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Mogadiscio rischia di capitolare

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Civiltà )( BarbarieAl Shabaab all'assalto finale
Tratto da L'Osservatore Romano del 26 agosto 2010

Mogadiscio, 25. Non c'è tregua a Mogadiscio. Dopo la strage di ieri, perpetrata dalle milizie radicali islamiche al Shabaab nell'hotel Mona, anche questa mattina si sono registrate violenze.

Tra gli uomini di al Shabaab e le forze del Governo di transizione sono divampati scontri nelle zone a nord e sud della capitale somala: sei civili sono rimasti uccisi, riferiscono fonti locali. Le milizie hanno poi assaltato il palazzo presidenziale, ma l'esercito è riuscito a respingere l'attacco.

Il Paese dunque, ancora sotto shock per l'attacco di ieri, in cui sono rimasti uccisi sei deputati e quattro alti funzionari del Governo, non si è risvegliato sotto i migliori auspici: al contrario, è stata un'alba di sangue.

L'attacco di ieri delle milizie radicali islamiche di al Shabaab è stato un attacco alle istituzioni. Secondo il ministro dell'Informazione, Abderrahman Omar Uthman, quella che i miliziani di al Shabaab stanno combattendo contro il Governo somalo non è solo una guerra per il controllo del territorio: il loro vero obiettivo è "dimostrare la totale impotenza del presidente Sharif Ahmed e dell'Esecutivo appoggiato dai Governi occidentali".

In un'intervista a un quotidiano italiano, il ministro dell'Informazione afferma che "negli ultimi mesi molti miliziani sono arrivati dall'estero, dal Pakistan, dall'Afghanistan e anche dai Paesi occidentali per partecipare alla guerra lanciata da al Shabaab". Quindi aggiunge: "Siamo pronti a resistere con tutti i nostri mezzi. Noi rappresentiamo il popolo somalo e non ci arrenderemo. O respingiamo adesso questa minaccia o sarà troppo tardi".

Il ministro dell'Informazione chiede poi aiuto alla comunità internazionale. Nel fare riferimento alla questione delle truppe dell'Unione africana, che devono difendere gli edifici governativi, Omar Uthman rileva che le loro possibilità di reazione sono limitate dalle regole d'ingaggio.

"Abbiamo bisogno del sostegno internazionale dal punto di vista finanziario - dichiara il ministro - altrimenti i nostri sforzi risulteranno vani. Dobbiamo addestrare nuovi ufficiali, militari e poliziotti e dotarci dell'equipaggiamento adeguato a respingere gli assalti".

Certo che la minaccia rappresentata dagli uomini di al Shabaab si fa sempre più seria. Si tratta di un'organizzazione guerrigliera antigovernativa che dal gennaio 2009, dopo il ritiro dei soldati dall'Etiopia (rimasti nel Paese per tre anni con il sostegno degli Stati Uniti), ha conquistato la maggior parte del centro e del sud della Somalia, nonché numerosi quartieri di Mogadiscio.

Quella di ieri, concordano gli analisti, è stata una dimostrazione di forza messa in atto dagli uomini di al Shabaab. Le milizie, vicine ad Al Qaeda, si stanno gettando all'assalto degli ultimi bastioni, controllati dalle forze ugandesi e rwuandesi: palazzi governativi, porto, aeroporto e strada che lo collega alla città.

Il mercato di Baraka, vitale per il rifornimento della popolazione, era chiuso, sotto i colpi dei mortai e dei carri ugandesi che rispondevano all'artiglieria degli insorti. L'inizio dell'offensiva, ricordano gli osservatori, è collegata all'annuncio del prossimo arrivo di nuovi soldati africani, duemila, deciso al vertice dell'Unione africana. Gli uomini di al Shabaab hanno fretta e attaccano ripetutamente: temono che l'armata africana diventi troppo robusta e quindi difficile da sconfiggere.

Gli analisti sottolineano poi la preoccupazione crescente per i sospetti legami tra le milizie al Shabaab e Al Qaeda. Il fatto che il mese scorso, gli shabaab misero a segno una strage in Uganda (76 vittime) applicando la tattica degli attentati contemporanei, alla maniera di Al Qaeda, ha avvalorato il sospetto di tali legami, e ciò non può certo rendere ottimisti riguardo a un futuro senza nuove minacce e senza nuove violenze.

Teatro di una guerra civile che dura dal 1991, senza un Governo capace di controllare il proprio territorio, la Somalia è diventata nell'ultimo anno un altro fronte della guerra al terrorismo. Gli analisti sono concordi nel rilevare che il Paese potrebbe rischiare di diventare il nuovo campo di addestramento di una generazione di miliziani pronti a compiere attentati in tutto il mondo. Nel frattempo i civili a Mogadiscio, sempre ostaggio delle violenze, denunciano che in città non c'è cibo, come pure non c'è lavoro e, ovviamente, non c'è sicurezza".




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