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*Le Dolomiti del Terzo Reich su Panorama Difesa

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampacopertina di Angelo Pinti

Tratto da Panorama Difesa del luglio 2006

Uscito verso la fine dello scorso anno, questo libro sta incontrando un successo di vendite sorprendente. Ne è autore un giovane storico di Rovereto, Lorenzo Baratter, il quale ha voluto ricostruire gli avvenimenti che hanno segnato la storia travagliata del Trentino Alto Adige nel XX secolo. Per dirla con le parole dello stesso autore: "Una realtà controversa e per molti aspetti sconosciuta, la cui complessità può essere riassunta nelle vicende di centinaia di migliaia di persone, nate nell'impero austro-ungarico, cresciute nell'Italia fascista e quindi costrette a combattere e morire, contro la propria volontà, per il Terzo Reich".

Il libro è molto bello, così ricco di spunti interessanti che per parlarne servirebbero pagine intere della rivista. Consigliando caldamente la lettura dell'intero lavoro, preferiamo in questa sede spendere le righe a disposizione per segnalare in particolare un capitolo destinato a far discutere, come ci risulta stia già avvenendo.

Il capitolo - il nono - si intitola "Via Rasella" e fornisce una lettura laica, cioè senza mistificazioni ideologiche, dell'attentato che rappresentò l'antecedente della rappresaglia compiuta alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Quella dolorosa vicenda si interseca infatti con la storia del Trentino Alto Adige, dove ha lasciato un ricordo amaro e ancora vivo. Come spiega l'autore, le 33 vittime dell'attentato appartenevano al Polizeiregiment Bozen, interamente formato da Alto Atesini reclutati a forza nell'ultimo periodo della guerra, quando le provincie di Trento, Bolzano e Belluno furono incluse dentro i confini del Reich col nome di Alpenvorland (o zona di operazioni delle Prealpi).

Diversi di loro avevano già servito nell'esercito italiano, la maggior parte erano contadini, artigiani, pastori. Dei tedeschi, che li trattavano con disprezzo, si consideravano "bottino di guerra".

Fatto sta che due battaglioni del Bozen vennero inviati a Roma per svolgere funzioni di polizia metropolitana, e qui un loro reparto rimase coinvolto nell'attentato mentre tornava da un'esercitazione. Alla conferenza di Pace di Parigi del 1946, un documento italiano accusò il "Bozen", oltre che di responsabilità dirette nella persecuzione degli ebrei romani, anche di aver dato luogo alla sfrenata rappresaglia contro 320 ostaggi civili trucidati alle Fosse Ardeatine". Baratter dimostra che queste accuse, riportate acriticamente dalla pubblicistica per decenni, sono completamente false. Il capitolo va letto per essere apprezzato in tutta la sua efficacia. In estrema sintesi, l'autore dimostra in modo incontrovertibile che i soldati del "Bozen" non erano volontari, tutt'altro, e non appartenevano neppure sotto il profilo formale alle SS, come pure ha pervicacemente sostenuto la vulgata sull'attentato.

Non solo. A resti ancora fumanti dei loro compagni dilaniati dalle bombe, nonostante fosse loro ordinato di eseguire la rappresaglia, i soldati del "Bozen" rifiutarono, spiegando che in quanto cattolici non si sarebbero prestati ad uccidere civili innocenti. Per dire queste cose Baratter non ha dovuto fare il fenomeno, bensì semplicemente lo storico. Ha lasciato che a parlare fossero le fonti, ha citato i documenti e il lavoro poco pubblicizzato svolto da altri autori. Ciò dimostra almeno due cose: che Baratter non ha sbagliato mestiere, e che i resoconti "ufficiali" su via Rasella (come di altri episodi post-armistizio) sono letteralmente incrostati di ideologia, forse perchè preoccupati di annacquare la "eroicità" di un atto - ci riferiamo all'attentato - che alla luce dei fatti e delle circostanze oggi è molto più difficile considerare un atto di guerra.

Su questo specifico punto sono esemplari le considerazioni che Baratter svolge anche nelle note al capitolo in oggetto, di cui consigliamo la lettura. In esse l'autore afferma: "Sapere, senza omissis, che cosa avvenne stimola una riflessione più equilibrata sul nostro passato, senza per questo mettere in discussione i giudizi che la Storia ha già dato. Da qui la necessità di uscire dalla retorica, di prendere le distanze da improbabili descrizioni per raccontare fatti che ci permettano di valutare con maggiore precisione, sincerità ed equidistanza da quegli anni terribili".

Se questo è revisionismo, viva il revisionismo.

Lorenzo Baratter
Le Dolomiti del Terzo Reich
Mursia – 2005 – pp.376 – euro 24,00


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