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Così Marchionne rilancia la vocazione tricolore di Fiat, “ma basta accuse”

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Pullover blu a Rimini • L’ad del Lingotto conferma la volontà di puntare sull’Italia e propone un patto sociale contro “gli anni 60” • Apprezzamento dal Quirinale
Tratto da Il Foglio del 27 agosto 2010

Rimini. Per Sergio Marchionne, accolto tra gli applausi ieri mattina al Meeting ciellino, non è più tempo di ragionare con le categorie della lotta di classe tra padroni e operai. Su Melfi “la Fiat ha rispettato la legge e ha dato seguito al primo provvedimento della magistratura”, e “pur mantenendo legittime riserve nel merito abbiamo reinserito i lavoratori nell’organico dell’azienda”. Ora si aspetta il secondo giudizio. Davanti a oltre diecimila persone, molte delle quali già dalla prima mattina aspettavano l’apertura dei padiglioni per ascoltarlo, l’ad di Fiat è tornato sulle polemiche che in questi giorni hanno visto protagonista la sua azienda, ha difeso il lavoro di Cisl e Uil attaccando indirettamente la Cgil, rea di agire ancora come negli “anni Sessanta”.

Pronto comunque a incontrare Epifani, Marchionne si è detto convinto che serva “un patto sociale per condividere impegni e sacrifici e dare al paese la possibilità di andare avanti”; “abbiamo la possibilità di costruire in Italiaqualcosa di grande e di duraturo”. Un intervento che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere diverso ma: “Non posso ignorare l’importanza di quello che sta succedendo e la gravità delle accuse alla Fiat”. Marchionne ha raccontato la sua vita fino al 2004, quando arrivando in Fiat trovò “una struttura immobile, chiusa su se stessa”. Molto è cambiato da allora, e nonostante i complimenti che da tutto il mondo arrivano all’azienda torinese, resta “l’impressione che gli sforzi che la Fiat sta facendo per rafforzare la presenza industriale in Italia non vengano compresi oppure non siano apprezzati intenzionalmente”.

Il presidente Napolitano, lodando l’apertura di Marchionne al suo invito a trovare una soluzione su Melfi, ha voluto ribadire in una nota che “in Italia si sa apprezzare lo sforzo compiuto per rilanciare l’azienda”. Secondo l’ad di Fiat il problema è che “abbiamo paura di cambiare. Se non lasciamo alle spalle i vecchi schemi non ci sarà spazio per vedere nuovi orizzonti”. Serve un cambiamento generale, ha concluso Marchionne: “Molto spesso le ragioni del declino di un paese hanno a che fare con ciò che non abbiamo saputo o voluto trasformare, con l’abitudine di mantenere sempre le cose come stanno”.




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