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Tratto da Giustizia Giusta il 2 settembre 2010
Ci mancava solo il tour delle Procure. I finiani davvero non sanno più cosa inventarsi, non tanto (o non solo) per far saltare i nervi al Presidente del Consiglio, quanto piuttosto per demolire quel tanto di garantismo ancora presente nel centrodestra.
Non è in discussione la solidarietà ai magistrati esposti alle intimidazioni della mafia e, da questo punto di vista, sacrosanta è la vicinanza mostrata da Italo Bocchino e Fabio Granata a Salvatore Di Landro contro il quale, la scorsa settimana, è stata fatta esplodere una bomba.
Sono i dettagli, come spesso accade, a nascondere qualche magagna. Inutile girarci tanto intorno ma questo recarsi presso le Procure somiglia tanto ad un atto di genuflessione che, proprio coloro che rivendicano la assoluta autonomia del potere giudiziario nei confronti dell'esecutivo, dovrebbero guardarsi bene dal plaudire.
Tenere separati i poteri significa anche questo, fermo restando che dev'essere evidenziata l'attività dei magistrati e delle forze dell'ordine in prima fila nel contrasto alle mafie così come quello del Governo che, da questo punto di vista, ha dato convincenti dimostrazioni di efficienza nell'attività di contrasto alla criminalità organizzata.
Se poi invece il tour delle procure è l'occasione per lanciare proclami del tipo “Futuro e Libertà diventerà un partito” (chi l'avrebbe mai detto) o che “c'è stata una sottovalutazione degli attentati di Reggio Calabria” (da parte di chi, di grazia?), come ha detto Italo Bocchino al termine dell'incontro con Di Landro e Pignatone, allora i due esponenti finiani potevano risparmiarsi il faticoso viaggio in terra Calabria visto che, in entrambi i casi, e per ragioni opposte, la notizia non c'è. (adc)