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*Il Sindaco di Acqui contraddice sé stesso e ribadisce in 9.000 il numero dei Caduti

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampadi Massimo Filippini

Ormai la vicenda di Cefalonia, da ingarbugliata che era sta diventando un vero e proprio guazzabuglio come dimostra un fatto di non poca importanza i cui protagonisti sono il sottoscritto ed il sindaco della città di Acqui, da cui prese nome l'ormai celeberrima divisione protagonista dei fatti o, meglio, dei misfatti di Cefalonia in ricordo dei quali dal 1968 la cittadina piemontese conferisce ogni anno un Premio denominato 'Acqui Storia' all'opere più valida scelta da un'apposita Giuria nel campo storico e in quello letterario.

Se l'importanza del Premio è fuori discussione sotto il profilo culturale, altrettanto non può dirsi oggi -alla luce del ridimensionamento a circa 1300 militari italiani caduti in combattimento e 350 fucilati dopo la resa- per la motivazione che da sempre ne è alla base in cui è scritto che il Premio è "Nato nel 1968 in ricordo dei 9.000 caduti della Divisione Acqui a Cefalonia nel 1943" .

Fino all'anno scorso, non essendo ancora noti i nuovi dati numerici, il premio organizzato dal Comune acquense era andato tranquillamente avanti con l'intitolazione ai novemila Caduti di Cefalonia divenuta ormai una sorta di dogma sulla cui rispondenza alla realtà non risulta che qualcuno dei partecipanti e tanto meno gli storici di professione abbia mai avanzato dubbi o riserve. I morti di Cefalonia erano e dovevano restare 9000 come i 1000 di Garibaldi o i 600 di Balaklava: non uno di più, non uno di meno e così è stato.

Quest'anno però la motivazione del Premio è stata contestata dallo scrivente a seguito dei risultati delle ricerche -esplicitati nel libro I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO- dai quali risulta ampiamente provato che a Cefalonia - dopo la resa della divisione il 22 settembre '43 - non vi fu affatto lo 'sterminio' della truppa ma soltanto un'infame rappresaglia rivolta contro gli Ufficiali considerati, per la loro qualità, oggettivamente responsabili del comportamento dei loro uomini: di conseguenza le cifre catastrofiche oscillanti dai 9 ai 10 e perfino agli 11000 morti (!) fatte per decenni -nella scia dei dati inventati di sana pianta da un Comunicato della Presidenza del Consiglio del governo Parri del 13 settembre 1945- sono uscite ridimensionate, come per buona memoria ripetiamo, in circa 1300 Caduti in battaglia e 350 Fucilati - in gran parte ufficiali- dopo la resa 'ufficiale' della divisione il 22 settembre '43.

Da ciò è facile arguire come anche i dati numerici della vicenda, al pari di quasi tutti gli altri, siano stati oggetto di un colossale imbroglio teso alla mitizzazione dell'evento allo scopo principalmente di celare -sotto una coltre inimmaginabile di "presunti morti"- i reati previsti dai Codici Penali Militari compiuti da alcuni membri della "Acqui"-in primis dai capitani Amos Pampaloni e Renzo Apollonio- che in qualunque altro paese 'normale' sarebbero stati severamente sanzionati ma che nell' Italia ' resistenziale' del dopoguerra non furono puniti come meritavano in un processo-farsa tenutosi negli anni 56-57 di cui ci sembra giusto far conoscere le imputazioni gravanti sui predetti che, ciononostante, furono brillantemente prosciolti addirittura in Istruttoria (!) da un'ineffabile Giudice Istruttore.

Le elenchiamo di seguito stralciandole dagli Atti Processuali che fummo autorizzati a visionare dal dr. G. Mazzi, GIP del Tribunale Militare di Roma nel 1994:

a) Rivolta continuata .(art.174 cod. pen. mil. pace. e 47 cod. pen. mil. guerra), perché, tra l'8 e il 15 settembre 1943, in Cefalonia, essendo in servizio armato, con azioni diverse, esecutive di un medesimo disegno criminoso, rifiutava, insieme ad altri numerosi militari comunque in numero superiore a quattro, obbedienza agli ordini del Comandante la divisione "Acqui", gen. Antonio Gandin, di astenersi da ogni atto ostile e di predisporsi alla cessione ai tedeschi delle armi pesanti.

