- Home
- Miradouro.it
- Ambiti
- Sezioni
- Argomenti
- Serie di articoli
- Contenuti speciali
- Links

Contratti. L'associazione delle aziende metalmeccaniche proporrà alle tute blu prima del 7 settembre una soluzione per tornare al tavolo. Prevedibile il rifiuto.
di Tonia Mastrobuoni
Tratto da Il Riformista del 31 agosto 2010
Nelle aziende metalmeccaniche del bresciano e in quelle emiliane tira una brutta aria. Gli imprenditori che rischiano la paralisi ogni volta che la Fiom proclama uno sciopero guardano con ansia all'appuntamento del 7 settembre, quando il direttivo di Federmeccanica dovrà fare il punto sul contratto nazionale dei metalmeccanici dopo il “terremoto” Pomigliano e la minaccia della Fiat di abbandonare Confindustria.
Effettivamente, ai piani alti dell'associazione che raggruppa le aziende metalmeccaniche si sta febbrilmente lavorando ad una soluzione per uscire dal vicolo cieco in cui li ha costretti la tenaglia Marchionne-Fiom. Un'ultima ratio in vista della riunione di martedì prossimo, racconta una fonte vicina al dossier, potrebbe essere la commissione che era scaturita dall'ultimo accordo firmato anche dalle tute blu della Fiom, il contratto nazionale del 2008 (successivamente, quello che riguardava la parte economica è stato rinnovato nel 2009 senza il sindacato di Maurizio Landini).
Riesumare quella commissione, finita quasi subito su un binario morto, ma che aveva l'obiettivo di concedere particolari flessibilità a tutte le imprese in espansione, dunque impegnate a investire o ad aumentare i livelli occupazionali, consentirebbe di prendere due piccioni con una fava. D'un lato, terrebbe insieme le aziende del settore. Prospettando eccezioni o deroghe per tutti i settori che ne avessero l'esigenza, non solo per l'auto, metterebbe a tacere chi mugugna in queste settimane per il “trattamento speciale” riservato alla prima azienda italiana.
Inoltre, ripescare la commissione scaturita dall'ultimo rinnovo firmato unitariamente consentirebbe a Federmeccanica di allungare un ultimissimo ramoscello d'ulivo alla Fiom. La scorsa settimana su questo giornale era stato il leader degli epifaniani delle tute blu, Fausto Durante, a citare proprio quell'organismo come appiglio ideale per richiamare la sua organizzazione al tavolo del negoziato. Il problema, riassume un “big” di Federmeccanica, «è che Durante non è la Fiom. E Landini continua a mandare segnali di guerra».
Il tempo è tiranno e sono in corso già in questi giorni contatti informali tra Federmeccanica e le parti sociali, incluse le tute blu della Cgil, per capire se ci sono i margini per sfruttare quest'ultima possibilità di riportare al tavolo della trattativa tutte le parti in causa. La fonte di Federmeccanica osserva che «sulla presunta disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici c'è stato un eccessivo clamore mediatico, negli ultimi giorni. La verità è che all'ordine del giorno della riunione del 7 settembre non c'è ancora niente del genere».
Tuttavia, se prima di quella data la Fiom chiudesse le porte ad ogni ipotesi di mediazione, è evidente che l'associazione andrebbe avanti comunque. «Il fatto è - ragiona - che il sistema non è più un monolite e che ogni stabilimento, ogni realtà aziendale fa storia a sé e ha bisogno di una maggiore flessibilità rispetto a quella che le è garantita oggi dal contratto. Se la Fiom accetta questa esigenza, siamo pronti a raccoglierla. Altrimenti, andiamo avanti comunque nel solco della riforma del sistema contrattuale che ha introdotto le deroghe e cercando soluzioni tecniche che ci mettano al riparo da azioni giudiziarie della Fiom».
In altre parole, Federmeccanica si preparerebbe non a disdettare, ma a revocare, a recidere dal contratto firmato nel 2008. Andrebbe avanti senza Fiom e assieme a Fim, Uilm, Ugl e Fismic definirebbe un nuovo contratto per accogliere in tempi brevi le richieste di Marchionne e delle altre aziende del settore.
Le tute blu della Cgil punterebbero prevedibilmente a rendere inapplicabile quel contratto a suon di ricorsi e carte bollate. Facendo appello a quella regola che vuole che i contratti non possano essere cancellati se non con la firma di tutti i contraenti. In sostanza, se la Fiom ha firmato l'accordo del 2008 che Federmeccanica vuole revocare, l'associazione degli imprenditori non può farlo senza la firma delle tute blu. Almeno, non prima della scadenza del contratto. Che è il 2011 secondo Federmeccanica (che fa appello alla riforma del sistema contrattuale), il 2012 secondo la Fiom (che quell'intesa ha rigettato e quindi fa riferimento alle vecchie scadenze quadriennali).
Al più tardi per quella data, tuttavia, il nuovo contratto verrebbe adottato con la piena legittimità. Se la Fiom non rientrasse neanche allora, non sarebbe più un soggetto negoziale, un sindacato che firma contratti. Il suo destino da Cobas, come abbiamo scritto più volte, sarebbe segnato.