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**Sbrigatevi a uscire dal guado

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Civiltà )( BarbarieTratto da Il Riformista del 9 settembre 2010

Ordine e politica. Il partito della «cacciata» ha cacciato dalla Festa del Pd Raffaele Bonanni. Dandogli del venduto alla Fiat, o qualcosa di simile. «Bonanni non parla più», hanno festeggiato i teppisti dopo aver conquistato il palco e lanciato qualche fumogeno.

L'avevamo scritto qualche giorno fa, quando la contestazione toccò a Schifani: la cosa si sta mettendo male, si è tornati a usare la prepotenza fisica per conquistare piazze e piazzette.

Oggi sicuramente qualcuno dirà che non c'è niente di male, che è la democrazia bellezza, che anche a Dublino e a Londra contestano Blair. Non fidatevi: in Gran Bretagna non c'è mai stata l'Autonomia operaia, la P38 o le Brigate rosse. In Gran Bretagna i ministri del lavoro e i capi dei sindacati non girano ancora con la scorta. In Gran Bretagna non hanno mai assassinato un giurista perché scriveva libri bianchi sul mercato del lavoro. Dunque, non scherziamo col fuoco.

E infatti, Bersani non aveva ieri sera alcuna voglia di scherzare. Ha telefonato a Bonanni e ha dato degli «squadristi» agli aggressori, pare aderenti ai centri sociali torinesi. Ma il punto che questo uso improprio della Festa di Torino mette a nudo non è solo di ordine pubblico (faceva tenerezza ieri Letta che protestava per la scarsa vigilanza delle forze dell'ordine, visto che alle feste dell'Unità ci ha sempre orgogliosamente pensato il servizio d'ordine del partito a tenere l'ordine).

Siamo infatti alla vigilia di scelte importanti per la sinistra, se si va al voto in primavera il Pd dovrà decidere una volta e per tutte di chi vuole essere alleato. C'è chi lo spinge a restarsene accucciato a sinistra, abbarbicato a Di Pietro e Vendola, ad assistere dagli spalti a un'inedita gara elettorale a tre, in cui stavolta sarebbe il terzo polo (Casini più Fini più Rutelli più Lombardo), il vero sfidante di Berlusconi. Uno schema che è un'accettazione della sconfitta già in partenza, quasi autoinflitta. C'è invece chi spinge il Partito democratico a farsi federatore di un'alleanza molto vasta, che riesca a tenere Casini anche a costo di non tenere Di Pietro. Questa seconda strategia, cui ha alluso Bersani con la proposta dell'alleanza costituente, consentirebbe al Pd di partecipare da protagonista alla gara elettorale con qualche speranza di vincerla. Ma richiede grande coraggio politico, un'idea forte sull'Italia di oggi, la determinazione a uscire, insieme con il berlusconismo, anche dalla Seconda Repubblica.

In realtà il Pd è in mezzo al guado. Sa che deve nuotare ma non ne ha ancora nè la voglia nè il coraggio. Ed è in momenti come questi che l'estremismo si è sempre scatenato contro il partitone, nel tentativo di condizionarlo, di ricattarlo, di spaventarlo; e, in definitiva, di tenerlo inchiodato alla vecchia sponda. Non è esagerato dire che questi sono tempi da «compromesso storico».

Non bisogna dunque sottovalutare, neanche politicamente, il sintomo di questo uso ricorrente della piazza del Pd da parte dell'estremismo. Prima i viola, e poi i rossi, stanno dicendo al Pd di non credere di poter fare di testa sua. Il Pd ne potrà uscire solo ripredendo l'iniziativa politica: restando fermi in mezzo al guado, si è solo esposti al fuoco nemico, da entrambe le sponde.




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