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Civiltà )( BarbarieLe coop che si allontanano dalla sinistra sono un pessimo presagio per il Pd
Tratto da Il Foglio del 26 agosto 2010

La decisione delle cooperative “rosse” di non partecipare ai dibattiti programmati nel corso della Festa dell’Unità bolognese ha sucitato sorpresa e curiosità.

Qualche dirigente cooperativo ne ha dato una spiegazione anodina, “questa volta preferiamo ascoltare”, altri, come il sanguigno presidente della Camst (cooperative che gestiscono mense e ristorazione) Marco Minella, invece dicono chiaro che si tratta di una “protesta convinta e largamente condivisa” nei confronti di un partito che “avverte le cooperative come un fastidio e un’anomalia”. Cosa è successo? Non sono passati molti anni da quando l’espansione del movimento cooperativo era considerata a sinistra uno strumento fondamentale del consolidamento del sistema di potere, fino ad arrivare alla sfortunata identificazione nella famosa frase di Piero Fassino “abbiamo una banca”. Le cooperative rosse, storicamente prodotto del riformismo socialista, sono poi diventate un elemento importante non solo economicamente dell’universo comunista. Rappresentavano anche il terreno sul quale si sperimentava un cauto ma sempre più importante rapporto con “il mercato”, magari sempre demonizzato a parole, ma del quale si interpretavano e si comprendevano le dinamiche concrete anche grazie a questa preziosa esperienza.

Il Partito democratico non è il Pci, il che potrebbe far pensare che oramai l’antagonismo tra partito e mercato sia stato archiviato e che quindi un rapporto privilegiato con un determinato settore economico, seppure basato su principi di socializzazione dei profitti, appaia pleonastico. Può darsi che sia così, ma questo non giustificherebbe il “fastidio” denunciato da Minella. Forse il dissidio nasce proprio dall’autonomia che il settore cooperativo si è conquistato, il che rende ingombrante il possibile peso di migliaia di soci che possono intervenire nelle vicende interne, a cominciare dalle eventuali primarie per la scelta del candidato a palazzo D’Accursio, intralciando le complesse alchimie dei gruppi dirigenti. Il fastidio insomma nascerebbe dalla paura che la “democrazia economica” cooperativa influisca su quella politica, varcando uno steccato invisibile ma molto presidiato.




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