b) Cospirazione (art. 179 cod. pen. mil. pace. e 47 cod. pen. mil. guerra), perché, tra l'8 e il 15 settembre 1943, in Cefalonia, si accordavano tra loro per indurre la truppa alla rivolta e per commettere atti di ostilità contro i tedeschi, al fine di creare il "fatto compiuto"ed impedire così al Comandante la divisione "Acqui"gen. Antonio Gandin, l'esercizio dei suoi poteri.

c) Insubordinazione con minaccia verso superiore ufficiale ( artt. 189, 190 n.1 e 2 cod. pen. mil. pace. e 47 cod. pen. mil. guerra), perché il 12 settembre 1943, in Cefalonia, minacciavano il Comandante la divisione "Acqui", gen. Antonio Gandin. Di far rifiutare la truppa all'obbedienza, al fine di influire sul superiore, onde farlo desistere dal proposito di ordinare la consegna ai tedeschi delle armi pesanti.

Chiusa l'eloquente parentesi e tornando al tema, sulla base dei nuovi dati numerici da noi accertati ritenemmo doveroso informare il Sindaco di Acqui della nuova situazione indirizzandogli alcuni messaggi di cui riportiamo gli stralci che seguono:



Nel primo messaggio inviato agli Organizzatori del Premio il 9 giugno 2006 scrivemmo:



"In merito al prossimo Premio Acqui Storia 2006 leggo che lo stesso è nato nel 1968"per ricordare e onorare il sacrificio di migliaia di soldati italianai della Divisione Acqui massacrati dai tedeschi a Cefalonia nel 1943".

Poichè è stato da poco pubblicato un mio libro "I Caduti di Cefalonia: fine di un mito" in cui ho riportato i risultati delle mie ricerche che mi danno un totale di 1647 morti -nell'isola di Cefalonia- di cui 1292 Caduti in combattimento e 355 Fucilati dopo la resa (con margini di errore -se ci sono- inferiori al centinaio) chiedo anche a Voi , sperando questa volta di ricevere risposta, da dove avete tratto le 'prove' che a Cefalonia fu "sterminata" l'intera Divisione Acqui o, quanto meno, fu massacrata in misura macroscopica .

A quanto ho accertato documentalmente e non con le chiacchiere, i veri autentici Martiri sono i secondi (355)mentre i primi (1292) sono militari Caduti in combattimento, degni di rispetto ma non qualificabili al pari degli altri come Martiri.

Sono certo che mi fornirete le 'prove' che giustificano la motivazione posta a base del Premio Acqui a differenza di tanti che, da me richiesti sul punto specifico, non mi hanno fornito uno straccio di risposta con ciò implicitamente ammettendo di essere dei mentitori, per giunta in malafede.

Distinti Saluti

avv. Massimo Filippini

Orfano del magg. Federico Filippini -comandante il Genio divisionale della Div. Acqui, fucilato il 25 settembre 1943






Del secondo inviato il 14.7.2006 riportiamo uno stralcio relativo all'affermazione che continuò a campeggiare nel Sito del Comune di Acqui secondo cui il Premio era "Nato nel 1968 in ricordo dei 9.000 caduti della Divisione Acqui a Cefalonia nel 1943", in cui scrivemmo:



"Detta frase reitera la cifra di 9000 Caduti a Cefalonia che è assolutamente falsa come ho provato nel mio libro sotto citato e, per giunta, è stata smentita anche dal prof. Giorgio Rochat in un suo recente saggio pubblicato dopo l'uscita del mio libro, in cui egli ridimensiona il numero dei morti in 3800: sempre troppi ma comunque ben lontani dalle cifre astronomiche su cui si basa il Premio Acqui Storia che -su tale punto- non appare di conseguenza veritiero ancorchè si fondi proprio sulla storia di quei fatti.

