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di Sergio Soave
Tratto da Italia Oggi l'8 settembre 2010
Dopo la richiesta di un'udienza al Quirinale avanzata da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi per rappresentare la gravità della situazione politica e l'anomalia della presidenza della Camera da parte di un leader di partito, che non era tale quando fu eletto a quell'altissima responsabilità istituzionale, si è immediatamente aperta una campagna che denuncia l'incostituzionalità di questa procedura. L'argomento impiegato è che non è mai capitato niente del genere, il che è vero, ma non dimostra nulla. I leader del centrodestra sanno benissimo che Giorgio Napoletano non avrebbe in nessun caso il potere di revocare una nomina parlamentare e quindi non gli chiederanno di violare le sue prerogative. Il presidente di Montecitorio, però, non è nemmeno lui il padrone del Parlamento, che funziona in base a un sistema, peraltro piuttosto barocco, di norme regolamentari. Le decisioni dipendono dal concerto della conferenza dei capigruppo, e basterebbe che quelli del Pdl e della Lega decidessero di non parteciparvi perché non si ritengono tutelati da un presidente considerato non imparziale, e il lavoro della Camera sarebbe bloccato o almeno immensamente ostacolato. Si tratta di un'ipotesi estrema, ma perfettamente costituzionale, che i capi della maggioranza uscente sentono l'esigenza di prospettare in anticipo al capo dello stato, che si è più volte espresso a favore di una continuità della legislatura. D'altra parte qualche settimana fa il leader dell'opposizione, Pierluigi Bersani, è stato ricevuto al Quirinale dove ha prospettato la sua visione di una crisi della maggioranza che richiederebbe le dimissioni del governo. Anche le dimissioni di Berlusconi non possono essere imposte dal Quirinale, ma nessuno ha accusato, giustamente, il Pd di violare la Costituzione per aver espresso il suo giudizio e presentato la propria ipotesi. Infine non è vero che Napolitano, nel caso condividesse almeno in parte le preoccupazioni del centrodestra, non può fare nulla. Potrebbe, per esempio, inviare un messaggio alla Camera per proporre un passo indietro del presidente, in modo da togliere un ostacolo al ristabilimento di una dialettica politica che non finisca col coinvolgere cariche istituzionali. Un messaggio di questo genere non avrebbe un effetto automatico, ma un tale peso politico da risultare almeno altrettanto efficace. Si tratta di una pura ipotesi, peraltro del tutto improbabile, ma che non esulerebbe né dalla lettera né dallo spirito della Costituzione. Certo, non si può pretendere che il centrodestra debba soltanto subire i colpi che riceve da destra e da sinistra senza il diritto di reagire politicamente.