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Il figlio: le hanno detto che sarebbe stata impiccata Altre due donne condannate. Appello di Frattini e Carfagna
di Francesca Bertoldi
Tratto da Avvenire del 2 settembre 2010
Le hanno detto che la sua esecuzione sarebbe avvenuta da lì a 24 ore. Sakineh Mohammadi Ahstiani, la donna iraniana di 43 anni condannata alla lapidazione per adulterio e complicità nell’omicidio del marito, ha avuto il tempo di scrivere il testamento, abbracciare i suoi compagni di cella nella prigione di Tabriz mentre aspettava di essere condotta al patibolo, ma l’esecuzione non c’è stata.
A raccontare quella che è stata definita una «tortura psicologica» è stato il figlio della donna, Sajad, che in un’intervista al Guardian ha detto che alla madre, che sta aspettando una revisione del suo processo, era stato comunicato sabato scorso che la sua esecuzione sarebbe avvenuta domenica all’alba. «Le pressioni della comunità internazionale hanno finora fermato le autorità nel portare avanti l’esecuzione, ma la stanno uccidendo ogni giorno con tutti i mezzi possibili», ha detto Sajad Ashtiani. «Sono furiosi a causa delle proteste internazionali sul caso di mia madre e quindi si vendicano su di lei», ha raccontato il giovane. «Più aumentano le pressioni fuori dall’Iran, più mia madre è sottoposta a maltrattamenti», ha aggiunto riferendosi alle manifestazioni di sabato scorso a favore di Sakineh. Secondo il giovane, però, l’unico motivo per cui la madre è ancora viva è dovuto proprio alla campagna internazionale per il suo rilascio.
In Italia ieri i ministri degli Esteri, Franco Frattini, e delle Pari opportunità, Mara Carfagna, hanno sollecitato «un’azione senza precedenti per mobilitare le coscienze e contribuire a salvare Sakineh». Con un appello congiunto i due ministri hanno reso noto che «da oggi, e fino a quando Sakineh non sarà salva e libera, il suo volto ci guarderà dal palazzo del governo italiano». E una gigantografia della donna è stata srotolata (fatto inedito) sulla facciata di Palazzo Chigi.
Intanto il Parlamento europeo ha espresso solidarietà a Carla Bruni, moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy, minacciata di morte da un quotidiano estremista iraniano per essere intervenuta a favore di Sakineh. Il vicepresidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli, ha inoltre invocato il «rispetto» di Teheran per Sakineh. Infine il Los Angeles Times ha denunciato altri due casi di donne iraniane condannate alla lapidazione. Vali Janfeshani e Sariyeh Ebadi, questi i nomi delle due, si trovano dal 2008 nel carcere di Orumiyeh, nell’Iran occidentale, e sono state condannate il 28 agosto dalla Corte suprema.