Mi auguro una qualche Vostra marcia indietro come del resto ha fatto l'illustre cattedratico torinese dimostrando con ciò il coraggio di ammettere il proprio errore nell'intervista al quotidiano "AVVENIRE" del 5 c. m.

avv. Massimo Filippini






Non avendo ricevuto risposta, il 4 settembre 2006 inviammo una nuova mail del seguente tenore:

ALL'ATTENZIONE DEI RESPONSABILI DEL PREMIO ACQUI STORIA


Nel sito del Comune di Acqui leggo che il Premio Acqui - Storia è

" Nato nel 1968 in ricordo dei 9.000 caduti della Divisione Acqui a Cefalonia nel 1943".

Poichè secondo le ricerche da me effettuate e pubblicate -con tutti i relativi documenti- nel libro "I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO" ciò non risponde assolutamente al vero vi chiedo nuovamente di eliminare tale falsa intitolazione del Premio (riservato addirittura alla Storia !!) o, se avete le 'prove' di quanto affermate, di farmele conoscere.

Sarò il primo a renderle pubbliche nel mio sito www.cefalonia.it

Vi rammento che per prove intendo quelle DOCUMENTALI e non le chiacchiere senza fondamento riportate da decenni ad opera di personaggi interessati a mantenere in vita un falso Mito su cui, magari, edificare fortune personali.

Io sono ORFANO di uno dei POCHI Martiri Fucilati dai tedeschi e, alla luce delle ricerche che conduco da una vita -i cui risultati sono sfociati, tra l'altro, in tre libri- non posso restare in silenzio di fronte alla vergogna che sui fatti di Cefalonia si continuino a far circolare versioni del tutto travisate ADDIRITTURA NEL COMPUTO DEI CADUTI E DEI MARTIRI.


Mi meraviglio inoltre che proprio ad Acqui dove si pubblica il settimanale L'ANCORA nel cui numero 30/2006 il prof. Giulio Sardi -che voi certo conoscete bene- ha 'recensito' il mio ultimo libro si continui imperterriti nella diffusione del falso numero dei 9000 Morti quando perfino il cattedratico prof. Rochat ha 'diminuito' di molto i numeri da lui in precedenza fatti, scendendo a 3800 Morti in totale ed asserendo, tra l'altro, in un'intervista rilasciata al giornalista Roberto Beretta de "L'AVVENIRE" quanto segue:

"...i 9 o 10 o 11 mila morti di cui si parla sono invenzioni tirate fuori da gente che non ha capacità storica e somma tutte le cifre possibili...".

Queste cose le ha dette uno "storico" riverito come Rochat e non un 'eretico' snobbato e considerato indegno di risposta da parte vostra, come Filippini che da una vita ricerca la verità non per guadagnarci sopra ma solo perchè il Padre in quella Cefalonia -che vi sta tanto a cuore- c'è morto ammazzato.

Distinti saluti

Massimo Filippini

Orfano del magg. Federico Filippini Comandante il Genio della Div. 'Acqui' fucilato il 25.9.1943 a Cefalonia






A quest'ultima mail, quando ormai avevamo perso le speranze, finalmente il Sindaco di Acqui rispose l' 11.9.2006 in questi termini:



"Gent.mo Dott. Filippini,sono con la presente a rispondere alla Sua mail del 4 settembre u.s. Intanto, Le rivolgo il mio ringraziamento più sincero per l'interesse che Lei, accanto a molti altri studiosi, continua a prestare per le tristi vicende di Cefalonia. L'interesse degli studiosi è e deve continuare a restare il primo motore della conservazione della memoria di quei fatti, che per molto tempo è stata misconosciuta e che, come ben sa, costituisce una parte importante della storia civile nazionale ma, anche, della Città che mi onoro di rappresentare e che porta il nome della Divisione.

Entrando nello specifico della questione da Lei sollevata, mi preme precisare che il Comune di Acqui Terme e tutti gli altri Enti organizzatori e patrocinatori del Premio Acqui Storia (Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Terme di Acqui s.p.a.), sono istituzioni amministrative che non assolvono, in proprio, alcuna funzione scientifica. In quanto tali, non è a questi deputata la valutazione scientifica di merito circa i dati storici presenti e disponibili e quelli emersi ed acclarati anche grazie alle Sue ricerche.

La dicitura presente all'interno del bando e l'intitolazione del Premio Acqui Storia costituiscono dunque il retaggio di quanto, ormai molti anni orsono, accademici di chiara fama avevano stabilito, sulla base, ovviamente, dei dati allora disponibili.

