibile sentenza della procura di Monaco di Baviera che trasforma in «traditori» le migliaia di soldati italiani trucidati dai tedeschi a Cefalonia. Quei soldati comandati dal generale Antonio Gandin l’8 settembre 1943 ricevettero da Roma l’ordine di difendersi «da ogni eventuale aggressione di qualsiasi provenienza», e - sia pure dopo molte incertezze - lo fecero compiendo il loro dovere di soldati.