Ogni 3° venerdì del mese ci sarà on-line un nuovo capitolo
Nel suo nome
Circa tre mesi dopo l’assassinio, nel nome di Giuseppe Fanin ebbe vita in Persiceto l’organizzazione sindacale dei liberi lavoratori. I primi a presentarsi come tali al lavoro furono sette sparuti braccianti agricoli.
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documentazione
La stampa e propaganda di sinistra, in occasione del delitto Fanin, ha dato ancor un volta dimostrazione di malafede e di settarietà.
Per convincersi di ciò basta scorrere la qui allegata documentazione che presentiamo senza alcuna parola di commento, ritenendola di per sè, più che eloquente.
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Lo sapevano tutti: mancavano, solo i nomi
Quando la mattina del 5 novembre si seppe dell’assassinio, tutti a Persiceto ebbero un fremito istintivo d'orrore: si concepiva che nella lotta politica e sindacale qualcuno potesse cadere, ma nessuno pensava a Fanin.
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In Dio e nel Paradiso io ci credo
Il luglio '48 fu molto «caldo» a Persiceto. La sera del 14, giorno dell’attentato a Togliatti, una folla enorme convocata evidentemene mediante i fili di un'organizzazione perfetta si addensò urlante e minacciosa nella piazza davanti al palazzo del Comune.
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Ci sta un fatto!
La laurea in agraria aveva dischiusa alla sua vivace intelligenza possibilità di buone affermazioni professionali, a cui forse inclinava la sua naturale tendenza che faceva di lui, nato da un contadino e vissuto fra numerosi fratelli usi a lavorare tutto il giorno nei campi, un'anima aperta alle suggestioni della cultura e della tecnica. Ma attorno a lui il dramma sociale dei braccianti e dei contadini anelanti ad un deciso miglioramento delle loro condizioni di vita, si era fatto di giorno in giorno più acuto e vibrante, man mano che l’azione dei comunisti era andata creando ed estendendo i «collettivi bracciantili», ed affermava con metodi fatti di intimidazione e di violenze la sua pressione sugli spiriti liberi e riluttanti.
di Marco Invemizzl Tratto da Il Timone - maggio 2009
Si tratta di un volume curato dall'associazione culturale il Mascellaro (www.mascellaro.info) che riproduce l'edizione del 1949 della biografia di Giuseppe Fanin, il ventiquattrenne militante cattolico assassinato da quattro partigiani comunisti il 4 novembre 1948 a San Giovanni in Persiceto (Bo).
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Questa Fuci di provincia
Proveniva dai campi e l’amore più vivo per la terra l’aveva spinto ad entrare nell’Istituto Agrario di Imola. Chi lo conobbe in quegli anni (sono tanti e tanti amici di scuola) ricorda ancora questo ragazzo franco e ardito, che sapeva nei crocchi innanzi all’Istituto, nelle ore libere, sostenere discussioni su questioni religiose, in cui egli manifestava sincero e spontaneo le sue convinzioni. E lo ascoltavano tutti con interesse, perchè Giuseppe viveva, in mezzo alla leggerezza e (perchè no?) alla corruzione di quell’ambiente, i suoi principi di fede e di morale.
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Il mio amore è puro
«... So la grandezza dell’amore di cui ti ho fatto dono. In questi giorni ho compreso che cosa significhi amare con amore cristiano, amare nella creatura la bellezza della sua anima e così amare Dio.
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In questa casa regna la grazia di Dio
La casa ove è nato e vissuto Giuseppe Fanin, in località Tassinara, è un edificio tipico della bassa bolognese: solido e quadrato, domina intorno i campi fertili e vasti. Accanto la stalla, il grande cortile popolato di animali, il piccolo giardino e il frutteto.
Il compagno di classe allo Scarabelli: «Aiutava chi non capiva. Non meritava quella fine...»
di Lisa Laff Tratto da il Nuovo Diario-Messaggero il 26 febbraio 2009
Nella zona industriale di Imola, tra via Vighi e via Ortignola, c’è via Fanin.
La strada è piuttosto nota agli imolesi, perchè vi si stanno costruendo case, servizi e addirittura una piscina, ma quanti conoscono il ragazzo al quale la via è intitolata?
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Croce nella tempesta
Nel pomeriggio del 6 novembre la salma di Fanin fu portata nella Chiesa che sorge accanto all’Ospedale: una piccola chiesa vegliata da un Crocefisso miracoloso dominante dall’altare, rivestito di marmo scolpito coi nomi dei Caduti per la Patria. La bara fu posta al centro della Chiesa in un'aureola di fiori. Allora cominciò a sfilare un corteo interminabile di uomini, donne, di piccoli e grandi...
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Presentazione
La seconda edizione del volume dedicato a Giuseppe Fanin vede la luce nel primo anniversario di quel 4 novembre in cui il cumulo di sassi sulla Via Biancolina, verso la «Tassinara» di S. Giovanni in Persiceto, accoglieva il corpo trafitto e massacrato di un nuovo martire cristiano, del martire de' tempi nuovi, sindacalista ed apostolo di una idea integrale dì redenzione del popolo.
La presentazione di volume «Giuseppe Fanin. Fedele a Cristo» - avvenuta martedì 9 dicembre alle 17.30 nella Sala Assemblee della Fondazione Carisbo - ha visto gli interventi del senatore Giovanni Bersani, del professor Giorgio Stupazzoni e dell’onorevole Virginiangelo Marabini che ha fatto anche gli onori di casa.
In occasione del 60° anniversario del sacrificio del Servo di Dio Giuseppe Fanin, l'associazione culturale «il Mascellaro» ha curato l'edizione del volume «Giuseppe Fanin - Fedele a Cristo», che ripropone al pubblico nella versione originale l'opera «Giuseppe Fanin» (Editrice Abes) del 1949.
Incontro • Martedì alla Fondazione Carisbo viene presentato il volume sul sindacalista Tratto da Il Resto del Carlino del 7 dicembre 2008
Quella tensione morale che portò, sessant'anni fa, un giovane di appena 24 anni al martirio in nome di ideali cristiani e di una militanza sindacale senza dubbi né cedimenti, è oggi quasi impensabile se non impossibile.
Convegno “Santità e apostolato sociale in Giuseppe Fanin”,
San Giovanni in Persiceto, 1 novembre 2008.
Ecco l'intervento del senatore Giovanni Bersani.
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È bello e giusto ritrovarci qui - 60 anni dopo - a rinnovare la memoria e onorare la testimonianza di Giuseppe Fanin, martire cristiano del lavoro e della libertà.
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Perché questo volume?
Sono ormai passati sessant’anni dall’assassinio di Giuseppe Fanin, cinque dalla chiusura del processo diocesano per la sua canonizzazione, tre dalla pubblicazione dell’ultimo volume sulla sua vicenda, a firma di don Filippo Gasparrini, che così bene ne conosce la persona avendone curato la citata causa diocesana.
Fanin è una delle pietre con cui il Signore ha costruito l’edificio delle comunità cristiane nella nostra Regione. Con lui penso ai tanti nostri sacerdoti uccisi da un odio insensato e cieco. Vittime di un disegno insano che pensava di edificare una società di uguali mediante l’uccisione di innocenti
Carlo Caffarra
di Giovanni Mulazzani Tratto da Avvenire - Bologna 7 di domenica 2 novembre 2008