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Fra Carroccio e premier non solo gioco delle parti sulla fine della legislatura

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Bossi: voto nel 2010. Ma Berlusconi confida di allargare la maggioranza
di Massimo Franco
Tratto da Il Corriere della Sera del 9 settembre 2010

Si nota una dissonanza crescente fra la voglia di elezioni della Lega e quella di Silvio Berlusconi di continuare a governare. Viene da pensare che sia un gioco delle parti, ma forse c’è di più. Il loro asse è reso ferreo dalla defezione di Gianfranco Fini, che ieri in Parlamento si è iscritto al suo Futuro e Libertà, lasciando il gruppo del Pdl; ed aprendo la strada all’espulsione dei suoi seguaci a livello locale. Ma la pressione di Umberto Bossi per arrivare al voto entro il 2010 tenta e insieme preoccupa il presidente del Consiglio, proprio perché per il centrodestra i vantaggi sono evidenti: il partito di Fini è privo di radici; e il Pd non ha un candidato per palazzo Chigi.

Dunque, l’idea di andare alle urne «per uscire dal pantano», come titolava ieri la Padania, è suggestiva. D’altronde, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti ripete da settimane che i conti pubblici sono al sicuro. Esisterebbe una «finestra per l’economia tranquilla» che i leghisti additano come ulteriore motivo per sciogliere le Camere. Ma la perentorietà di Bossi, che non esclude un «no» al governo pur di provocare la crisi, trova un Pdl recalcitrante. E Giorgio Napolitano aspetta una richiesta di colloquio, che potrebbe non arrivare mai.

Berlusconi si presenterà in Parlamento a fine settembre. E intanto cerca di arruolare un numero di deputati sufficienti a ridurre il peso dei finiani. L’appoggio garantito ieri da Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia e leader dell’Mpa, è un primo segnale. Non basta tuttavia a mettere il governo al riparo da una situazione precaria. Formalmente Futuro e libertà è pronto a sostenerlo; nei fatti, secondo palazzo Chigi, vuole logorarlo. L’altra risorsa alla quale il premier si affida è il timore di una fine anticipata della legislatura; e la consapevolezza che sarebbe un vantaggio soprattutto per Bossi.

Non solo. La disponibilità finiana ad offrire uno scudo giudiziario a Berlusconi segnala un problema aperto, che il centrodestra vuole risolvere. Il lodo costituzionale rimane sullo sfondo come testimonianza di una strategia altalenante e contraddittoria. Non è detto che le elezioni risolvano il problema. L’ipotesi più verosimile è che l’asse Pdl-Lega le vinca di nuovo. Ma con rapporti di forza sbilanciati a favore del Carroccio; e l’eventualità che un’alleanza centrista guidata da Pier Ferdinando Casini strappi seggi decisivi al Senato.

Un esito del genere renderebbe incerta la permanenza di Berlusconi a palazzo Chigi. L’Udc sostiene che una Lega rafforzata punterebbe su Tremonti premier. Il «senso di responsabilità» e «il rispetto del patto con gli elettori», con i quali il vertice del Pdl ha ribadito ieri sera la volontà di andare avanti, nascono anche da questa consapevolezza. Il tentativo è di provare a non gettare la spugna fino a marzo; e magari spostare l’orizzonte anche oltre. Ma la sensazione è che di fronte ad uno sfilacciamento della situazione la Lega elettorale decida di forzare la mano al premier, ed i tempi della resa dei conti.




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