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Salvate Mazzuca

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Vittima di promesse non rispettate • Prima le regionali, poi Bologna: così il Pdl lo ha deluso
di Carlo Russo
Tratto da Italia Oggi l'8 settembre 2010

Sarebbe stato meglio se fossi rimasto direttore», ha confidato agli amici Giancarlo Mazzuca, soprannominato ET, Eterno Trombato. Dalla società civile a grande deluso della politica. Era direttore del Resto del Carlino. Il Pdl gli propose, alle ultime elezioni politiche, una candidatura blindata e lui accettò, a patto di potere svolgere un ruolo in campo locale: «non voglio essere solo un premi-bottoni alla Camera».

Così quando si incominciò a parlare di candidature per la presidenza della Regione Emilia-Romagna un vertice Pdl stabilì di saldare il conto: il candidato ideale era lui.

Mazzuca ringraziò e incominciò la campagna elettorale, sicuro di avere dalla sua parte il quotidiano più letto in Emilia-Romagna e dove ancora poteva contare su molti amici. Ma fu proprio il Resto del Carlino a fare lo scoop e a lasciarlo a bocca asciutta: Silvio Berlusconi aveva tirato fuori dal cappello la figlia di un suo grande amico, nonché suo ex-ministro: Anna Maria Bernini, avvocato nello studio del padre, Carlo Bernini, diventata avvostar in quanto difensore di Nicoletta Mantovani, vedova Pavarotti, nel litigio con la ex e le figlie del tenorissimo.

Beghe pidielline, con vincitori e vinti. Brillante e telegenica, Anna Maria Bernini si fece un sol boccone del pur non filiforme Mazzuca, che fu acquetato con una nuova promessa, correrai per la carica di sindaco di Bologna, poltrona che le vicende sessuoamministrative di Flavio Del Bono avevano reso vacante.

L'ex-direttore fece buon viso a cattivo gioco (la Bernini venne poi battuta, ai voti, dal pidiessino Vasco Errani) e si rimise in pista, diventando presenzialista in città per raccogliere consensi e futuri voti. Sulla sua strada si mise però proprio il «suo» governo che anziché indire le elezioni (in deroga alla legge) mandò il commissario. Così Mazzuca si trasferì in panchina in attesa del nuovo fischio d'inizio, arrivato in questi giorni perché il tempo stringe essendo la data delle amministrative parziali tra marzo e aprile.

Il seguito della storia ? Sicuro del proprio ruolo, Giancarlo ET si toglie la tuta e con la maglietta Pdl entra in campo e rilascia interviste sul futuro della città e su come la guiderà. Solo che indossa la maglia di una squadra che non c'è più, così quando Enzo Raisi, longa manus di Gianfranco Fini a Bologna, vede il giocatore targato Pdl, sbotta: il candidato deve andare bene anche a noi. Ma pure la Lega, quando vede la maglia Pdl, si mette a urlare: noi abbiamo il candidato-forte per Bologna, voi avete perso con la Bernini in Regione, adesso tocca a noi.

Insomma, un grande caos, col povero Mazzuca frastornato al centro del campo e per mettere fine sia alle sue sofferenze che all'agitarsi di finiani e leghisti arriva il plenipotenziario bolognese di Berlusconi, il senatore Gianpaolo Bettamio: «Stiamo cercando un candidato civico».

E ancora il coordinatore regionale Pdl, Filippo Berselli, missino della prim'ora convertito a Berlusconi, senatore influente in Emilia e presidente della commissione Giustizia della Camera, ricordato anche per avere confessato su You Tube: «Il mio primo rapporto ? Con una prostituta. Oggi come oggi i ragazzi non hanno più questa esigenza, in quanto le ragazzine sono più intraprendenti dei maschi stessi. In passato non era così, le ragazze non la davano e noi ragazzini dovevamo arrangiarci andando con le prostitute».

Uomo d'esperienza, Berselli spiega: «Mazzuca ha sempre detto di essere disposto a chiamarsi fuori se c'e' un'altra persona che possa costruire un'alleanza più vasta per vincere. Un nobile gesto. Se emerge un candidato in grado di raccogliere più consensi egli non insisterà sulla sua candidatura».

A questo punto Mazzuca decide di appendere le scarpe al chiodo: a contendere il sindaco al Pd sarà qualcun altro. Si sfoga: «Partito irriconoscente, mi hanno rosolato senza ragione, solo generiche dichiarazioni di sostegno».

Il centrodestra bolognese si ritrova in un labirinto e sembra toccherà a Gianni Letta intervenire per trovare una soluzione ed evitare lo sfacelo alle amministrative, logico che a gongolare sia Raffaele Donini, segretario Pd, impegnato a fare dimenticare agli elettori l'affaire-Delbono e riconquistare il sindaco della città-simbolo della sinistra: «È stato trattato in maniera poco dignitosa, il suo ritiro è l'ennesima riprova della debolezza del Pdl».




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