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di Alessio Di Carlo
Tratto da Giustizia Giusta il 9 settembre 2010
Immaginatevi la scena, con Silvio Berlusconi che entra a Montecitorio per riferire alla Camera sul quadro generale della politica del Paese (che è un bel modo di dire “riguardo la rissa in atto con Fli”) e l'Assemblea che – anziché essere guidata dal Presidente come prassi vorrebbe nelle sedute di maggior rilievo – viene presieduta da uno dei suoi vice.
Onde evitare d'essere bacchettati dai Costituzionalisti di Fli chiariamo subito che, come detto, dal punto di vista formale non vi sarebbero ostacoli insormontabili ad una simile soluzione posto che quella che vuole il Presidente impegnato nelle sedute di maggior rilievo è una mera prassi costituzionale.
Nonostante questo, è evidente la situazione di grave imbarazzo che verrebbe a crearsi in un caso del genere, con il Presidente dell'Aula costretto alla ritirata da ragioni di opportunità: per la gioia dei suoi detrattori che vedrebbero in tal modo la plastica rappresentazione della fondatezza delle proprie ragioni.
E come se non bastasse, per aggravare la propria condizione, il Presidente della Camera ha pensato bene, proprio ieri, di aderire al gruppo parlamentare di Fli, anche in questo caso dando vita ad caso senza precedenti.
Imbarazzante la difesa che di Fini hanno tentato di fare Bocchino, Granata e Co. quando hanno ricordato che anche alcuni precedenti Presidenti di Montecitorio ricoprivano al momento dell'investitura la carica di segretario.
Sanno bene i supporter dell'ex presidente di An che in tutti i tre precedenti casi (Spadolini, Casini e Bertinotti), non appena eletti i Presidenti si affrettarono ad abbandonare la carica di leader di partito.
L'esatto contrario di chi, da Presidente, un partito l'ha messo in piedi e se n'è messo a posto.