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di Marco Bertoncini
Tratto da Italia Oggi il 7 settembre 2010
Fra le ipotesi in circolazione, in tema di urne anticipate, la più solida appare quella del referendum.
Per intenderci: tramutare le politiche in una scelta pro o contro Silvio Berlusconi. Non solo: aggregare al voto per Camera e Senato quello per oltre mille Comuni, di cui andranno rinnovati sindaci e consigli, e per alcune Province, in scadenza di organi. Il riferimento temporale è alla primavera 2011. Insomma: si vuole un appuntamento che si traduca in un plebiscito per il presidente del Consiglio, con un effetto trascinatore del Cav sia sul rinnovo della Camera (per la quale, oggi, anche fra le opposizioni nessuno prevede una caduta dell'accoppiata Pdl-Lega), sia sulle frastagliate elezioni di palazzo Madama (ove, invece, pure nell'attuale maggioranza le certezze non sono diffusissime), sia sullo stuolo di amministrative, all'interno delle quali campeggiano grandi centri (Milano, Bologna, Torino, Napoli, eppoi Trieste e altri numerosi capoluoghi ancora). Com'è ovvio, tutto dipenderà dall'evoluzione delle condizioni sia parlamentari sia politiche; e soprattutto la grande incognita è costituita dalla ricerca, che il capo dello Stato opererà, di un'eventuale maggioranza sostitutiva. L'obiettivo, come che sia, sarà puntare ancora una volta sulla figura di Berlusconi, il quale indubbiamente ha sempre avuto un effetto di traino superiore a quello delle formazioni a lui collegate. Anzi, i momenti migliori il presidente del Consiglio li esprime sempre nelle campagne elettorali, quando si tramuta in una macchina da voti che non ha eguali. Dunque, l'immagine di Berlusconi sarebbe decisiva, quand'anche si votasse per eleggere un sindaco. Si dipingerebbe un Berlusconi azzoppato perché tradito, per richiedere di nuovo un voto che consentisse le riforme che erano state promesse la volta precedente e che, per colpa d'altri, non si sono potute attuare.