Premesso che ogni caduto a Cefalonia merita il nostro rispetto; rispetto che non può né deve mutare al variare del numero degli stessi, sarà quindi mia cura fare avere alla Giuria Scientifica la Sua missiva e chiedere contestualmente un parere qualificato circa l'eventuale correzione del numero dei caduti a Cefalonia da riportare sulla dicitura del Premio.

Con il migliore saluto,

Il Sindaco di Acqui Terme

Danilo Rapetti






E' comprensibile la soddisfazione in noi suscitata da detta risposta malgrado una sorta di strisciante attendismo insito in essa che tuttavia attribuimmo a decenni di assuefazione al dato abnorme di 9000 e più morti divenuto, un po' per tutti, noi compresi -fino alla scoperta della sua falsità- una sorta di dogma irreversibile.



Ci aspettava però -pochi giorni dopo- una sgradita sorpresa la cui constatazione è stata per noi un brusco risveglio dalle facili illusioni che ci eravamo fatte sulla serietà degli intenti del Sindaco: infatti sul numero del 1 ottobre del giornale ondine "L'Ancora"che si pubblica ad Acqui e che dedica uno spazio apposito alle vicenda dell' omonima divisione è comparso un trafiletto contenente una dichiarazione del Sindaco a proposito dell'Archiviazione in Germania, della denunzia a carico di un s. tenente tedesco accusato di aver partecipato all'esecuzione degli Ufficiali italiani.

Quel che di clamoroso è contenuto in esso è infatti -a parte le legittime valutazioni peraltro assai pasticciate e piene di 'sfondoni' giuridici in merito all'archiviazione della denunzia- la reiterazione e l'implicita condivisione dei dati numerici falsi sui quali il Sindaco stesso ci aveva assicurato -come si è visto- un suo intervento chiarificatore.

Il testo non lascia dubbi e lo riportiamo così com'è scritto ne L'Ancora del 1 ottobre 2006:



Acqui Terme.
La notizia che la procura di Monaco definisce i caduti di Cefalonia "ex alleati traditori" ha raggiunto la città di Acqui Terme, impegnata ad organizzare i momenti conclusivi della XXXIX edizione del Premio Acqui Storia, nato proprio per onorare la memoria dei novemila caduti della Divisione e il sindaco Danilo Rapetti ha ritenuto opportuno diffondere la seguente nota insieme a Marcello Venturi , autore di "Bandiera Bianca a Cefalonia": "La città di Acqui Terme ha accolto con sorpresa e indignazione la notizia proveniente da Monaco di Baviera, relativa ai caduti della Divisione Acqui che, secondo il p.m. dott. Stern, sarebbero da considerare traditori.

Il p.m. dott. Stern ha infatti assolto da ogni accusa l'ex sottotenente Otmar Muhlhauser, che fu l'ultimo tra i fucilatori degli ufficiali della Divisione Acqui a punta San Teodoro.

La sentenza sostiene infatti che i militari italiani di stanza nell'isola greca dello Ionio fossero equiparabili a "truppe tedesche" che "avessero disertato e si fossero schierate con il nemico".

Disertori e traditori dunque i nostri martiri.

La magistratura tedesca a più di sessant'anni di tempo non vuole riconoscere i delitti della Wehrmacht. Già nel 1965 furono assolti per lo stesso crimine il generale Hubert Lanz e il colonnello Hirtchfeld.

In seguito avanzammo invano una petizione popolare intesa a che il Governo federale tedesco chiedesse scusa per la strage di Cefalonia.

Non abbiamo mai avuto risposta. Oggi possiamo soltanto ribadire il nostro sdegno per la inqualificabile sentenza".



Che dire a questo punto se non che il Sindaco di Acqui abbia perso la memoria e non ricordi di averci scritto o che pur ricordandolo ci abbia ripensato ?

Sono domande che ciascuno può porsi ed a cui può rispondere tenendo presente però che qualunque sia la risposta essa non può prescindere dalla circostanza che il Primo cittadino di Acqui ha in ogni caso fatto una figuraccia di cui vergognarsi non tanto dinanzi a chi scrive ma ai VERI MORTI DI CEFALONIA: il che non è poco.


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