il Mascellaro è diventato Miradouro   [leggi perchè]
Da oggi puoi utilizzare l'indirizzo www.miradouro.it
Cristo risorto Medaglia miracolosa
Davide.it ACCESSO FILTRATO A INTERNET

Avviso ai naviganti

Questo non è il sito della
Associazione Culturale
il Mascellaro
.
Per andarci, cliccare
sull'albero qui sotto.

Cattolici deboli, nazione in crisi

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampa

di Paola Binetti
Tratto da cronache di Liberal del 2 settembre 2010

A giudicare dallo spazio che giorno per giorno la stampa dedica a questo argomento, sembra che la domanda sul peso dei cattolici nella politica occupi uno dei primi posti nell'interesse generale.

Costituisce di fatto un punto nevralgico nel dibattito contemporaneo, essenziale per capire cosa stia cambiando nella nostra società; quali siano i valori emergenti; come mutino le abitudini degli italiani anche in rapporto al voto, e - cosa tutt'altro che secondaria - cosa pensano di questo problema la Chiesa in generale e la Chiesa italiana in particolare. Questa volta è stato un articolo di Giuseppe De Rita a riaccendere il dibattito, lanciando tre provocazioni che meritano una puntualizzazione. La prima riguarda il riferimento al cattolico post moderno. Non si parla quindi di cattolici simpliciter, ma di cattolici post moderni che nell'attuale quadro politico, sia a destra che a sinistra, sembrano avere scarso peso. La seconda provocazione riguarda la loro diffusione sul territorio, che nonostante tutto sembra ampiamente positiva anche in contesti og- gettivamente difficili come l'Umbria, dove secondo De Rita domina una tradizione comunista e massonica (difficile non dargli ragione…). La terza provocazione infine riguarda proprio la fede, come unica forza capace di resistere all'edonismo imperante, che mentre fa promesse che non può mantenere, svuota di senso la nostra vita, corrompendola con forme sempre vecchie e sempre nuove di inquinamento ideologico.

Alla prima provocazione, che riguarda il chi è del cattolico di oggi, occorre dire che la definizione di post moderno va stretta. Il cattolico, oggi come ieri, ha sempre dovuto affrontare il confronto con il tempo, il suo tempo, come sfida essenziale per garantire e dimostrare la sua stessa esistenza. Le categorie di modernità, e post-modernità, come quelle di vecchio e nuovo, non hanno senso, mentre è la categoria della fedeltà quella che esprime la misura della sua identità. Non si tratta di sentirsi e magari di credere di essere cattolici mo derni, o cattolici adulti, cattolici post secolarizzati o cattolici post mediatici. Ma semplicemente cattolici fedeli o non fedeli, laddove il contenuto della fedeltà è da sempre il contenuto stessa della evangelizzazione e forse proprio per questo oggi della improcrastinabile ri-evangelizzazione. Un contenuto creduto e vissuto, nella propria fede e nelle proprie opere. Quindi la risposta a questa prima provocazione è tutta contenuta all'interno di una proposta di fedeltà rinnovata ed esigente. Coraggiosa, quando è necessario, diaderisce screta ed efficace nella stragrande maggioranza delle occasioni: la fedeltà nel quotidiano e non delle eccezioni.

La seconda provocazione riguarda la presenza dei cattolici sul territorio, così diffusa che «non c'è gara rispetto alle ambizioni di metter su circoli e squadre da parte di chi sente di non avere un suo quotidiano radicamento nel reale quotidiano». La provocazione in questo caso nasce dal confronto con i circoli, per esempio del Pd e con la squadre, recentemente evocate del Pdl. Ma la diffusione dei cattolici nel territorio risponde a logiche ben diverse di quelle dell'appartenenza politica, che spesso riflette anche un ben preciso opportunismo. C'è una dimensione verticale, che è quella della comune Fede in uno stesso Dio, e una dimensione orizzontale che è quella della carità, che affonda le sue radici nell'etica della cura di cui la parabola del buon samaritano resta la metafora insuperata. Circoli e squadre sembrano volti ad un proselitismo in cui chi diaderisce può restare schiacciato nella logica di un anonimato di gruppo, dove avrà ben poche, se non nessuna!, possibilità di far sentire la sua voce, di incidere sulle scelte che si faranno, di esprimere anche solo una preferenza per questo o per quel candidato. I cattolici, gelosi cultori della loro libertà, perché ben consapevoli delle proprie responsabilità, tendono ad evitare quegli ambiti in cui sanno di non potersi permettere il lusso né della prima né della seconda. La capillarità della loro diffusione avviene sempre per piccoli nuclei di minoranze creative che gemmano con grande spontaneità dai gruppi più affollati e numerosi. Perché è lì che i processi decisionali si accumulano nelle mani di pochi, espropriando i più di un diritto che in ultima istanza è anche un dovere. Per questo dare vita a nuovi soggetti è un dovere reclamato con insistenza dalla propria coscienza. Non è un processo di divisione, ma un processo di moltiplicazione. Basta pensare all'infinito numero di associazioni, di movimenti, di ordini e di congregazioni, le cui differenze specifiche sfuggono ai più, mentre sono ben presenti nel cuore e nelle mente di quelli che vi prendono parte. La dimensione unitiva è quella della Fede, mentre la dimensione distintiva è quella delle opere.

