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L’esemplare crescita cinese resta un pessimo modello di capitalismo
Tratto da Il Foglio del 19 agosto 2010
Alla fine dell’anno l’economia cinese, in forte espansione, supererà quella giapponese conquistando il secondo posto mondiale nella produzione, mentre già detiene il primo per esportazioni e consumo di energia.
Naturalmente si tratta di dati globali, che non debbono far dimenticare che la popolazione cinese è più numerosa di quella giapponese di almeno dieci volte. Anche il sorpasso dell’America, pronosticato per il prossimo decennio, non può far dimenticare che il reddito pro capite cinese di 3.600 dollari l’anno è un dodicesimo di quello americano, di 46 mila. Il mondo economico, mentre constata il ruolo fondamentale di traino che la crescita cinese esercita per la fuoruscita dalla crisi internazionale, esprime preoccupazione per le distorsioni che le esportazioni a basso costo possono provocare sulla crescita altrui o sull’effetto di surriscaldamento che potrebbe derivare dall’aumento della domanda di materie prime. Il vero problema che la crescita del modello cinese, il modello del capitalismo senza libertà, dovrebbe porre è invece di carattere politico. L’aspirazione della Cina a diventare leader del terzo mondo è fallita quando l’esempio che presentava era quello fallimentare di un’economia socialista, con le aggravanti delle improvvisazioni del “grande balzo in avanti”, che in realtà provoà un’immane carestia, o i fanatismi della “grande rivoluione culturale proletaria”.
Il sistema attuale, invece, risulta molto attrattivo, perchè consente ai vari regimi dittatoriali (peraltro legati spesso d aintensi rapporti commerciali con Pechino) di puntare a una crescita di tipo capitalistico senza rinunciare alla tirannia politica. Solo la conquista da parte dei lavoratori cinesi della libertà di associazione potrebbe cambiare le cose, e la tendenza a un’estensione delle rivendicazioni salariali fa pensare che questo processo, seppure embrionale, cominci a consolidarsi. Altrimenti, se il capitalismo cinese continuerà a negare ogni libertà, diventerà una pericolosa variante dei regimi nazionalisti illiberali, un cattivo esempio che rischia di essere troppo imitato.