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Secondo il presidente dello Ior, il crollo delle nascite è all'origine di tutti i mali economici
di Paolo Viana
Tratto da Avvenire del 28 agosto 2010
Non ottengono la sufficienza gli strateghi anticrisi: Ettore Gotti Tedeschi, boccia chi, per risalire la china, ha scommesso su produttività e delocalizzazione, per non dire di quelli che hanno chiuso tutti e due gli occhi sulla crescita a debito. Per il presidente dello Ior, che è anche docente di economia politica e ieri si è confrontato al Meeting con il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli e il direttore di ResPublica Phillip Blond, la crisi «nasce tra il ’75 e l’85, quando popolazione occidentale inizia a decrescere».
Il crollo delle nascite è all’origine di (quasi) tutti i mali economici, compresa l’abnorme pressione fiscale: «Nel 1985, ha spiegato il banchiere cattolico, le tasse pesavano sul pil per il 30%, oggi siamo al 55%, in quanto senza sviluppo della popolazione aumentano i costi fissi, visto che la produttività ha dei limiti fisiologici». Se per uscirne bisogna «ritrovare la fiducia nella Provvidenza» - ma il mondo non sopporta lezioni di etica «tant’è vero che non ha accolto il messaggio della Humanae Vitae» ha puntualizzato - è tuttora pesante la zavorra delle teorie contrarie alla crescita demografia, dai neomaltusiani all’ecologismo che considera l’uomo «un cancro» ambientale. Sotto questa pressione, il pil pro capite dei paesi ricchi in questi anni «è cresciuto solo perché si è fermata la crescita demografica ed è in calo dal 2000 in Cina e Giappone perché sono entrati nel ciclo economico». Un presente che Blond ha descritto così: «Centralizzazione massiccia dei poteri nello Stato e della ricchezza nel mercato. Quest’ultima si è ristretta al di sotto dell’uno per cento della popolazione». Con una parallela esplosione dell’insicurezza sociale e nessun rimedio in vista, particolarmente dalla politica: «Destra e sinistra pari sono, due facce della stessa medaglia», ha spiegato l’esperto britannico. Il presidente dello Ior scuote la testa di fronte alle polemiche politiche. «Nessun governo è riuscito ad abbassare la pressione fiscale in questi anni per la semplice ragione che non è possibile in assenza di crescita demografica». Altra conseguenza negativa è un’economia dove i protagonisti si considerano al di là del bene e del male dove «coloro che si arricchiscono di più non hanno rispetto per le persone» come sottolinea De Bortoli.
Il banchiere ha ricordato che «nel corso degli ultimi trent’anni in Italia è diminuita la popolazione giovane mentre è cresciuta quella anziana e ciò significa meno gente che produce e più gente che usufruisce di pensione e sanità, cioè maggiori costi fissi. Un’economia può compensare questo processo in un modo solo: aumentando le tasse». Ma il nostro Paese, ha aggiunto, «deve affrontare anche tre peccati originali della sua economia: lo statalismo inefficiente, le privatizzazioni malfatte, i problemi creati nel momento in cui siamo entrati nell’euro». Il presidente dello Ior ha fornito questa prospettiva di lavoro per il futuro: «invece di pensare a mettere a posto gli strumenti (finanza, controlli, governance), bisogna rimettere a posto l’uomo - ha detto -. Si ridia all’uomo il vero ruolo nell’universo e nella natura. Il problema degli strumenti infatti è come vengono usati e questo dipende dal senso che dà loro l’uomo». Ma «far ritrovare all’uomo il senso della vita è il compito dei preti: invece di insegnare politica e sociologia, tornino a insegnare dottrina. La crisi di oggi dipende anche dal fatto che i preti non hanno insegnato dottrina e l’uomo si è perso».