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In quaranta tra teologi, cardinali e vescovi al consueto seminario di fine agosto a Castel Gandolfo. Dal Papa l’invito alla profondità spirituale • L'interpretazione del Concilio al centro dell'incontro di Ratzinger con i suoi ex allievi: il Signore ci vuole alla sua mensa nonostante siamo pieni di colpe • Schönborn: l'umiltà trasforma gli insulti in grazia
di Fabrizio Mastrofini
Tratto da Avvenire del 31 agosto 2010
Nella liturgia non sono importanti gli aspetti esteriori ma la profondità spirituale. È uno dei concetti espressi da Benedetto XVI durante l’incontro con i suoi ex allievi riuniti nel cosiddetto Ratzinger Schülerkreis.
L’incontro avviene da diversi anni alla fine di agosto ed è terminato domenica mattina con una celebrazione eucaristica nella quale Benedetto XVI ha sottolineato l’esigenza di approfondire la formazione liturgica tenendo sempre presente la dimensione spirituale. Nell’omelia della Messa, celebrata presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, ha ricordato che l’umiltà richiede dal cristiano uno sguardo sobrio, grato e gioioso verso Cristo e le altre creature.
All’incontro hanno partecipato quaranta tra teologi, arcivescovi e vescovi tra cui il neo presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, l’arcivescovo svizzero Kurt Koch. Prendendo la parola all’inizio della Messa, Benedetto XVI ha svolto, parlando a braccio, una breve riflessione sull’importanza del cambiamento della mentalità che deve essere proprio di chi si professa seguace di Cristo. Prendendo spunto dalla pagina del Vangelo in cui si parla della scelta dei primi posti nei banchetti nuziali il Papa – nell’intervento riportato dalla Radio Vaticana – ha sottolineato come nella lettura tratta da Luca il Signore ci faccia «notare come in realtà continuiamo a vivere alla maniera dei pagani: invitiamo per reciprocità soltanto chi ricambierà l’invito, doniamo solo a chi ci restituirà. Ma lo stile di Dio è diverso: lo sperimentiamo nella santa Eucaristia. Egli invita alla sua mensa noi che davanti a lui siamo zoppi, ciechi e sordi», che «non abbiamo nulla da dargli. Durante la Messa, facciamoci toccare soprattutto dalla gratitudine per il fatto che Dio esiste, che Egli è così com’è, per il fatto che – nonostante non abbiamo nulla da dargli e siamo pieni di colpe – egli ci inviti alla sua mensa». Ma – ha proseguito il Pontefice nel passo citato da Radio Vaticana – bisogna imparare a «sentirci in colpa per lo stile pagano che spesso caratterizza la nostra vita perché viviamo così poco la novità, lo stile di Dio. E per questo iniziamo la Messa chiedendo perdono: un perdono che ci cambi, che ci faccia diventare più simili a Dio, a sua immagine e somiglianza». Nell’omelia il cardinale Schönborn ha insistito sul tema dell’umiltà, ricordando che Gesù ha affidato il Regno agli apostoli. Per fare in modo che questa importante vocazione non renda presuntuosi ha voluto che gli apostoli fossero i servitori di tutti. Un atteggiamento di umiltà – ha proseguito il porporato – che deve accompagnare il cristiano anche davanti agli insulti, alle persecuzioni e alle incomprensioni. Infatti – ha osservato Schönborn – l’umiltà «trasforma gli insulti in una grazia! Grazie, Santo Padre, perché lei incarna per noi l’atteggiamento di Cristo, che è mite e umile di cuore. Non è questa una cosa meravigliosa nella fede cristiana e nell’esperienza cristiana? La gioia per il fatto che i parametri del Cielo siano così diversi dai nostri». Dal canto suo, in un’intervista alla Radio Vaticana, monsignor Hans-Jochen Jaschke, vescovo ausiliare di Amburgo, ha ricordato che al centro del dibattito di questi giorni di incontri c’è stato il Concilio Vaticano II e la sua interpretazione secondo l’ermeneutica «della riforma e non della discontinuità rispetto al Magistero della Chiesa». «Sabato scorso – ha aggiunto il presule –, Benedetto XVI avuto un po’ di tempo per noi e abbiamo fatto due gruppi, uno la mattina, uno il pomeriggio. Era quasi come tempo fa, come uno dei corsi che abbiamo fatto con lui. Ha condotto l’incontro, ha ascoltato molto attentamente e ogni tanto è intervenuto. È stata una discussione molto piacevole, sobria e amichevole».