il Mascellaro è diventato Miradouro   [leggi perchè]
Da oggi puoi utilizzare l'indirizzo www.miradouro.it
Cristo risorto Medaglia miracolosa
Samizdatonline.it

Avviso ai naviganti

Questo non è il sito della
Associazione Culturale
il Mascellaro
.
Per andarci, cliccare
sull'albero qui sotto.

Modernismo addio: il giuramento che fece epoca (e polemiche)

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampa

100 anni fa veniva promulgato il documento più famoso della lotta contro le eresie sotto Pio X
di Roberto Beretta
Tratto da Avvenire del 26 agosto 2010

«Io fermamente accetto e credo in tutte e in cia­scuna delle verità defini­te, affermate e dichiarate dal ma­gistero infallibile della Chiesa, so­prattutto quei principi dottrinali che contraddicono direttamente gli errori del tempo presente...».

Cominciava così – ovviamente in latino – il «giura­mento antimoder­nista» che in questi giorni compie un secolo e che per ol­tre metà fu impo­sto per obbligo a varie categorie di ecclesiastici: parro­ci, professori nelle università pontifi­cie e nei seminari (ma anche alla Cattolica), predicatori, confessori, superiori religiosi, chierici prima dell’ordinazione, eccetera. Il testo è contenuto nel motu proprio va­ticano Sacrorum antistitum, ema­nato il 1° settembre 1910 da Pio X; un documento che, seppure non sia il primo né il più noto di quelli annoverati dagli specialisti nell’«offensiva antimodernista» della Chiesa novecentesca (l’enci­clica Pascendi e il decreto Lamen­tabili sono infatti del 1907), è cer­to quello che provocò gli effetti più tangibili sul clero; almeno fino al 1967, anno in cui il giuramento venne definitivamente abrogato.

Peraltro nemmeno alle sue origini il provvedimento vaticano suscitò unanimi approvazioni: anzi. La ge­stazione del testo viene ora rico­struita grazie a documenti d’ar­chivio da Judith Schepers, che pubblica un saggio in materia nel volume miscellaneo La condanna del modernismo. Documenti, in­terpretazioni, conseguenze, appe­na stampato da Viella per cura di Claus Arnold e Giovanni Vian (pp. 260, euro 30). Dall’accurata anali­si si apprende la perplessità degli stessi ambienti curiali di fronte a un provvedimento che «non ha e­guali nella storia della Chiesa»; di­fatti il testo richiede di giurare an­che su questioni discutibili e non del tutto risolte in ambito teologi­co, per esempio sulla dimostrabi­lità di Dio «con certezza» e solo «con i lumi della ragione naturale» o sui miracoli «come segni certis­simi dell’origine soprannaturale della religione cristiana». Il giuramento nacque in una ses­sione del Sant’Uffizio del giugno 1910, quando venne approvata l’i­dea di approntare un elenco di proposizioni moderniste erronee chiedendo poi ai professori eccle­siastici di promettere di non inse­gnarle. Ma, da strumento di ga­ranzia per prevenire infiltrazioni «eretiche» nella classe docente, il provvedimento allargò moltissimo la sua influenza, soprattutto a cau­sa dei due esperti – particolar­mente intransigenti – incaricati della stesura materiale della for­mula: il gesuita Louis Billot e il re­dentorista Van Rossum. Costoro intesero il giuramento come uno strumento dogmatico e non disci­plinare, cosa che – non appena il testo venne promulgato – provocò una notevole mole di critiche (per esempio sulla «elevazione forma­le eccessiva di enunciati magiste­riali fallibili al rango di articoli di fe­de») e di richieste di chiarimento da parte di vari vescovi.

In particolare, si domandava co­me comportarsi di fronte ai preti che rifiutavano di prestare il giu­ramento per motivi di coscienza (8 casi, 6 tedeschi e 2 italiani). E, mentre gli esperti del Sant’Uffizio insistevano perché coloro che non giuravano venissero scomunicati «come membri defunti e imputri­diti», al contrario i cardinali si fer­marono alla sospensione a divinis (in pratica il divieto di celebrare la messa e gli altri sacramenti). «Que­sta correzione – commenta la Schepers – qualifica il giuramento antimodernista di sicuro come presupposto per l’esercizio del­l’ufficio sacerdotale, ma non gli ri­conosce alcun significato diretto in merito all’ortodossia dell’obiet­tore». Non una professione di fede, dun­que, ma solo una dichiarazione di «obbedienza alla Chiesa» e di ca­rattere transitorio: questo doveva essere, secondo i consultori del Sant’Uffizio (peraltro in contrad­dizione col tenore dogmatico del­la formula), il giuramento anti­modernista; tant’è vero che gli stessi cardinali sconsigliarono fer­mamente al Papa di introdurlo nel Codice di Diritto canonico che si andava elaborando e che sarebbe uscito nel 1917. Non fu inserito, infatti. Ma si lasciò che, a livello popolare, del giuramento circo­lasse l’interpretazione più intran­sigente.




I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori.
Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari.

Tutto il materiale presente su miradouro.it, mascellaro.it, mascellaro.eu è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d'uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di comunicarcelo via e-mail (nella sezione "Contattaci") attestando le sue dichiarazioni comprovate.

Quanto pubblicato in queste pagine e che non competa il nostro ingegno, è dichiarato nella voce "tratto da" o "fonte" presente in testa al contributo proposto o al piede.

Seguite il Miradouro su Twitter

Premium Drupal Themes by Adaptivethemes