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Chiara Unguendoli
Tratto da
Avvenire - Bologna 7 di domenica 2 Gennaio 2005
Sono tutte e tre indiane, provenienti dalla regione del Kerala, le suore Minime dell'Addolorata che domenica nel Santuario di S. Clelia Barbieri a Le Budrie (nella foto grande) emetteranno la professione solenne, nel corso di una Messa che avrà inizio alle 10.30 e sarà presieduta dall'arcivescovo monsignor Carlo Caffarra. Si tratta di suor Thomasina Mulakkampilly, suor Treasa Maria Manjaly e suor Marina Thalakodan.
Suor Thomasina e suor Treasa Maria sono nella congregazione dal 1992, suor Marina dal 1994. «Ho conosciuto le suore di S. Clelia (nella foto piccola) grazie al mio cappellano, che è parente di una di loro - racconta suor Thomasina - e che mi ha invitato ad un campo vocazionale da loro organizzato. Mi sono piaciute subito, per la semplicità della loro vita e per la loro capacità di rapporto con la gente. Io conoscevo bene altre suore: ho studiato dalle Clarisse e dalle Carmelitane, inoltre una mia sorella è suora e anche due mie zie: ma erano diverse. La mia famiglia è profondamente credente, e fin da bambina ho avvertito la chiamata a seguire il Signore in una strada di speciale consacrazione, ma fino ad allora non avevo trovato una congregazione nella quale mi sentissi pienamente a mio agio. Quando ho incontrato le Minime, sono subito entrata». Allora Thomasina aveva 17 anni; entrata tra le Minime, ha continuato a studiare, frequentando l'Università e acquisendo, in India, la qualifica di maestra elementare. Nel 2001 è venuta in Italia «e anche se è stato faticoso, all'inizio, per la grande differenza di clima, di lingua, di abitudini, sono stata contenta - dice - perché volevo conoscere la terra e la gente di S. Clelia! E sono tuttora contenta, perché così ho capito meglio lei, il suo carisma, la mia congregazione. Ora, non desidero altro che donarmi al Signore e agli altri, secondo quanto mi chiederà la congregazione. Sono poi particolarmente felice perché emetterò la professione solenne nell'Anno dell'Eucaristia: e l'Eucaristia, come afferma anche S. Clelia, è il centro di tutto; da essa voglio trarre la forza per vivere nel modo migliore la mia vita religiosa».
Compaesana e amica di suor Thomasina è suor Treasa Maria, che proprio per questo ha una storia molto simile alla sua: anche lei ha conosciuto le suore di S. Clelia attraverso il loro cappellano e un campo vocazionale; e anche a lei, il loro tipo di vita è subito piaciuto. Quanto alla vocazione, «è un fatto misterioso anche per me - afferma - qualcosa che mi è "nato dentro" un po' alla volta, e che ho cominciato ad avvertire fin da piccola, in modo ricorrente. Io però facevo resistenza, avevo paura; poi, la decisione della mia amica Thomasina di entrare nelle Minime è stato un grande stimolo, e anch'io mi sono decisa». Da allora, lei e suor Thomasina hanno proseguito insieme il cammino religioso, fino alla professione semplice; ora sono lontane (suor Thomasina risiede a S. Pietro in Casale, suor Treasa Maria a Roma), ma faranno insieme anche la professione solenne. «Poi si vedrà cosa la congregazione ci chiederà di fare», conclude; e anche lei sottolinea: «non ho preferenze, l'importante è dedicarmi al Signore».
La storia di suor Marina è molto diversa, nel senso che per lei la vocazione è stata una chiamata improvvisa e inaspettata. «Avevo 18 anni - racconta - ed ero una cristiana impegnata e attiva in parrocchia, ma non tanto credente e praticante come mia madre, ad esempio, che tuttora va a Messa tutti i giorni. Non avevo quindi mai pensato di farmi suora. Conobbi le Minime perché venivano a fare catechismo nella mia parrocchia; poi, su invito di mia sorella, andai a un primo campo, di tre giorni. Mi piacque, ma non fui particolarmente colpita. Fu invece durante una seconda esperienza più lunga, di due settimane, che mi convertii: fu qualcosa di straordinario, proprio come la chiamata di Saul, qualcosa di difficile da descrivere, che mi cambiò completamente. Avvertii la chiamata di Dio e decisi di farmi suora: lo dissi subito ai miei genitori quando tornai a casa, e loro non volevano crederci! Ma io ero decisa, e la mia scelta era così trascinante che poi fu seguita anche dalla mia sorella maggiore e, più tardi, da quella più giovane: ora siamo suore tutte e tre!». «Mio padre era così incredulo che affermava che dopo due settimane sarei tornata a casa - prosegue suor Marina - invece, con l'aiuto di Dio, ho proseguito nella strada che Lui mi aveva indicato e ora sono arrivata alla professione solenne. Non è stato facile: soprattutto quando tornavo a casa per alcuni periodi, i miei amici tentavano di convincermi a tornare indietro, e ho dovuto affrontare molte tentazioni, ma l'amore del Signore ha prevalso. E ora sono felicissima di donarmi completamente a Lui!».
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