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Scontro istituzionale che lascia aperto qualsiasi epilogo

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Il patto di legislatura tra maggioranza e Fini sembra già morto
di Massimo Franco
Tratto da Il Corriere della Sera del 7 settembre 2010

Il patto di legislatura sembra già morto. Al suo posto si apre uno scontro istituzionale a caldo, sebbene forse inevitabile, dopo la dura presa di distanze di Gianfranco Fini dal centrodestra.

La richiesta di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi di incontrare il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, punta alle dimissioni di Gianfranco Fini da presidente della Camera. Il vertice notturno fra Pdl e Lega ha sancito infatti che «non è super-partes». Apre una fase di tensione per l’intero sistema. E lascia aperto qualunque epilogo: perfino quello di elezioni anticipate a breve scadenza. Il discorso pronunciato domenica a Mirabello dalla terza carica dello Stato ha accelerato una resa dei conti nella maggioranza, che si scarica sulle istituzioni del Paese.

Investe il Quirinale. Coglie di sorpresa le opposizioni. Ed acquista un ritmo che appare dettato dalla volontà della Lega di sancire la rottura senza perdere altro tempo. È una scelta alla quale Berlusconi cerca di resistere. Palazzo Chigi non dà per certe le elezioni anticipate, non è per le urne ad ogni costo: le considera inevitabili solo se la minoranza finiana giocherà al logoramento del governo. Attaccando velenosamente il premier ed in parallelo radicando il suo Futuro e libertà nel centrodestra, Fini ha tentato di inserire un cuneo tattico fra gli alleati.

Senza successo. La Lega si è mostrata da subito intenzionata ad archiviare la legislatura. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, prima del vertice già accreditava un Carroccio deciso ad ottenere il voto entro il 2010. D’altronde, le remore che in passato hanno frenato elezioni in autunno erano legate alla manovra economica. Ma le misure sono già state prese a luglio con la «finanziaria europea» di Giulio Tremonti. Per questo nessuno ormai esclude gli scenari più traumatici.

Bossi ammette che sarà complicato votare entro dicembre: ma a primavera diventa altamente probabile. Forse, l’obiettivo del documento di Pdl e Lega serve soprattutto a bruciare sul nascere qualunque margine di manovra finiano in Parlamento; a delegittimare ulteriormente il leader di Futuro e libertà; e ad azzerare qualunque ipotesi di governo elettorale sulle macerie dell’attuale, appoggiato da Udc e Pd. Coinvolgere il Quirinale drammatizza la situazione. E pone il problema della permanenza di Fini ai vertici di Montecitorio in un momento in cui il governo vuole garanzie.

La tesi è che lui non sia più in grado di offrirle a chi lo ha eletto. La carica polemica mostrata contro il premier ed i toni «inaccettabili» contro l’asse fra Pdl e Lega lo schiacciano sul profilo di uomo ormai di parte. E se anche dal punto di vista formale nessuno può costringerlo alle dimissioni, politicamente la sua posizione è diventata effettivamente anomala. Berlusconi e Bossi lo sanno. E sono consapevoli che l’allontanamento ostentato di Fini dagli alleati costituisce un elemento di riflessione anche per il Quirinale.




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