L’intolleranza mediatica contro l’editoriale di Lucetta Scaraffia, I segni della morte, sull’“Osservatore Romano” del 3 settembre 2008, suggerisce alcune considerazioni sul tema delicato e cruciale della morte cerebrale. Tutti possono consentire sulla definizione, in negativo, della morte come “fine della vita”.
di Roberto de Mattei Tratto da Radici Cristiane - n.38 - ottobre 2008
La storiografa Lucetta Scaraffia aveva vergato un testo pacato e pensoso. Perché l’hanno messa in mezzo, quasi sempre senza neppure leggere i suoi ragionamenti? Forse qualcuno vuole “donatori d’organi” poco problematici
di Giuseppe Romano Tratto da il Domenicale del 13 settembre 2008
Che strano dibattito s’è intrecciato nei giorni scorsi sulla morte cerebrale. Sembrava di assistere al gioco dei quattro cantoni.
di Luisella Battaglia Tratto da L'Occidentale il 9 settembre 2008
La morte cerebrale è vera morte? A 40 anni dal famoso rapporto di Harvard che nel 1968 ha cambiato la definizione di morte, basata non più sull’arresto cardiocircolatorio ma sull’encefalogramma piatto, aprendo così la strada al trapianto di organi, la storica Lucetta Scarraffia solleva la questione, richiamandosi al saggio del filosofo Paolo Becchi Morte cerebrale e trapianto di organi, ed. Morcelliana, che ha rappresentato un punto di svolta nel dibattito in merito.
Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 8 settembre 2008
Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l'intervento della dottoressa Chiara Mantovani, Presidente dell'Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) di Ferrara e Presidente di Scienza & Vita di Ferrara.
di Ida Magli Tratto da Il Giornale del 8 settembre 2008
Nella questione dei trapianti i punti controversi sono talmente gravi e numerosi che non si finirebbe più di parlarne anche se la discussione fosse ammessa; in realtà, invece, esiste un ordine segreto ma inderogabile che vieta qualsiasi informazione sull’argomento, salvo qualche compiaciuta notizia che viene data su casi straordinari tesi a meravigliare l’opinione pubblica e a incitarla a mettere a disposizione senza remore tutti i corpi, quello proprio e quello dei familiari.
Il giornale del papa ha messo in dubbio che per accertare la morte di una persona basti l'arresto del cervello. E con ciò ha riaperto la discussione sui prelievi d'organi da "cadaveri caldi" a cuore battente. Ancor più critici gli studiosi della Pontificia Accademia delle Scienze. E Ratzinger, quand'era cardinale...
di Sandro Magister Tratto dal sito www.chiesa il 5 settembre 2008
Con un vistoso articolo in prima pagina, "L'Osservatore Romano" di due giorni fa ha riaperto la discussione sui criteri con cui stabilire la morte di una persona umana.
Il filosofo Giovanni Reale: «È un errore diffuso e contagia anche molti credenti. Ma la fede non può essere rinchiusa in categorie limitate, inscatolata come le sardine» Tratto da Il Giornale del 5 settembre 2008
«L’errore è trasformare la sacralità della vita nella sacralità della tecnica». È quello che il filosofo Giovanni Reale chiama «scientismo»: «Un errore diffuso, che contagia molti. Credenti e non». E che porta a confondere le categorie.
di Antonio Gaspari Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 4 settembre 2008
Pur manifestando stima e amicizia nei confronti di Lucetta Scaraffia, l’eurodeputato Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita (MpV), non condivide quanto scritto su “L’Osservatore Romano” dalla docente di Storia sulla messa in discussione della definizione di morte cerebrale.
di Eleonora Barbieri Tratto da Il Giornale del 4 settembre 2008
La voce è flebile. Ma non perché sia abbacchiata: «Ho la bronchite» spiega Lucetta Scaraffia. Storica, membro del Comitato nazionale di bioetica, la donna che ha riaperto il dibattito sui trapianti con il suo commento sull’Osservatore romano non si scompone di fronte alle critiche. «Ho solo segnalato un tema discusso da medici e scienziati».
Si riaccende il dibattito sulla morte cerebrale come fine della vita
di Mirko Testa Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 3 settembre 2008
In merito al dibattito recentemente riapertosi sulla morte cerebrale, la Santa Sede ha fatto sapere di non aver modificato la propria posizione a favore del trapianto degli organi.
A quarant'anni dal rapporto di Harvard
di Lucetta Scaraffia Tratto da L'Osservatore Romano del 3 settembre 2008
Quarant'anni fa, verso la fine dell'estate del 1968, il cosiddetto rapporto di Harvard cambiava la definizione di morte basandosi non più sull'arresto cardiocircolatorio, ma sull'encefalogramma piatto: da allora l'organo indicatore della morte non è più soltanto il cuore, ma il cervello.
Il 5 agosto 1968 la prestigiosa rivista «Journal of the American Medical Association» pubblica il documento della Harvard Medical School che riconosce il criterio della morte cerebrale. Coma, perdita irreversibile di qualsiasi funzionalità cerebrale, impossibilità di una respirazione autonoma: sono questi i criteri che 40 anni fa spostarono il concetto di morte dal cuore al cervello.
L'Osservatore Romano: nuovi studi mettono in dubbio le certezze sulla fine della vita e potrebbero cambiare le leggi sugli espianti di organi
di Andrea Tornielli Tratto da Il Giornale del 3 settembre 2008
Quarant’anni dopo il «rapporto di Harvard», che cambiò la definizione di morte basandosi non più sull’arresto cardiocircolatorio ma sull’elettroencefalogramma piatto, L’Osservatore Romano riapre il dibattito.