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Riesplode in Cina lo scandalo del latte-killer

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Sequestrate 103 tonnellate di quattro differenti produttori: tutte contenevano un'alta e pericolosa quantità di melamina Sei persone sono state arrestate Nel 2008 causò strage di neonati
Tratto da Avvenire del 22 agosto 2010

Con il sequestro di oltre cento tonnel­late di latte avvele­nato, è riesploso in Cina lo scandalo della melamina, il prodotto chimico che nel 2008 ha causato la morte di sei neonati e ar­recato seri danni alla sa­lute di oltre 300mila bam­bini. L’agenzia Nuova Ci­na ha annunciato che 103 tonnellate di latte in pol­vere di quattro differenti produttori contenente un’alta quantità di mela­mina sono stati scoperti nelle tre province setten­trionali di Hebei, Shanxi e Tianjin. In luglio altre 124 tonnellate di latte in pol­vere alla melamina erano state sequestrate nelle vi­cine province del Gansu e del Qinghai.

Sei persone sono state ar­restate in relazione alla vi­cenda e 41 sono state fer­mate in attesa degli svi­luppi dell’indagine, ha ag­giunto ancora l’agenzia ci­nese. La melamina è un prodotto chimico che fa apparire il contenuto pro­teico del latte notevol­mente più alto di quanto non sia in realtà.

Ingerita in grosse quantità può provocare calcoli ai reni e, in casi estremi, an­che tumori. Lo scandalo scoppiato nell’autunno del 2008, poche settima­ne dopo la conclusione delle Olimpiadi di Pechi­no, provocò una forte rea­zione dell’opinione pub­blica cinese e internazio­nale, e portò al ritiro dal mercato di una serie di prodotti cinesi che avreb­bero potuto essere stati avvelenati dallo stesso ad­ditivo. In precedenza, gli Usa aveva bloccato le im­portazioni di alcune mar­che di cibo per animali domestici cinesi, i cui pro­dotti era risultati conte­nere eccessive quantità di melamina.

Due persone furono con­dannate a morte nel pro­cesso che seguì all’esplo­sione dello scandalo, che ebbe al centro la Sanlu, un’impresa che in seguito è stata dichiarata in ban­carotta e ha messo fine al­le sue operazioni. Tian Wenhua, la presidente della Sanlu, fu condanna­ta all’ergastolo dopo aver ammesso di aver saputo che il latte era avvelenato alcuni mesi prima di av­vertire le autorità.

La pena capitale fu com­minata a due allevatori che fornivano la materia prima alla Sanlu, ritenuti direttamente responsabi­li di aver aggiunto la me­lamina ai loro prodotti per renderli più concorren­ziali. Per il suo latte in pol­vere, la Sanlu usava il lat­te fornitole da una vasta rete di piccoli produttori. Nel processo altre 18 per­sone furono condannate a pene detentive. I fami­liari dei bambini morti o ammalati a causa del lat­te avvelenato accusarono le autorità cinesi di aver coperto lo scandalo a­spettando la conclusione delle Olimpiadi per inter­venire. Li Fangping, avvo­cato di alcuni degli accu­sati, affermò che gli im­putati erano «capri espia­tori». «Nessun funziona­rio governativo è stato ac­cusato per aver trascurato i suoi doveri di supervi­sione», sostenne. (E. A. )




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