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di Pierluigi Magnaschi
Tratto da Italia Oggi il 7 settembre 2010

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, Pdl, era tutto soddisfatto del suo exploit.

Per un governatore che ha già ridisegnato, a beneficio di tutto il Paese, il modello organizzativo di massima efficienza per la sanità pubblica, portare a termine in soli due anni anche la realizzazione dell'edificio più alto d'Italia (161, 30 metri) è stata una bella soddisfazione. Si tratta della Torre Lombardia, la nuova sede della Regione Lombardia, il primo vero e proprio grattacielo milanese, dopo l'ormai antico exploit del Pirelli di Gio Ponti che venne infatti realizzato negli anni del primo boom economico, alla fine degli anni 50. Realizzare in soli due anni, nell'Italia delle opere pubbliche mai finite, un'opera di questo tipo, è stato il risultato sorprendente, e sicuramente eccezionale, di un modello organizzativo ed imprenditoriale sofisticatissimo, basato anche sull'applicazione, cosa del tutto inconsueta in Italia, di tre turni giornalieri di otto ore di lavoro, in tutti i giorni dell'anno, compresi Natale, Capodanno, Ferragosto e il Ramadan. L'organizzazione ferrea e meticolosa del complesso cantiere edile ha consentito di ultimare il grattacielo anche senz'alcun incidente grave. Di solito, a conclusione dei lavori delle grandi opere pubbliche si mette, a ricordo di coloro che hanno perso la vita nella realizzazione dei grandi lavori, una targa ricordo. Nel caso della Torre Lombardia non ce n'è stato di bisogno perché nessuno ha perso la vita nella realizzazione dell'edificio. Finito il grattacielo, è stata subito indetta (con la medesima efficienza lombarda) la gara d'appalto per gli arredamenti. L'ha vinta un' impresa che però non ha ancora realizzato nemmeno una scrivania, anche se sono passati tre mesi dalla conclusione della gara. Come mai? È semplice, la società soccombente ha presentato un ricorso al Tar. E la società che ha vinto l'appalto non inizia a produrre gli arredi della Torre fino a che non è sicura di poter poi essere pagata. Non entriamo, ovviamente, nel merito del contenzioso in atto. Constatiamo solo che, con queste norme farraginose e con i tempi lenti della giustizia italiana, da noi è inutile darsi da fare, rispettare le scadenze, osservare rigorosamente complessi ruolini di marcia. Tanto, prima o poi, una scartoffia ti fermerà. E la bellissima Torre Lombardia resterà, con la sua linea snella e svettante, completamente vuota. Anche perché, dopo la sentenza di primo grado, volete che non si adirà a quella di secondo grado? E così, campa cavallo. Il modello di lavori pubblici che l'Italia si merita è quello della Salerno-Reggio Calabria. I politici, del resto, sono in tutt'altre cose affaccendati. Fin che dura.




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