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*Sedotte da S. Clelia

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampaS. Clelia Barbieri Sabato 9 nel Santuario di S. Clelia Barbieri a Le Budrie, il Cardinale presiederà la cerimonia nel corso della quale emetteranno la professione perpetua cinque suore Minime dell’Addolorata

Tre tanzaniane, suor Maria Pia Mbungu, suor Editha Mgeni e suor Rozana Nziku e due indiane: suor Leena Koratty e suor Anajees Kochumalyil
di Chiara Unguendoli

Tratto da Avvenire - Bologna 7 di domenica 2 settembre 2006

«Vengo dalla Tanzania, dalla diocesi di Njombe, vicina a quella di Iringa - racconta suor Editha Mgeni - e lì erano presenti le suore Benedettine. È da loro che ho ricevuto il dono della vocazione, ma ero consapevole di non volerla vivere nella loro congregazione. Ho continuato a cercare, finché non ho trovato un libro su S. Clelia: la sua figura mi ha colpito tanto, che ho deciso di fare domanda per entrare nella sua congregazione. Di lei e delle Minime mi ha colpito la grande semplicità e il servizio in mezzo ai piccoli». «Ora che sto per emettere la professione solenne - conclude suor Editha - so che continuerò il corso di Teologia che sto frequentando in Seminario; poi però non lo so, andrò dove mi manderà la superiora».

Suor Maria Pia Mbungu è invece proprio della diocesi di Iringa. «Sono nata in una famiglia cristiana - ricorda - E quando ero alla scuola media diverse suore venivano a portare la loro testimonianza e a spiegare le caratteristiche della loro congregazione. Tra esse, mi colpì in particolare la testimonianza delle suore Minime, soprattutto perché vedevo che aiutavano davvero la gente. Quando poi ho letto la vita di S. Clelia, ho capito che, pur così giovane, aveva saputo vivere sempre per il Signore, e dare la sua stessa vita per Lui. Per questo ho deciso di seguirla nella sua congregazione». «Ora, dopo la professione solenne - conclude suor Maria Pia - terminerò il corso di Teologia che sto svolgendo, poi vedremo cosa mi chiederà la congregazione».

Suor Leena Koratty, indiana della regione del Kerala, ha avuto un esempio «trainante» in famiglia: la sorella, anche lei suora, che si occupava soprattutto dei lebbrosi. «Con la mia famiglia la andavamo a trovare spesso - ricorda - e d’estate trascorrevo anche diversi giorni con lei. La ammiravo molto, e tutto questo ha fatto nascere in me il desiderio di essere anch’io suora. Non sapevo però in quale congregazione: finché il mio padre spirituale mi ha fatto conoscere S. Clelia. Di lei ho ammirato il grande amore per Gesù, e il fatto che pur nella sua semplicità, e senza compiere tante opere esteriori, è riuscita ad aiutare tante persone. Per questo sono entrata fra le Minime, e ora sono disposta, dopo la professione solenne, a fare tutto ciò che la superiora mi chiederà». Aveva circa 15 anni, suor Rozana Nziku, tanzaniana, quando ha cominciato ad avvertire la vocazione a consacrarsi al Signore. «I miei genitori, che sono cristiani, mi hanno aiutato molto in questa scelta, e anche il mio parroco. È stato lui a farmi conoscere le Minime, e soprattutto S. Clelia, attraverso un libro che mi ha dato: mi ha colpito tantissimo la sua piccolezza e semplicità, e ho chiesto subito di entrare nella sua congregazione». «Col tempo - prosegue - ho capito sempre meglio il carisma di S. Clelia: quell’immagine nella quale punta il dito verso il cielo indica che la sua vita è tutta indirizzata a Dio, mentre il crocifisso che tiene in mano mostra che è Cristo la via verso il Padre. Per questo anch’io, una volta emessa la professione solenne, voglio seguire la volontà di Dio, rappresentata dalla mia superiora».

Anche la famiglia di suor Annajees Kochumalayil, indiana, era molto credente. «Soprattutto mia madre era davvero una donna santa - afferma - pregava moltissimo, ed è stata la mia prima maestra nella fede». Grazie a questo, probabilmente, «fin da quando ebbi l’età della ragione - spiega suor Annajees - sentii il desiderio di vivere una vita diversa, più vicina a Dio. Non conoscevo le suore, ma dai sacerdoti ho capito che questo modo di vivere era possibile. Solo a 17 anni ho conosciuto le suore Minime, che sono venute a presentare la loro vita e mi hanno fatto avere un libro su S. Clelia. La sua esistenza è stata per me un’illuminazione: in lei si univano infatti la contemplazione e l’azione apostolica, il servizio ai fratelli, proprio come desideravo io. Così sono entrata nella congregazione, e nei primi anni ho anche frequentato una scuola per infermiere, e ho lavorato come tale per tre anni. Adesso aiuto nell’asilo di Porretta Terme: anche questo è un modo per servire gli altri, e ne sono molto felice».




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