Di tutti c'è bisogno, per tutti c'è posto, e grazie a tutti si disegna il mosaico complessivo e variegato del mondo cattolico. Guai se qualcuno volesse invadere lo spazio altrui o sottrarre all'altro risorse ed energie. Sono tantissimi i passaggi del Vangelo in cui la ricchezza della molteplicità dei carismi diventa espressione della stessa onnipotenza di Dio, della sua saggezza e della sua bontà, della sua bellezza e del suo straordinario amore alla libertà degli uomini. È il capolavoro della vocazione cristiana, per cui ognuno si sente sollecitato ad essere pienamente se stesso, sa di dover far fruttare i suoi talenti; ma nello stesso tempo, mentre collabora con gli altri, dà attuazione alle parole pronunciate dal Signore nell'ultima cena, quando pregava per l'unità dei cristiani: «Ti prego che siano una cosa sola, come Tu Padre in me ed Io in Te…». Quindi la risposta a questa seconda provocazione riguarda la capacità dei cattolici di saper vivere nello stesso tempo uniti a Dio e agli altri. A poco servono le comode etichette di cattolico, quando sono sprovviste delle scomode esercitazioni pratiche che si traducono nella vita di preghiera e nello spirito di servizio, necessario per contribuire a realizzare il bene comune insieme agli altri.

La terza provocazione lanciata da De Rita infine è tutta nella forza della fede che non può non esprimersi anche sul piano sociale e che riflette un ben preciso modello antropologico. De Rita identifica chiaramente tre ambiti applicativi, che si intersecano profondamente: la capacità di vivere il territorio come un valore aggiunto rispetto alla pura dimensione logistica, un luogo in cui essere con l'altro e per l'altro; la capacità di produrre relazioni interpersonali significative con tutti, includendo le nuove solitudini e i moderni fenomeni di emarginazione; e la capacità di fare cittadinanza attiva, partecipando generosamente e con piena responsabilità ad iniziative di volontariato, in cui si impegnano le varie forme di associazionismo, cattolico e non cattolico. La domanda iniziale di De Rita su come dare peso al popolo cattolico risulta in fin dei conti pleonastica. Nessuno potrà mai dare peso al popolo cattolico e tanto meno ciò avverrà nei partiti e nell'agone politico, se i cattolici in prima persona non si riapproprieranno della loro stessa vocazione cattolica. Ossia se non sapranno essere fedeli fino in fondo al messaggio evangelico, se non sapranno declinare responsabilità personale e unità tra di loro, se non individueranno luoghi e spazi concreti della nostra società da fecondare con i valori essenziali della nostra fede. Ed è su queste tre dimensioni che si costruisce la cultura del laicato cattolico, con una grande fedeltà al messaggio evangelico e una piena e condivisa responsabilità nel tradurlo in pratica nella complessità delle sollecitazioni della vita quotidiana.

La politica arriva dopo, ma certamente arriva, con forza ed energia quando le domande che riguardano il bene comune stentano a trovare risposta e si sente l'urgenza di un'azione condivisa per far fronte a situazioni in cui si perde il senso della coesione sociale. Quando alcuni vizi capitali vengono contrabbandati come valori sociali. Basta pensare all'avarizia, contro cui il Vangelo pronuncia parole durissime, anche nel famoso discorso della montagna contro gli ipocriti ed i farisei. Quando la vita e la famiglia perdono quel ruolo essenziale che dovrebbe farne il motore attivo di tutta la vita politica, a cominciare dalla tutela della coesione sociale, della ricerca scientifica, e della ripresa economica, come ha recentemente fatto notare anche Ettore Gotti Tedeschi. È allora che la domanda posta da De Rita assume un significato diverso e non riguarda più la possibile presenza dei cattolici nei diversi partiti politici. Riguarda invece il peso che riescono ad avere i valori espressi dalla cultura di ispirazione cattolica. La testimonianza personale è sempre possibile, anche nell'opposizione a idee e progetti in contrasto con le proprie convinzioni. Ma il rapporto tra cattolici e politica implica l'aspirazione, alta e forte, a governare per esprimere, materializzandoli, i valori di riferimento di una cultura e di una tradizione a cui non basta aver radici cristiane, occorre che produca frutti coerenti. Il valore delle radici si misura da ciò che di fatto producono e che diventa patrimonio di tutti. Ringraziando Dio, ci sono cattolici eccellenti, nel senso di coerenti e coraggiosi, in tutti, ma proprio in tutti partiti politici. Il loro peso però è strettamente proporzionale da un lato alla loro qualità specifica (la loro fedeltà) e dall'altro alla loro concentrazione quantitativa. Il che significa che è necessaria coesione interna, capacità di fare rete, capacità di superare tensioni e diversità, per convertirle in ricchezza e in unità. Capacità di essere convinti e convincenti per attrarre il consenso necessario a superare le diverse competizioni elettorali. È questo probabilmente ciò che De Rita chiama la creazione di un tessuto intermedio con specifiche dinamiche intermedie. Tessere questo tessuto è compito specifico del laicato cattolico, un laicato maturo e responsabile, consapevole e coraggioso.




I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori.
Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari.

Tutto il materiale presente su miradouro.it, mascellaro.it, mascellaro.eu è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d'uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di comunicarcelo via e-mail (nella sezione "Contattaci") attestando le sue dichiarazioni comprovate.

Quanto pubblicato in queste pagine e che non competa il nostro ingegno, è dichiarato nella voce "tratto da" o "fonte" presente in testa al contributo proposto o al piede.

Seguite il Miradouro su Twitter

Premium Drupal Themes by Adaptivethemes