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Per il pm Salvini la legge va giudicata a prescindere dal Cav. Ascoltarlo
Tratto da Il Foglio del 3 settembre 2010
La disputa sulla legge che punta a stabilire tempi ragionevoli per la durata dei processi sta diventando una specie di guerra: o si sta da una parte o si sta dall’altra.
Guido Salvini, un giudice che lavora a Milano, ha scritto per il Riformista un commento che esce dagli schemi bellici e parte dal riconoscimento che l’estenuante lunghezza dei processi è un problema grave e reale. Avanza ulteriori proposte per realizzare lo snellimento, dalla riduzione a monocratico del processo di appello a un impiego di personale avventizio per la verbalizzazione, senza mancare di denunciare che le corti d’appello sono deserte non solo al sabato, ma anche al venerdì e al lunedì, il che porta a una considerazione sull’esigenza di un impegno maggiore anche dei magistrati. Salvini osserva la connessione tra i problemi giudiziari del presidente del Consiglio e la legge sul processo breve, ma non pensa che, solo per fare un dispetto a Silvio Berlusconi, bisogna lasciar marcire il sistema giudiziario.
Questa, invece, sembra l’intenzione dell’Associazione nazionale magistrati, che rifiuta persino di discutere qualsiasi innovazione per tenere insieme l’ala giustizialista dei magistrati politicizzati con quella corporativa che teme di perdere benefici o qualche comoda nicchia. Sulla giustizia e sui suoi mali reali bisogna che tutti cerchino di ragionare in termini oggettivi, senza strumentalizzazioni ma anche senza prevenzioni conservatrici, coma fa appunto Guido Salvini.