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Il segno di san Pio X

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Benedetto XVIl'udienza del mercoledì
«Riformò Curia, liturgia e catechesi» • Benedetto XVI ricorda l’opera e la figura del predecessore di cui sabato ricorre la memoria liturgica. «Il suo Catechismo è stato per molti una guida sicura nell’apprendere le verità di fede per il linguaggio semplice, chiaro e preciso»
Tratto da Avvenire del 19 agosto 2010

Cari fratelli e sorelle,
oggi vorrei soffermarmi sulla figura del mio predecessore san Pio X, di cui sabato prossimo si cele­bra la memoria liturgica, sottolineandone alcuni tratti che possono essere utili anche per i Pastori e i fedeli della nostra epo­ca.

Giuseppe Sarto, così il suo nome, nato a Riese (Treviso) nel 1835 da famiglia contadina, dopo gli studi nel Seminario di Padova fu ordinato sacerdote a 23 anni. Dapprima fu vice parroco a Tombo­lo, quindi parroco a Salzano, poi canonico della cattedrale di Tre­viso con l’incarico di cancelliere vescovile e direttore spirituale del Seminario diocesano. In questi anni di ricca e generosa esperien­za pastorale, il futuro Pontefice mostrò quel profondo amore a Cri­sto e alla Chiesa, quell’umiltà e semplicità e quella grande carità verso i più bisognosi, che furono caratteristiche di tutta la sua vi­ta. Nel 1884 fu nominato vescovo di Mantova e nel 1893 Patriarca di Venezia. Il 4 agosto 1903, venne eletto Papa, ministero che ac­cettò con esitazione, perché non si riteneva all’altezza di un com­pito così alto.

I l pontificato di san Pio X ha lasciato un segno indelebile nella storia della Chiesa e fu caratterizzato da un notevole sforzo di riforma, sintetizzata nel motto Instaurare omnia in Christo, «Rinnovare tutte le cose in Cristo». I suoi interventi, infatti, coin­volsero i diversi ambiti ecclesiali. Fin dagli inizi si dedicò alla rior­ganizzazione della Curia romana; poi diede avvio ai lavori per la redazione del Codice di diritto canonico, promulgato dal suo suc­cessore Benedetto XV. Promosse, poi, la revisione degli studi e dell’«iter» di formazione dei futuri sacerdoti, fondando anche va­ri Seminari regionali, attrezzati con buone biblioteche e professo­ri preparati. Un altro settore importante fu quello della formazio­ne dottrinale del Popolo di Dio. Fin dagli anni in cui era parroco aveva redatto egli stesso un catechismo e durante l’episcopato a Mantova aveva lavorato affinché si giungesse ad un catechismo u­nico, se non universale, almeno italiano. Da autentico pastore a­veva compreso che la situazione dell’epoca, anche per il fenome­no dell’emigrazione, rendeva necessario un catechismo a cui o­gni fedele potesse riferirsi indipendentemente dal luogo e dalle cir­costanze di vita. Da pontefice approntò un testo di dottrina cri­stiana per la diocesi di Roma, che si diffuse poi in tutta Italia e nel mondo. Questo Catechismo chiamato «di Pio X» è stato per mol­ti una guida sicura nell’apprendere le verità della fede per il lin­guaggio semplice, chiaro e preciso e per l’efficacia espositiva.

Notevole attenzione dedicò alla riforma della Liturgia, in particolare della musica sacra, per condurre i fedeli ad u­na più profonda vita di preghiera e ad una più piena par­tecipazione ai sacramenti. Nel Motu Proprio Tra le sollecitudini (1903, primo anno del suo pontificato), egli afferma che il vero spi­rito cristiano ha la sua prima e ed indispensabile fonte nella par­tecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa (cfr ASS 36[1903], 531). Per questo racco­mandò di accostarsi spesso ai sacramenti, favorendo la frequen­za quotidiana alla santa Comunione, bene preparati, e anticipan­do opportunamente la prima Comunione dei bambini verso i set­te anni di età, «quando il fanciullo comincia a ragionare» (cfr S. Con­gr. de Sacramentis, Decretum Quam singulari : AAS 2[1910], 582). edele al compito di confermare i fratelli nella fede, san Pio X, di fronte ad alcune tendenze che si manifestarono in ambi­to teologico alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX, inter­venne con decisione, condannando il «modernismo», per difen­dere i fedeli da concezioni erronee e promuovere un approfondi­mento scientifico della Rivelazione in consonanza con la tradi­zione della Chiesa. Il 7 maggio 1909, con la Lettera apostolica Vi­nea electa, fondò il Pontificio Istituto Biblico. Gli ultimi mesi del­la sua vita furono funestati dai bagliori della guerra. L’appello ai cattolici del mondo, lanciato il 2 agosto 1914 per esprimere «l’a­cerbo dolore» dell’ora presente, era il grido sofferente del padre che vede i figli schierarsi l’uno contro l’altro. Morì di lì a poco, il 20 a­gosto e la sua fama di santità iniziò a diffondersi subito presso il F popolo cristiano. C ari fratelli e sorelle, san Pio X insegna a noi tutti che alla ba­se della nostra azione apostolica, nei vari campi in cui ope­riamo, ci deve essere sempre un’intima unione personale con Cristo, da coltivare e accrescere giorno dopo giorno. Questo è il nucleo di tutto il suo insegnamento, di tutto il suo impegno pa­storale. Solo se siamo innamorati del Signore, saremo capaci di por­tare gli uomini a Dio ed aprirli al Suo amore misericordioso, e co­sì aprire il mondo alla misericordia di Dio.

La cronaca • Il saluto ai fedeli

Anche questa settimana la tradizionale catechesi del mercoledì si è svolta nel cortile interno del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, dove il Papa sta trascorrendo un periodo di riposo estivo. Numerosi i pellegrini di diverse nazionalità presenti nel cortile che hanno festeggiato Benedetto XVI, che ha parlato dal balcone del primo piano. «Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana – ha detto il Papa –, in particolare le rappresentanti delle Ancelle del Sacro Cuore, riunite a Roma per il loro Capitolo Generale». E oltre a loro «saluto i partecipanti al pellegrinaggio in bicicletta promosso dalla diocesi di Brescia. Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Tutti invito a dedicare sempre più tempo alla formazione cristiana, per essere fedeli discepoli di Cristo, via, verità e vita».




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