- Home
- Miradouro.it
- Ambiti
- Sezioni
- Argomenti
- Serie di articoli
- Contenuti speciali
- Links

Mondadori salvata da una legge ad aziendam? Pure la chiesa • Il premio Strega al prelato: Berlusconi nel 2005 ha cancellato l'Ici sugli immobili ecclesiastici
di Antonio Calitri
Tratto da Italia Oggi l'1 settembre 2010
Il premio Strega Antonio Pennacchi, mondadoriano convinto incastra don Andrea Gallo sulla fuga dalla casa editrice di Segrate, rea di pagare molte meno tasse grazie alla legge ad aziendam denunciata da La Repubblica.
Con Pennacchi che chiede al prete genovese di strada di abbandonare anche la chiesa, visto che, grazie a un'altra legge ad hoc, non paga l'Ici.
La sfida tra Don Gallo e Pennacchi si è trasformata in rissa. Il là l'aveva dato il quotidiano diretto da Ezio Mauro con un articolo dell'11 agosto e un fondo di Massimo Giannini del 19 agosto dove si denunciavano sulla Mondadori gli effetti del decreto 40 del 25 marzo scorso che permette di chiudere i contenziosi con il fisco dopo due sentenze favorevoli pagando il 5% del dovuto ed evitando il terzo grado.
Alla Mondadori questa legge permetterà di chiudere il contenzioso ventennale da 173 milioni con soli 8, 6 milioni di euro. Non sortendo effetto i due articoli, il teologo Vito Mancuso, dieci giorni dopo ha fatto un appello agli autori di sinistra a lasciare l'editore che fa capo alla famiglia Berlusconi. Il primo a rispoendere è stato don Gallo, amico di Beppe Grillo che dopo aver pubblicato quest'anno con Segrate «Così in terra come in cielo»ha ufficializzato lo strappo: «Non pubblicherò più libri con Mondadori, dopo questa storia del romanzaccio di Segrate», ha detto perentorio il prelato. «Io zitto non ci sto». A difendere la casa editrice ma soprattutto a incastrare il prete grillino ci ha pensato l'ex operaio Pennacchi, fresco di vittoria allo Strega con «Canale Mussolini» ma soprattutto stanco di aver provato la fame prima dell'incontro con Mondadori. E il muro degli editori di sinistra visto che prima di riuscire a pubblicare i suoi romanzi «tutti gli altri (editori) li hanno rifiutati 55 volte». Pennacchi, d'impeto, la settimana scorsa aveva mandato a quel paese il prete che aveva partecipato al vaffa day dei grillin, rinfacciandogli che «lui uno stipendio comunque a fine mese lo prende, no? Io mi sono sempre fatto un culo così...».
Ma ieri, a freddo ha trovato un modo molto più raffinato per incastrare il simbolo della contestazione al suo editore. «Pensi a chi evade le tasse» gli aveva detto don Gallo. E lui sul più famoso quotidiano genovese, il Secolo XIX, gli ha risposto: «Ci penso da una vita alle tasse pagandole ogni mese, e ci ho pensato sopratutto a quelle che non paga la chiesa sull'Ici». Chiedendo al prete la coerenza di lasciare non soltanto la Mondadori ma anche la chiesa. E non si tratta di una boutade o di una provocazione, quella di Pennacchi.
Perché calcoli alla mano, grazie all'articolo 6 del decreto infrastrutture del 2005 messo a punto dal governo Berlusconi che ha esteso le agevolazioni già previste per la chiesa cattolica anche agli immobili dove si svolgono attività connesse alle finalità di culto e anche se in forma commerciale (attività che vanno dalla vendita di oggetti di culto all'istruzione), a partire dal 2006 secondo i calcoli che fece allora l'Anci, l'associazione dei comuni italiani, la chiesa ha risparmiato ben 300 milioni di euro l'anno. Non i 173 una tantum della Mondadori.
Allora però, da parte di Don Gallo non si registrarono proteste contro il premier Silvio Berlusconi che guidava il governo del regalone. Chissà come mai.