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«Più discrezione, con certi amici...»

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di Franco Insardà
Tratto da cronache di Liberal dell'1 settembre 2010

«La nostra politica estera sta facendo un po'dei pasticci, perché si vogliono far stare insieme troppe cose senza quella riservatezza che, invece, è necessaria in diplomazia.

La politica estera è composta da ideali e affari: i primi molto visibili, i secondi meno. Fare affari è normale per le diplomazie, manca in questa fase l'attenzione a quello che c'è oltre il business. L'errore, cioè, sta nell'ostentazione di certi rapporti e nella dimostrazione di eccessivo calore e amicizia nei con- fronti di personaggi che sollevano molte perplessità». È questa la fotografia che Vittorio Emanuele Parsi, professore di Relazioni internazionali all'Università Cattolica ed editoriliasta della Stampa, fa dopo la visita in Italia di Gheddafi: «Si ha l'impressione che questi due giorni romani siano stati come una convention di venditori che per premio vengono mandati in vacanza a Cuba, e ai quali, lontani dalle mogli, è permesso tutto». Per il professor Parsi con la Libia «i rapporti ci devono essere, ma non li si può sbandierare come quelli con gli Stati Uniti. La mentalità commerciale spinta non è criticabile perché punta a fare affari, ma perché consente che si possa svolgere una convention così volgare che diventa un palcoscenico internazionale sul quale Gheddafi si esibisce. Il Colonnello certe cose le dice normalmente, il problema vero è che diventano inaccettabili dette in Italia». Sulla nostra politica estera il giudizio di Parsi è diviso: «Questo governo ci ha tenuto a sottolineare che i rapporti con gli Stati Uniti rispetto al Medio Oriente, alla Turchia e a Israele sono caratterizzati dal fatto che questi Paesi condividevano maggiormente alcuni valori con noi. Oggi il pendolo oscilla verso una posizione diversa, eppure la politica estera dei governi Berlusconi in questi anni aveva fatto delle scelte anche coraggiose di impronta atlantista come il dopo 11 settembre, l'Afghanistan, la guerra in Iraq e i rapporti molto stretti con gli Usa a prescindere dai presidenti. Oltre al ruolo svolto all'interno dell'Unione europea, dove è stata sempre sottolineata l'importanza di evitare una competizione tra il Vecchio continente e gli Stati Uniti». Anche nei confronti dei paesi del Mediterraneo Parsi ritiene che la politica estera berlusconiana ha «tentato di uscire dai languori arabeggianti dei socialisti, dei democristiani e anche di alcuni degli attuali dirigenti del Pd. In quest'ultimo periodo, coinciso con la chiusura del contenzioso con la Libia, si ha la netta sensazione che il ruolo degli affari sia cresciuto. La cosa non è una novità in assoluto, ma nei rapporti con Gheddafi, però, l'aspetto affaristico è messo pesantemente in mostra, C'è da chiedersi fino a che punto non sia strumentale, nel senso che di fronte al palese imbarazzo in cui molti esponenti del governo si sono trovati, rispetto alle esternazioni del leader libico, le ragioni economiche siano state enfatizzate». Secondo l'editorialista della Stampa bisogna «evitare di essere ipocriti e non dimenticare che molti di quelli che storcono il naso oggi hanno avuto rapporti privilegiati con l'Unione Sovietica, dove la situazione dei diritti umani era peggiore di quella attuale». Sul trattato con la Libia in particolare il professor Parsi sottolinea che ha funzionato «nello spostare i flussi migratori, ma sicuramente va migliorato evitando gli abusi, fermo restando le linee guida condivisibili. Non credo, al di là delle buffonate di questi giorni, che la nostra politica estera abbia intenzione di pensare a un futuro della missione mediterranea dell'Italia. Certo bisognerà evitare di creare altri imbarazzi sia all'interno che all'estero, fermo restando che la Libia è ormai integrata nei sistemi economici europei e per questo può essere più controllabile. Quello che mette in difficoltà l'Italia non è l'oggetto dei rapporti, ma le imbarazzanti manifestazioni pubbliche di questi accordi». Volgendo uno sguardo al passato Vittorio Emanuele Parsi sottolinea la diversità con «le concessioni che l'Italia fece alla Libia negli anni '70, quando i governi si prestarono, certamente con maggiore discrezione, a operazioni molto più gravi, legate ad attentati e ritorsioni». Ma dopo Gheddafi la politica estera italiana cambierà il suo atteggiamento? Parsi lo esclude: «Si naviga a vista, non esiste una strategia diplomatica. L'Italia non credo che possa allontanarsi dai suoi legami storici, anche perché i mercati dove esportiamo maggiormente sono la Germania e gli Stati Uniti».




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