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Le urgenze del paese • Il monito arriva da più parti: Confindustria,Ance, Angem. Un peso per le grandi imprese, ma anche e soprattutto per le piccole. Confartigianato alza il dito e invoca subito norme più severe • Maxi-ritardi per la Pubblica amministrazione. Monito delle associazioni: peso insostenibile • Scende in campo l'Ue • Tajani: entro il 2011 regole certe sui pagamenti • Sanzioni del 5% per chi non le rispetta
di Giuseppe Matarazzo
Tratto da Avvenire del 17 agosto 2010

Ammontano a 70 miliardi i credi­ti che le imprese vantano com­plessivamente nei confronti del­la pubblica amministrazione. Con un tempo medio di pagamento che in Italia è di 128 giorni (con punte di 600-700 gior­ni nella sanità meridionale). Tre volte quello della Germania (40 giorni), e mol­to più lungo che in Gran Bretagna (49 giorni) e in Francia (70). L’allarme arriva da più parti: Confindustria, Confartigia­nato, Ance, Angem. E riguarda un po’ tut­ti i settori, dalla sanità appunto, all’edili­zia, ai ristoratori. In un momento in cui le aziende tentano di superare lo stato di forte crisi e cercano risorse per sostene­re la crescita e la ripresa di ordini e pro­duzione, i pagamenti ritardati sono il col­po di grazia. Come togliere l’ossigeno a un malato che ha bisogno di cure. Il lea­der degli industriali, Emma Marcegaglia, parla di «scandalo nazionale che non sia­mo riusciti a correggere», riflesso «del pes­simo funzionamento della stessa pubbli­ca amministrazione». Il direttore genera­le di Confindustria, Giampaolo Galli, in una audizione alla Commissione attività produttive della Camera, ha articolato: «Questo è uno dei problemi che pesano maggiormente sul nostro sistema im­prenditoriale e che la crisi ha reso anco­ra più gravoso. È una situazione insoste­nibile ». Un peso per le grandi imprese, ma anche e soprattutto per le piccole. Confartigia­nato alza il dito e invoca norme più seve­re. Per Cesare Fumagalli, segretario ge­nerale dell’associazione di categoria, i «cattivi pagatori» mettono le Pmi nelle condizioni di non farcela: «Molte piccole e medie imprese si sono ritrovate con po­sizioni liquide zero, spesso sottozero, no­nostante la maturazione di crediti verso la Pa e i grandi committenti i cui termini di pagamento erano sca­duti da un pezzo». La Confartigianato chiede u­na «stretta» sulla Pubbli­ca amministrazione, in­troducendo e rafforzan­do l’inderogabilità dei ter­mini affinché la piccola e media impresa possa es­sere pagata. Uno dei set­tori più colpiti da questa piaga è l’edilizia. Il presi­dente dell’Ance, Paolo Buzzetti, invita così la pubblica amministrazio­ne a uno «scatto di effi­cienza ». «Devono rispet­tare i termini di paga­mento contrattuali nei confronti di im­prese e fornitori», è la voce dell’Angem, l’associazione delle imprese di ristora­zione collettiva. Un coro unanime quel­lo del mondo produttivo. Problema italiano. Ma non solo. Se la me­dia a livello Ue è di 69 giorni, la crisi ha peggiorato la situazione di alcuni paesi, come la Spagna o il Portogallo, in parti­colare, che vanta solo il 50% di aziende virtuose con pagamenti in tempi regola­ri. Per questo anche da Bruxelles si cerca di arginare il fenomeno. «I ritardi nei pa­gamenti sono una pietra al collo delle pic­cole e medie imprese e possono essere anche causa della chiusura di un’azien­da », ha evidenziato il vicepresidente del­la Commissione europea per l’industria e l’imprenditoria, Antonio Tajani, assicu­rando che una direttiva europea per ta­gliare i tempi «potrebbe entrare in vigore entro la fine del 2011»: limite di 30 giorni per il pagamento delle fatture da parte delle pubbliche amministrazioni e una penale del 5% per i ritardati pagamenti. «Questo dovrebbe mettere in circolazio­ne 180 miliardi di euro – ha detto Tajani – . Una cifra che dovrebbe dare una spinta per accelerare l’uscita dalla crisi».

Un rapporto elaborato da Cribis D&b e­videnzia che nel 2009 le aziende italiane puntuali sono state il 43,7% del totale, con un calo del 5,9% rispetto all’anno prece­dente. Sempre in confronto con il 2008, il 26,6% delle imprese ha peggiorato i pro­pri pagamenti e l’analisi sui primi tre me­si del 2010 conferma il trend negativo. La strigliata alle pubbliche amministrazioni è arrivata nei giorni scorsi anche dall’Au­torità per la vigilanza sui contratti pubblici secondo cui il debito accumulato nei con­fronti di imprese e fornitori è di 37 mi­liardi (il 2,5% del Pil). I ritardi riguardano i tempi di emissione dei certificati di regolare ese­cuzione (46,3%) e dei mandati di pagamento (29,6%) e più in generale le lentezze che derivano da vischiosità burocrati­che (32,5%). I ritardi che superano i due mesi sono segnalati dal 36,4% delle imprese del Nord-Est, percentuale che sale al 61,5% nel Nord Ovest e al 63,3% nel Mezzogiorno.

Una situazione «scanda­losa » che impoverisce le imprese. E in cui è facile che si annidino fenome­ni di illegalità. Focalizzando l’attenzione sulla sanità, nell’occhio del ciclone negli ultimi mesi, Leoluca Orlando, presiden­te della Commissione bicamerale d’in­chiesta sul settore, ha parlato infatti di «compensazioni occulte». «Dietro al ri­tardo sistematico delle Regioni nel paga­mento delle forniture nel settore della sa­nità – ha evidenziato il deputato – ci so­no operazioni improprie, anomale, ille­gali », paventando un «ruolo delle impre­se »: «Quale azienda fornitrice potrebbe supportare il costo finanziari di un ritar­do medio dei pagamenti di due anni e mezzo? E nessuno di loro protesta. Non c’è dubbio che molte imprese ottengano delle compensazioni occulte. Magari con il pagamento di crediti inesistenti, la ven­dita di materiale scadente o non neces­sario. Oppure fatture pagate due, se non tre volte». L’altra faccia della stessa me­daglia. Dello stesso, enorme problema che lentamente divora le pubbliche am­ministrazioni e le imprese. Fra chi ap­profitta del malcostume e chi ne viene stritolato. I tanti, troppi onesti imprendi­tori, in attesa del dovuto, mentre 'fuori' c’è la crisi.




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