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di Marco Bertoncini
Tratto da Italia Oggi il 4 settembre 2010
Curiosamente, ieri è stato giorno di giovani e Chiesa. Si è letto su Avvenire un editoriale, firmato Davide Rondoni, dedicato alla scuola, alle iniziative di Maria Stella Gelmini, alla necessità di «non speculare sui ragazzi».
È stato poi diffuso il messaggio di Benedetto XVI per la prossima giornata mondiale della gioventù. Come sovente càpita, i mezzi di comunicazione hanno attribuito ai «vescovi italiani» quel che è invece sostenuto in un articolo sul quotidiano della Cei. Sussiste differenza tra una posizione ufficiale dei vescovi e le tesi di un singolo, che pure scriva sul foglio dei vescovi. Non sarebbe però sbagliato se vescovi e loro collaboratori tenessero presente un dato di fatto: scuola e università, dopo la riforma Gentile (ed essa esclusa), sono sempre state fattrici di posti di lavoro, per dare sfogo alla disoccupazione intellettuale, poco pagando e non troppo pretendendo dagl'insegnanti.
Oggi, al punto di dequalificazione cui si è giunti, l'unica soluzione ragionevole sarebbe sopprimere il valore legale del titolo di studio, per decomprimere la pressione studentesca sugli istituti superiori e recare nell'insegnamento un minimo di qualità. Invece, in questi giorni abbondano le polemiche gratuite contro la responsabile del dicastero, accusata di portare ordine e risparmio in un settore che tanto ne avrebbe bisogno.
Peccato che Avvenire non l'abbia capito. Chi, invece, ha saputo agire su un piano schiettamente pastorale e spirituale è il pontefice. Le sue parole non sono leggibili come pronunciate da chi si vorrebbe che egli fosse (e con lui l'intera Chiesa): un agitatore sindacale o politico. Il problema «del posto di lavoro e con ciò l'avere un terreno sicuro sotto i piedi» è «grande e pressante», ma ad altro il Papa invita i giovani a guardare. Fede, spirito, valori. Esattamente quel che la Chiesa dovrebbe sempre indicare e predicare.