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Sul Manifesto un esempio di onestà intellettuale di Parlato
di Piero Laporta
Tratto da Italia Oggi il 2 settembre 2010
Diversità. Contr'ordine compagni, meglio non parlarne per qualche tempo. «Una ricchezza» fu ripetuto implacabilmente da Ciampi a Napolitano, da Tettamanzi a Carlo Maria Martini, fino agli uscieri e ai barbieri delle periferie metropolitane; tutti concordi: «Una ricchezza». Le preghiere islamiche sul sagrato del Duomo? Le contestazioni violente al crocefisso? Obama che voleva la moschea a Ground Zero, la settimana scorsa? La violenza della macellazione rituale islamica? La violenza ancor più efferata su donne colpevoli, niente meno, che d'amoreggiare con un cristiano? La poligamia? Il presepio? Tu scendi dalle stelle? Tutto in seconda linea: la «Diversità» era un valore.
Dice: ammazza che progressisti siamo. Altro che inglesi e francesi che ti fanno gli impalpabili e insuperabili ghetti culturali, ma anche con un po' di calcestruzzo. Altro che gli scandinavi, salmone e democrazia, ma se hai un pizzico di melanina in più ti portano dalla polizia. Non parliamo degli olandesi. Noi in Italia, invece, la diversità, com'è presidente, dica, com'è? Una ricchezza, tuonava la voce dal Colle.
Fino all'altro ieri. Poi è arrivato «il beduino» (così l'hanno ribattezzato), caftano e cavalieri berberi. Tutto è cambiato. Ben presto proporranno una lieve variante alla legge Mancino contro il razzismo: «È punito con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico». Basterà aggiungere: «A meno che non siano indirizzate a quel beduino di Gheddafi e agli amici di Berlusconi».
Siamo certi, eccellenze reverendissime, che i pericoli per i cristiani d'Europa vengano da Gheddafi? Facciamone un'altra. Perché anche voi avete definito «imbarazzante» la kermesse berbera nella caserma Salvo d'Aquisto? Semmai era ottima occasione per complimentarsi ancora una volta coi nostri carabinieri a cavallo, che danno la biada a tutti, che siano berberi, cow boy, giubbe rosse o cosacchi. Invece no. Avete arricciato il nasino, mentre il parrucchiere vi rinfrescava i riccioletti e con la boccuccia a culo di pollo v'è sfuggito: «Che schifo! Com'è imbarazzante!». Il folklore berbero a Roma?
Scusi, Concita, come definì lei la sfilata omosessuale e omocratica, a Roma, durante il Giubileo, con Giovanni Paolo II che ne pianse, mentre tacevano pure gli odierni orripilati monsignori? «Pittoresca», lei definì lo sconcio. Pittoresco, fu consacrato dal silenzio di certi prelati. Uhm, qualcosa non quadra.
«C'è riuscito lui? Benissimo. Da molti anni un accordo tra i due Paesi si doveva e si poteva fare e per incapacità dei governi, sia di centrosinistra che di centrodestra, non fu fatto. Bene se ora Berlusconi firma la pace». Chi è questo sporco berlusconiano? È Valentino Parlato, direttore de Il Manifesto e, scusate il termine, libico a sua volta: «Questo accordo ha anche una convenienza economica. La Libia non è più lo Stato canaglia, i nostri rapporti commerciali sono stretti». Vedete, si può essere onesti e intellettualmente onesti, sebbene libici e all'opposizione, basta impegnarsi un po'.