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Grillini e popolo viola all’attacco alla festa del Pd • L'ex-segretario ds alza la voce: «Squadristi». Bersani telefona al presidente del Senato: solidarietà e rammarico.
di Roberta D’Angelo
Tratto da Avvenire del 5 settembre 2010
Comincia il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo. I rinforzi arrivano dal 'Popolo viola' e dipietrista. La protesta è scientifica, premeditata, organizzata. Chiedono di intervenire al dibattito che sta per iniziare alla festa torinese del Pd: un faccia a faccia tra il presidente del Senato e Piero Fassino. Ma il programma non viene modificato e allora la contestazione ha inizio. Fischi, insulti, 'Via la mafia dallo Stato'. Volano parole grosse e sventolano agende rosse, in memoria del magistrato Borsellino ucciso da Cosa nostra. Renato Schifani assiste imperturbabile. Fassino, imbarazzato, non riesce a frenare l’onda anomala. Il moderatore gli cede il microfono impotente. «Chi si comporta in questo modo pensando di fare la lotta a Berlusconi, la fa al centrosinistra», dice l’ultimo segretario ds. La scena triste va in onda in diretta e rimbalza sul web. Anche il capo dello Stato la guarda sgomento: «Deploro vivamente l’episodio verificatosi oggi a Torino ai danni del presidente del Senato e ogni forma di contestazione aggressiva – si affretta a commentare Giorgio Napolitano – sia verso figure di particolare responsabilità istituzionale, sia verso qualsiasi esponente politico nell’esercizio della sua inconfutabile libertà di parola e di opinione ». Il presidente della Repubblica non nasconde la preoccupazione per il clima teso degli ultimi tempi. «Il tentativo di impedire con intimidatorie gazzarre il libero svolgimento di manifestazioni e discorsi politici è un segno dell’allarmante degenerazione che caratterizza i comportamenti di gruppi sia pur minoritari, incapaci di rispettare il principio del libero e democratico confronto e di riconoscere nel Parlamento e nella stessa magistratura le istituzioni cui è affidata nel sistema democratico ogni chiarificazione e ricerca di verità».
Per conto suo, il presidente del Senato non cede. «Siete un esempio di antidemocrazia – commenta – , perché volete impedire a due personalità politiche di parlare». Ma Schifani avverte subito di non avere intenzione di darla vinta ai contestatori, né intende offendere i padroni di casa: «Sono onorato di partecipare a questo dibattito, e non saranno i vostri fischi ad impedirmi di parlare».
Quindi la seconda carica dello Stato trova lo spazio per dire la sua. Fassino stigmatizza: «È dimostrato che se si vuole essere più a sinistra di tutti si riesce a essere ascari della destra». Di fatto, continua, si è trattato di «una manifestazione di settarismo e di inciviltà, lontana dall’idea di politica come confronto delle idee ». La contestazione verbale violenta va avanti anche dopo l’intervento del presidente del Senato, ma il segretario del Pd sente il dovere di chiamare Schifani, per porgergli le scuse a nome del partito ed esprimere solidarietà (nel coro di attestati, spicca quello pubblico del presidente della Camera Gianfranco Fini). «Il dibattito politico – commenta Bersani – anche il più aspro, deve segnare un confine netto con la prepotenza e la prevaricazione ». Scuse che il Pdl tiene in scarsa considerazione. Per il vicecapogruppo Quagliariello sono addirittura «tardive». Ma soprattutto la maggioranza ha buon gioco ad addossare la colpa del clima incandescente al Pd.«Le parole di Fassino non cancellano la gravità di quanto è avvenuto», commenta il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri: «Non si può non evidenziare il clima di intolleranza creato dalla sinistra». Per il centrodestra la prima pietra è stata lanciata dagli avversari e ora si pagano le conseguenze. Per Cicchitto «il rischio è che sia solo l’inizio». Mentre il coordinatore Bondi invita il Pd a «fare i conti seriamente con l’estremismo forcaiolo di Di Pietro e di altre componenti radicali della sinistra, nutrite unicamente di odio».