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di Tommaso Labate
Tratto da Il Riformista dell'1 settembre 2010
Stavolta l'ennesimo faccia a faccia della telenovela Santoro-Masi è soltanto la punta di un iceberg.
Che si materializza ieri mattina, quando Dagospia manda in rete il flash sull'ultimo summit tra «Michele» e il dg di viale Mazzini. Il sito di Roberto D'Agostino dà conto di un'ora di colloquio senza «alcuna volontà di rottura» ma in cui «ciascuno è rimasto sulle proprie posizioni». Masi a difendere il ragionamento messo a verbale domenica a Cortina, e cioè che «Santoro andrà in onda il 23 settembre ma non so con che programma». Santoro a difendere la «mia idea di sempre», quindi la riconferma del format di Annozero, che ha dalla sua «sia gli ascolti che le sentenze dei tribunali».
Ma stavolta tutto questo è la punta di un iceberg. Dietro cui si nasconde la paura berlusconiana che il giovedì sera di Raidue diventi un megafono non più della sinistra. Ma di Gianfranco Fini.
Domanda: qual è la differenza tra lo «spazio Santoro» che anche Masi è disposto a confermare e la riproposizione del “solito” Annozero su cui insiste «Michele»? E ancora, che cosa c'entrano le riunioni di produzione del programma inizialmente sospese, che sembrano essersi sbloccate ieri pomeriggio a poche ore dal summit tra i due contendenti? «Questioni di format», è la generica risposta che arriva dai corridoi di viale Mazzini. E soprattutto questioni di imparzialità, come aveva fatto capire il dg della Rai nell'intervista cortinese in cui, non a caso, aveva evocato l'esempio di Serena Dandini («Ero molto perplesso, ma lei stessa mi ha convinto che farà un programma con caratteristiche un po’ diverse, sempre quattro sere a settimana»).
Visto che Santoro comunque deve andare in onda, Masi (e il Pdl) vorrebbero che il suo sia il più possibile «un programma informativo». E non c'entrano tanto i reportage degli inviati di Michele. Né, probabilmente, la presenza di un certo numero di ospiti in studio. La parte del format di Annozero che preoccupa di più il Pdl, così almeno la pensa una parte della squadra santoriana, sarebbe la presenza di Marco Travaglio. Soprattutto perché l'editorialista del Fatto quotidiano, nell'ottica di molti spin-doctor di scuola berlusconiana, «porterebbe fieno alle campagne di Gianfranco Fini sulla legalità». Soprattutto nel momento in cui, tra processo breve in discussione e trappolone Mills in agguato, il presidente del Consiglio potrebbe finire in seria difficoltà. Anche davanti al suo stesso elettorato.
La prova? Basta vedere come, su questo tema, la stampa vicina al Cavaliere s'è mossa negli ultimi mesi. «Travaglio molla Di Pietro e torna da Fini», titolava il Giornale il 12 aprile. «Fini e Travaglio alleati contro il Giornale», ancora dal quotidiano di Feltri, il 19 dicembre scorso. «Santoro-Travaglio: soccorso rosso per Fini». Sempre dalla stessa fonte. Sempre in prima pagina. Più recentemente, le posizioni assunte dal giornalista torinese a proposito dell'appartamento monegasco in uso al cognato di Fini non hanno fatto altro che accrescere i (fondati o infondati che siano) sospetti del giro berlusconiano sul soccorso rosso al presidente della Camera. «Sono leggerezze», ha scritto Travaglio sul Fatto del 12 agosto a proposito dei dossier contro Fini. «Faccende che non costituiscono reato né investono denari o cariche pubbliche». Una tesi che il giornalista ha ribadito su L'espresso del 26 agosto.
L'attacco al format di Annozero, insomma, nasconde l'ultima grande paura berlusconiana. «Stavolta la faccenda è seria», sintetizza un fedelissimo del premier. «Fino alla stagione passata, la tesi secondo cui Santoro e Travaglio ci facevano guadagnare voti rispetto al centrosinistra, o quantomeno non ce ne facevano perdere, poteva ancora andare bene». Ma adesso, «con la presenza di un nemico “a destra”, la situazione è completamente diversa». Il deputato-spin doctor Giorgio Stracquadanio fa un passo in avanti. E scandisce: «Annozero è uno di quei programmi in cui la spaccatura interna alla maggioranza verrà sempre attribuita alle colpe di Berlusconi». E questo potrebbe anche provocare uno spostamento nell'opinione pubblica di centrodestra a favore di Fini ma anche, aggiunge il direttore del Predellino, «a vantaggio della Lega». È l'ultima rogna catodica del padrone delle televisioni. La più preoccupante. «Senza considerare», conclude Stracquadanio, «che i sostenitori esterni di Fini si annidano ovunque. Ha visto Lerner contro Feltri (durante In onda di Luca Telese e Luisella Costamagna, su La7, ndr)? Anche L'Infedele, che ricomincerà a breve, tra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera tiferà sempre per il secondo...».