- Home
- Miradouro.it
- Ambiti
- Sezioni
- Argomenti
- Serie di articoli
- Contenuti speciali
- Links

Confronto interno senza espulsioni. Ma oggi mancano i partiti • La guerra tra Pdl e Fli vista da due protagonisti della Prima repubblica, De Michelis e Pomicino
di Emilio Gioventù e Alessandra Ricciardi
Tratto da Italia Oggi il 9 settembre 2010
Nessuno dei due lo dice. Ma la crisi tra berlusconiani e finiani probabilmente loro l'avrebbero risolta con un bell'inciucio, com'era in uso ai tempi d'oro della Prima repubblica. Perché la politica che sopravvive alle crisi, anzi le guida, sa che i panni sporchi si lavano in casa, che nella guerra tra correnti ci si uccide anche, ma senza scadere nella «prova di forza finale» o meglio nella «guerra tra bande», che l'obiettivo finale deve essere sempre la sintesi.
Loro sono Gianni De Michelis e Paolo Cirino Pomicino, pluriministri, socialista il primo e democristiano il secondo, pezzi da novanta della storia della prima repubblica, protagonisti di continue crisi di governo e di lotte fratricide nei partiti. Quando però espulsioni di colleghi non se ne facevano.
«Che errore espellere i finiani dal Pdl. Nella Dc non si mai espulso nessuno. Anzi nella storia di tutta la prima repubblica non ricordo casi di espulsione, salvo quello di Rossana Rossanda e del gruppo del Manifesto dal Pci che giustamente fece scalpore», ricorda Paolo Cirino Pomicino, oggi tecnico di palazzo Chigi e soprattutto editorialista, «vorrei proprio capire chi è la grande mente che ha consigliato a Berlusconi questa mossa, la politica è confronto e composizione, persuasione, non una prova di forza. Lo scontro muscolare produce solo macerie, chi fa politica dovrebbe saperlo. Noi, ai nostri tempi... ricordo per esempio che nel 1987, quando le tensioni tra Dc e Psi arrivarono al culmine, il governo Fanfani fu sfiduciato proprio dai democristiani perché avevano scelta strada del voto. Ma era un'altra stagione, con un ruolo di peso del parlamento, un sistema elettorale proporzionale e parlamentari che non erano stati nominati ma eletti. Oggi molti non sanno dove è di casa la politica». Chi ha ragione nello scontro tra Pdl e Fli? «Non voglio giudicare», risponde De Michelis, consigliere del ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, «certo è che una volta c'erano i partiti ed erano possibili compromessi anche tra posizioni molto diverse. Ora con l'assenza di partiti è molto più complicato. Soprattutto in situazioni come quella attuale, in cui la logica più razionale parla di una guerra tra bande, ovvero di scontro tra interessi, e la logica meno razionale di una guerra umorale, fatta di scontro di caratteri. Oggi l'unico partito rimasto è la Lega». A monte dell'anomalia della crisi della maggioranza Pdl-Fli-Lega c'è «il sistema elettorale italiano. In una democrazia parlamentare di tipo occidentale nessuno ha un numero di deputati superiore al numero dei voti che raccoglie», accusa Pomicino, «chi vuole che l'elettore elegga direttamente il primo ministro deve scegliere un altro sistema, quello presidenziale. Noi invece abbiamo avuto la capacità di non essere più democrazia parlamentare né presidenziale. Questa è un'anomalia che produce effetti distorsivi nel dibattito politico». E finisce per consegnare l'Italia «a un governo di minoranza, sia di centrodestra che di centrosinistra. Nessuno ha mai avuto il 51% dei voti degli elettori, al di là dei sondaggi, negli ultimi 15 anni». In questa anomalia sono nati «partiti leaderistici che sono diventati partiti padronali», analizza Pomicino. «I partiti con tutti i loro difetti rappresentano delle culture politiche, rappresentano dei corposi interessi organizzati», ragiona De Michelis, «è possibile quindi che si creino punti di convergenza. Con l'assenza di partiti, o meglio con la presenza di un solo partito, diventa tutto più complicato». E adesso, che fare? «Se fossi Berlusconi tenterei in tutti i modi di ritrovare un'intesa con Fini», dice senza incertezze De Michelis, «capisco che, alla luce di quanto detto prima, è molto complicato però non si può correre il rischio di un vuoto di potere di sette-otto mesi in cui possono scatenarsi le tentazioni dei mercati internazionali, questa sarebbe la conseguenza di elezioni anticipate a marzo o aprile 2011».
Una ricomposizione Pdl-Fli-Lega intorno a un piano strategico «e a un patto per il rispetto delle regole democratiche interne, per cui nessuno possa pretendere di dettare all'altro cosa deve scrivere», è anche il consiglio di Pomicino. Che però legge nella crisi di questi giorni l'epilogo di «un sistema che si sta avvitando su se stesso, in cui il Pd sta vivendo gli stessi problemi del Pdl. L'errore a monte è la legge elettorale e le fusioni a freddo dei partiti». Pronostici sulla ricomposizione della lite e la durata della legislatura? Ridacchia, Pomicino: «Visto come stanno le cose, direi che bisogna solo esercitare una vecchia virtù cristiana, la speranza».