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L’annunciatore denunciò di aver ucciso il partner malato • La Procura non ha trovato «alcuna prova» che confermi la versione di Ray Gosling Ora rischia fino a sei mesi di carcere
di Elisabetta Del Soldato
Tratto da Avvenire del 21 agosto 2010
Ray Gosling, un presentatore storico della Bbc che lo scorso febbraio aveva confessato alle telecamere di aver ucciso, vent’anni prima, il partner malato di Aids soffocandolo con un cuscino in ospedale, «ha procurato allarme e solo fatto perdere tempo e denaro alla polizia», ha dichiarato». ieri il procuratore generale Keir Starmer e «dovrà pagare per questo». Il prossimo settembre l’uomo apparirà davanti ai magistrati che decideranno se dovrà scontare una condanna che può arrivare fino a sei mesi di reclusione.
Gosling, 71 anni, era stato arrestato per omicidio dopo aver confessato l’atto in tv, suscitando una tempesta mediatica in un momento di già intenso dibattito in Gran Bretagna su suicidio assistito ed eutanasia.
All’epoca era stato interrogato per oltre trenta ore. Attualmente è libero su cauzione. Con le lacrime agli occhi Gosling aveva raccontato durante un programma regionale dal titolo «Inside Out» di aver ucciso il partner in ospedale scatenando un’indagine della polizia che è durata sei mesi.
Gosling, sempre durante la trasmissione, aveva detto di essere d’accordo con il partner che se la sofferenza fosse diventata insopportabile lo avrebbe aiutato a morire. La decisione della Procura di far pagare a Gosling il fatto di aver fatto perdere tempo alla polizia è giunta dopo che non sono state trovate prove che l’uomo abbia davvero ucciso il partner.
«Centinaia di ore di lavoro di polizia sono state perse per indagare sulle affermazioni del signor Gosling e non si è stati in grado di trovare alcuna prova per confermarle», ha detto una fonte della Procura. «Gli agenti avevano il dovere di indagare su ciò che sembrava essere stata ammissione di omicidio, ma hanno ricevuto poca cooperazione da Gosling Ieri gran parte della stampa britannica speculava sul fatto che il presentatore avesse montato una confessione falsa per attrarre attenzione sul tema del suicidio assistito e dell’eutanasia, entrambi illegali in Gran Bretagna, e convincere così il pubblico della necessità di un cambiamento della legge.
Solo un anno fa, spinto dal caso di una malata di sclerosi multipla, Debbie Purdy, il procuratore Starmer aveva pubblicato nuove linee guida che stabiliscono quando una persona è colpevole se ne aiuta un’altra a morire (se per esempio è spinta da compassione o da motivi economici). La Purdy aveva portato il suo caso in tribunale perché voleva sapere cosa sarebbe accaduto al marito quando questi sarebbe tornato in Gran Bretagna dopo averla accompagnata in Svizzera a morire nella clinica del suicidio assistito Dignitas. Finora nessuno dei familiari degli oltre cento britannici che sono morti in Svizzera è stato incriminato.