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Il caso di Domenicali e i nuovi pasticci attorno alla “Quiete”
occhiaie di riguardo di Toni Capuozzo
Tratto da Il Foglio del 18 agosto 2010
Non so se sulla tomba del piccolo cimitero di Paluzza, in Carnia, accanto al nome di Eluana Englaro siano segnati, come si usa, l’anno di nascita e quello di morte. Ma ricordo le parole del parroco don Tarcisio Puntel, ai funerali di un anno e mezzo fa: “Oggi con molta umiltà dobbiamo chinare il nostro capo. Ora c’è il silenzio”. Il silenzio, sembra, continua a regnare nel mondo dei legislatori, ma non altrove. Perché lo scorso mese di maggio, alla presenza del sindaco di Udine, l’ex rettore Furio Honsell, già ospite fisso di Fabio Fazio, e di Beppino Englaro, Amato De Monte, il medico anestesista che aveva presieduto al protocollo che prevedeva l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione, aveva presentato “Gli ultimi giorni di Eluana”, scritto insieme con la moglie, infermiera della stessa équipe, Cinzia Gori. Un libro che gli autori intendevano teso a “ristabilire la verità”. In realtà, il libro ha fatto notizia solo per qualche indiscrezione, tipo la telefonata del governatore Renzo Tondo allo stesso De Monte, che aveva dato l’avvio alla fase finale della vicenda (ma non era un mistero la solidarietà carnica e socialista nei confronti di Beppino Englaro), e qualche dettaglio sulla brutta storia delle fotografie scattate a Eluana nel suo ultimo letto, per le quali erano stati indagati anche una giornalista e un fotografo, e spiegate da De Monte con la necessità di documentare, in accordo con la famiglia, l’applicazione rigorosa del protocollo stabilito dalla Corte d’appello di Milano. Il libro ha avuto, in realtà, una scarsa eco, anche perché, sotto forma di memorie personali, non fornisce risposte alle affermazioni di altri libri, sulle reali condizioni – il peso, la presenza o l’assenza di piaghe – della degente de La Quiete. L’unica polemica è stata quella con un’azienda di trasporti ospedalieri, una cui un’ambulanza sulla soglia della casa di riposo figura sulla copertina del libro, che si è lamentata, ricorrendo anche a vie giudiziarie, perché non aveva nulla a che vedere con il trasporto di Eluana da Lecco a Udine (De Monte se l’è cavata perché non aveva a che vedere con la scelta della copertina, ed è rimasta una storia tra editore e ditta). Dove invece il silenzio non regna affatto, neppure d’agosto, è a La Quiete. La presidente della casa di riposo, Ines Domenicali, si è dimessa due mesi fa, e le sue dimissioni, cui inutilmente il sindaco, con una lettera piena di apprezzamenti, aveva chiesto di rinunciare, hanno sollevato un vespaio politico. Perché non se n’è andata in punta di piedi, ma prima di farlo ha rimosso il suo vice, Stefano Gasperin, iscritto come lei al Pd cittadino. E il sindaco, come se niente fosse, ha riconfermato Gasperin nel nuovo consiglio d’amministrazione, presieduto da Gabriele Renzulli, vecchia gloria del socialismo friulano. La Domenicali non l’ha presa bene, definendo “leggermente contraddittorio” l’atteggiamento del sindaco, e confessando la sua delusione per non avere ricevuto dal Partito democratico un cenno di solidarietà: “Resto fedele ai miei ideali, ma d’ora in poi guarderò bene prima di votare”. Come succede in politica, e ancora di più nella politica locale, il Pdl, intuita una guerra intestina nell’avversario, ha preso le difese della dimissionaria. Senza fare i conti con il guastatore di Sos Italia, Volpe Pasini, un corsaro della politica locale, che ha invitato il Pdl a “chiedere conto alla Domenicali del costo quasi raddoppiato della costruzione del nuovo padiglione grazie a otto varianti in corso d’opera”, e a motivare “alcune assunzioni avvenute solo su indicazione del sindacato di sinistra”. Il Partito democratico, a questo punto, rompe il silenzio: non è mai venuta meno la stima per la Domenicali (“abbiamo a che fare – dice il vicesindaco Martines – con una persona che ha costruito la sua visibilità come donna di centrosinistra capace e come tale resta una risorsa”), apprezza il nuovo cda, ritiene inutile la commissione d’inchiesta, sostiene che le non richieste solidarietà del Pdl alla dimissionaria si spieghino con i legami con la sanità privata, nega che lo scontro nel vecchio cda de La Quiete ricalchi quelli tra diverse anime del Pd (il vice Gasparin con Debora Serracchiani, la Domenicali con lo stesso Martines). Ines Domenicali si dice stanca, e desiderosa solo di uscire dalle polemiche. E ricorda di essere stata accusata, in passato, di abuso di ordinanze: “In dodici anni ho firmato solo cinque ordinanze, due nel periodo di Eluana Englaro. Perché se non mettevo io quella firma Eluana a Udine non arrivava. Lì ho rischiato, ma di queste cose si sono tutti dimenticati”. Non c’è silenzio, ma neanche grandezza, e figurarsi gloria.