Le Dolomiti del Terzo Reich su Liberal Risk
Versione adatta alla stampa
del Gen.
Mario Arpino
Tratto dal
Liberal Risk n. 9 giugno 2006
Anch’io, come l’Autore, sono nato in un’area geografica che un paio di decenni prima era provincia dell’Impero asburgico, divenuta dopo l’8 settembre 1943 di fatto appendice del Terzo Reich, e come tale governata, a similitudine del Trentino-Alto Adige, da un Gauleiter germanico. Tuttavia, la storia del Tarvisiano e dell’alto Friuli differisce alquanto da quella delle province di Belluno, Trento e Bolzano, area ridenominata dai tedeschi Operationszone Alpenvorland, o Zona Operativa delle Prealpi.
Questo è il motivo per cui il titolo del libro mi ha subito incuriosito, e, devo dire, la mia curiosità è stata appagata fino in fondo, considerato che sinora di questa zona, così come tanti altri italiani, conoscevo solo le bellezze naturali che si aprono ai villeggianti e quel po’ di storia, per lo più riferita agli eventi della prima guerra mondiale, che si legge sui libri di scuola o si trova solo cripticamente disponibile nella storiografia ufficiale. Leggerlo, mi è anche servito a capire meglio, dopo quarant’anni che frequento la val Pusteria, il carattere e il comportamento di quelle popolazioni. Infatti, se il cuore centrale di questo libro-ricerca sono gli accadimenti dopo l’occupazione germanica nei venti mesi che seguono l’8 settembre, ampio spazio, praticamente tutti i primi cinque capitoli, è dedicato a un excursus storico sulle vicende nelle aree a sud della capitale del Tirolo, Innsbruck, che per questo venivano chiamate Sudtirolo.
Così, nel primo capitolo si può apprendere quanto antichi fossero gli insediamenti di ceppo tedesco e come Trento, con popolazione di ceppo italiano e ladino, abbia avuto un breve periodo di appartenenza al Regno d’Italia napoleonico. Come, ancora, a seguito del Congresso di Vienna, nel 1815 Trento sia stata definitivamente restituita all’Austria assieme a tutto il Tirolo. La pubblica amministrazione rimaneva tuttavia affidata a funzionari locali di lingua italiana, e ciò’ nell’Impero asburgico, formato da un insieme di popolazioni che parlavano undici lingue diverse, era prassi normale. Una buona chiave di lettura per gli accadimenti successivi, dagli inizi del secolo scorso sino ai giorni nostri, è data dalle informazioni contenute nel secondo capitolo, dove si parla del Trentino e del Sudtirolo ai prodromi e durante la prima guerra mondiale. E’ leggendo questo capitolo che ci si può formare idee più precise, al di là di ogni contenuto retorico o ideologico, sulla vera portata del fenomeno dell’irredentismo trentino, sulle differenti prospettive offerte dall’azione di Cesare Battisti piuttosto che da quella di Ettore Tolomei, sulla strage di cittadini trentini e sudtirolesi, di lingua italiana e tedesca, nei sanguinosi combattimenti contro i russi in Galizia. Storie poco note. Così come nel capitolo terzo, dove si analizzano gli avvenimenti nelle province di Trento e Bolzano subito dopo l’occupazione italiana ed i vari tentativi di integrazione, risultati vani, condotti dal fascismo. Il nuovo regime, rigettata di fatto l’ampia apertura delle idee di Cesare Battisti per sposare quelle integraliste di Ettore Tolomei, tentava invano, anche con espedienti toponimici e linguistici, di sradicare la cultura locale, assieme ad ogni aspirazione di autonomia, sia pure amministrativa. Nei capitoli quarto e quinto si descrive come l’Italia, non riuscendo a “purificare” lingua, costumi e cultura, d’accordo con la Germania nazista e nel quadro del “patto d’acciaio”, abbia avviato tra i cittadini di lingua tedesca del Trentino-Alto Adige la politica delle opzioni di nazionalità. Meno del 70% scelse quella germanica, con il risultato che coloro che avevano optato per l’Italia o non si erano espressi, i cosiddetti “Dableiber”, “coloro che rimangono”, cominciarono ad essere considerati cittadini di “serie B” sia dagli italiani che dai tedeschi. Dopo l’8 settembre le province di Belluno, Trento e Bolzano vennero di fatto annesse ai territori del Terzo Reich. Come e con quali metodi, lo si legge nel sesto capitolo.
A mio avviso, i successivi dieci capitoli sono da considerarsi, senza per questo sminuirne il valore storico o la validità della ricerca, un po’ meno concettuali e un po’ più aneddotici, ma altrettanto utili per comprendere la situazione attuale della Regione ed i particolari rapporti, oggi accettabili, ma non sempre idilliaci, che ancora si manifestano tra le etnie italo-ladine e quella, più numerosa, con radici tedesche. La stessa etnia tedesca ne risulta come entità a se stante, con un rapporto non semplice persino con i tedeschi d’oltralpe. In altre parole, i Sudtirolesi appaiono, nella descrizione di Baratter, come entità sociale culturalmente conformata per essere autonoma, o, perlomeno, dotata di un buon grado di autonomia amministrativa. Si descrivono, in questi dieci capitoli, lo status dell’Alpenvorland come provincia della Berlino nazista, l’istituzione del servizio di guerra obbligatorio per tutti nell’esercito tedesco, optanti, non optanti e trentini, il rapporto con la confinante Repubblica di Salo’, il differente comportamento, di fronte ai nazisti, dei Vescovi di Belluno, Trento e Bolzano, i bombardamenti alleati e la caccia agli ebrei prima e durante l’occupazione nazista. Tra i capitoli descrittivi, o di cronaca, ho trovato di grande interesse ai fini del ristabilimento della verità storica quello relativo all’attentato terroristico perpetrato da partigiani comunisti italiani a Roma, in via Rasella, il 23 marzo 1944. Lo scoppio e le successive fucilate da alcune finestre della via uccisero, oltre a diversi civili di passaggio, 33 coscritti del Reggimento di Polizia “Bozen”, arruolati forzatamente e inquadrati da ufficiali germanici. Non erano SS, al contrario di quanto si lascia credere ancora oggi in Italia, ma cittadini italiani, sudtirolesi non optanti, cattolici, molti dei quali avevano già militato nell’Esercito Italiano in Africa settentrionale e su altri fronti. Il risultato fu la fucilazione in massa di altri italiani alle Fosse Ardeatine, esecuzione alla quale i commilitoni dei Caduti del Reggimento “Bozen”, sebbene comandati, si rifiutarono in blocco di partecipare.
Per la verità.
Lorenzo Baratter
Le Dolomiti del Terzo Reich
Mursia – 2005 – pp.376 – euro 24,00
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