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Gli ascari dei gruppi misti non bastano a sostituire i finiani • Dai repubblicani ai liberali, agli ex diniani: ecco chi darebbe una mano al premier e chi no
di Marco Bertoncini
Tratto da Italia Oggi il 9 settembre 2010
Li hanno definiti ascari o legione straniera o zona grigia o mercenari, secondo la maggiore o minore generosità di linguaggio. In parole semplici, sono parlamentari dei gruppi misti che Silvio Berlusconi conterebbe di avere con sé, come riserva numerica per pareggiare le perdite sul versante finiano. Sarebbe, però, opportuno congiungere matematica e politica, per vedere come possano stare le cose, almeno alla Camera (al Senato Pdl e Lega si sentono più solidi).
Punto di partenza è l'esito elettorale: all'alleanza Pdl-Lega-Mpa andarono 344 seggi su 630, deputati esteri compresi. Oggi il gruppo Pdl conta 238 aderenti (Fini compreso_) e la Lega 59. Totale dei sicuri: 297. I finiani sono 33, e dunque sarebbero più che sufficienti per tutelare la maggioranza, come da loro promesso; ma Berlusconi non si fida, non vuole, ha paura, e quindi parte da quota 297 per vedere come arrivare a ripescare altrove una ventina di deputati.
Alcuni sono già sicuri: i cinque di Io Sud, ad esempio, ma non il loro sesto collega, il liberale Paolo Guzzanti. Teoricamente farebbero parte della maggioranza i cinque del Mpa di Raffele Lombardo, i quali, tuttavia, negli ultimi mesi non sono stati sempre granitici nell'appoggiare il governo (tranne che nei voti di fiducia). Si continua a fare il nome di Francesco Nucara, segretario del Pri (partito che più volte Berlusconi ha perfino considerato confluito nel Pdl, senza all'evidenza nulla sapere del reale destino dei repubblicani); ma Nucara sta in maggioranza dal primo giorno della legislatura, semmai il suo unico collega Giorgio La Malfa da mesi e mesi è sfuggente e in urto col governo. A sostegno del governo c'è già Francesco Pionati.
Recuperati alla maggioranza parrebbero i liberaldemocratici, che sono quattro: due «puri», ex diniani, un ex leghista e un eletto in Argentina (sul comportamento di quest'ultimo le voci divergono). Si è parlato dei tre deputati delle minoranze linguistiche: peccato che i due della Volkspartei abbiano sempre votato secondo le circostanze, e comunque non si riconoscono nella maggioranza, nella quale non crede neppure il valdostano. Lasciamo stare sia altri singoli senza casa (chi può mai pensare che Giuseppe Giulietti, sindacalista storico dell'Usigrai, stia con Berlusconi?), sia i rutelliani dell'Api, perché per questi ultimi, come per l'Udc, il discorso è diverso e riguarda un'alleanza politica nuova, non la ricerca di stampelle. Più volte è venuta fuori l'ipotesi di costituire un gruppo parlamentare nuovo, «di responsabilità», parola in voga a fine luglio, diffusa da Casini e fatta propria dai finiani, poi prontamente caduta in disuso. Non si capisce perché mai i deputati delle minoranze linguistiche, che fra l'altro tengono la presidenza del gruppo misto, dovrebbero confluirvi. Arduo pure vedere insieme, nello stesso gruppo politico, i due spezzoni degli autonomisti meridionali. Ammettendo che vi aderisse una di queste due ultime componenti, si arriverebbe al più a una dozzina di deputati. Bisognerebbe che il Pdl ne prestasse otto, per arrivare al minimo regolamentare di venti. L'operazione sarebbe utile, ma in certa misura, e non proprio esaltante (un precedente è nei prestiti di deputati concessi da Berlusconi nel '95 ai leghisti anti-ribaltone, scissi da Bossi, per il gruppo dei federalisti e liberaldemocratici). Il problema vero è semplice semplice: finora, nonostante un'amplissima maggioranza, Pdl e Lega hanno spesso faticato, e sono andati sotto decine di volte, sia pure in votazioni minori. Se Berlusconi vuol considerare autosufficiente la propria maggioranza isolando Fli, e dunque cacciando i finiani all'opposizione, difficilmente potrebbe sopravvivere in parlamento senza i voti proprio di quelli che non vuole conteggiare.