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di Rodolfo Casadei
Tratto da Tempi del 12 agosto 2010
Perché in un processo internazionale per crimini contro l'umanità che vede sul banco degli imputati un “signore della guerra” africano viene chiamata a testimoniare la più famosa delle top model?
Perché, a fronte di una guerra nella quale sono state uccise 75 mila persone e migliaia hanno avuto un avambraccio o l'intero braccio mozzati, per giorni il potenziale delitto che ha dominato le prime pagine dei giornali è stata la ricettazione da parte di Naomi Campbell di uno o più diamanti rubati dall'ex presidente liberiano Charles Taylor? Ma perché anche i magistrati della Corte penale internazionale, così come quelli di casa nostra, giocano a fare le star. E dopo due anni e mezzo di grigie sedute dedicate alle atrocità contro anonimi poveracci africani nell'indifferenza quasi completa dei media, hanno visto sorgere l'occasione irripetibile del loro quarto d'ora di celebrità e di senso di onnipotenza: processare un sanguinario e cleptocrate dittatore africano spogliato dei suoi poteri è una commedia di una noia mortale, costringere a una patetica autodifesa sotto i riflettori delle tivù di tutto il mondo una delle donne più belle, famose e ricche del pianeta è un'esperienza inebriante. Specie se siete donna e non siete esattamente bella come una dea. Se ci avete fatto caso, appartengono al gentil sesso tutte e tre le persone che hanno tratto il maggiore piacere dalla gogna mediatica della top model: il pubblico ministero che l'ha interrogata, la presidente della Corte e Mia Farrow, l'attrice che con la sua testimonianza ha smentito e messo in pessima luce Naomi Campbell.
Alla fine c'è stato anche qualche povero di spirito, come la signorina Elise Keppler di Human Rights Watch, che ha avuto la faccia tosta di affermare che questo circo mediatico va a vantaggio della causa dei diritti umani, perché attirando l'attenzione delle masse sul processo a un dittatore stragista contribuisce a dissolvere l'alone di impunità attorno ai delitti che in esso vengono giudicati. Divertente questa idea che i Charles Taylor dell'Africa si trattengano dal compiere i loro crimini avendo preso coscienza che un giorno tutto il mondo saprà, nel corso di un processo, che hanno donato pietre preziose a una supermodella e immaginerà che ci siano andati a letto.
Non scherziamo: Naomi Campbell è stata portata sul banco degli imputati per tutt'altre ragioni che la promozione dei diritti umani. Per gratificare l'ego di giudici e Pm in debito di autostima, certamente. Per permettere a donne intelligenti ma bruttine di vendicarsi di una donna bellissima, antipatica e reputata poco o nulla intelligente, anche. Poi per le esigenze legate al senso di superiorità morale dell'intelligentsia liberal bianca incarnata da Mia Farrow. «Guardate che abbiamo votato un presidente nero, ma non abbiamo nessun complesso di colpa che ci trattenga dal puntare il dito contro un afroamericano, se quello si comporta da pezzente immorale», è il messaggio sottinteso della testimonianza della ex moglie di Frank Sinatra ed ex convivente di Woody Allen. Infine perché è comodo per tutti, e soprattutto per pacifisti, terzomondisti e no-global vari, continuare a pensare che le guerre in cui gli africani sono massacrati a migliaia esplodono perché esistono i diamanti e i ricconi che li comprano e li vendono. Che in Botswana si siano scavati e venduti milioni di carati di diamanti dal 1966 ad oggi senza il benchè minimo accenno di violenza, non bisogna farlo sapere. Così come va taciuto che Charles Taylor è stato armato e addestrato da Gheddafi, che 8 mila caschi blu dell'Onu hanno fallito miseramente la pacificazione della Sierra Leone alla fine degli anni Novanta e che invece 1. 300 parà britannici hanno fatto definitivamente piazza pulita dei signori della guerra.
Non crediate che nel mio giudizio mi faccia influenzare dalle apparenze graziose di Naomi Campbell. La quale è certamente iraconda, venale e bugiarda. Ma accettando i diamanti di cui Taylor l'ha omaggiata (e che lei nega di avere ricevuto) ha compiuto, inconsapevolmente, un'opera buona: ha evitato che fossero spesi per armare e pagare un maggior numero di guerriglieri, che avrebbero assassinato e mutilato più gente di quanto hanno effettivamente fatto. Ha consentito che fossero risparmiate vite umane. Il contrario di Afrodite e della mela d'oro di Zeus.