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Il Pdl dimentica il trattamento ricevuto da Scalfaro e Ciampi
di Cesare Maffi
Tratto da Italia Oggi il 4 settembre 2010
Negli ultimi giorni i fastidi provati da Silvio Berlusconi nei confronti del capo dello Stato non sono stati né pochi né di banale effetto. Tuttavia, il presidente del Consiglio ha preferito evitare qualsiasi polemica diretta, e anche mediata dai consueti esternatori del Pdl, pur se sono naturalmente trapelati sfoghi ostili verso Giorgio Napolitano espressi a palazzo Grazioli.
Tanto, su al Colle sanno bene come la pensi Berlusconi nei confronti del presidente della Repubblica e non fanno caso né ai segnali di guerra, né alle blande smentite che con regolarità arrivano, la cui credibilità è ormai pateticamente ridotta a zero. Berlusconi non dovrebbe assolutamente stupirsi del comportamento di Napolitano. Pretendere che il capo dello Stato venga ora allo scoperto, contrattando la riforma del processo breve, sarebbe un fuor d'opera. Come al Quirinale si veda questa legge, e l'altra similare sulle intercettazioni, è stato fatto capire in ogni maniera, pubblica e privata. Assoggettare il comportamento di Napolitano agl'interessi processuali di Berlusconi sarebbe pretendere troppo. Del resto, torto Napolitano non ha quando usa l'ironia (ma potrebbe anche passare al sarcasmo, e peggio a un'esternazione formale) per segnalare che in via Veneto manca da quattro mesi un ministro, titolare di un portafogli ricolmo di competenze. Semmai, gli interventi ripetuti di Napolitano sulla sicurezza sul lavoro, come la lettera d'immediata risposta ai tre operai della Fiat e il recente richiamo alla politica industriale, rivelano la matrice dell'antico esponente comunista, lontano anni luce dalle posizioni liberali che qualificano (meglio: dovrebbero qualificare, perché i fatti non stanno così) la politica di Berlusconi. Sarebbe però vano pretendere che un politico ultraottantenne dimentichi decenni di propria esperienza personale. Semmai, vi sono due settori nei quali Napolitano non ha combinato alcun danno al centro-destra. Finora, almeno. Quando ha dovuto nominare un giudice costituzionale, l'unico sino a oggi di sua competenza, ha scelto un personaggio ritenuto di sicuro equilibrio, tant'è che sul versante del centro-destra si è rimasti piacevolmente sorpresi. Inoltre, Napolitano da ben quattro anni ha lasciato libero uno scranno di senatore a vita, che era poi quello da lui stesso occupato, senza quindi nominare un personaggio di centro-sinistra. Berlusconi, sotto questi ultimi aspetti, dovrebbe dar atto a Napolitano di aver agito in maniera ben diversa dal suo predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, il quale, dopo aver firmato nomine di giudici costituzionali e senatori a vita tutte orientate (meno il caso di Sergio Pininfarina) a sinistra, ebbe la sfrontatezza di negare che si trattasse di personaggi politicamente qualificabili.