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*Battisti verso la libertà e Lula fa finta di niente

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Civiltà )( BarbarieIl fondatore dei Proletari armati, pluricondannato per omicidio, potrebbe essere presto scarcerato
di Angelo Picariello
Tratto da Avvenire del 12 agosto 2010

Il Supremo Tribunal Federal (Stf, la Corte Costituzionale brasiliana) sarebbe orientato a concedere la libertà condizionale ai detenuti stranieri condannati in altri Paesi in attesa di estradizione. La notizia, circolante da giorni, non è stata smentita. E questo suona come un’implicita conferma della concreta possibilità – rimbalzata in Italia – che a beneficiarne possa essere, insieme ad altri 73, anche il pluri-condannato all’ergastolo (per concorso in quattro omicidi) Cesare Battisti, fondatore dei Proletari Armati per il comunismo, fuggito in Francia prima della condanna definitiva e poi catturato in Brasile a seguito di un’operazione alla quale collaborarono attivamente anche i Ros dei Carabinieri la Polizia italiana. Era il 18 marzo del 2007.

L’estradizione fu subito data per imminente, ma incredibilmente, a seguito di una serie di espedienti dilatori, essa è ancora al punto di partenza: la richiesta italiana non è stata né accolta né negata. La Corte Suprema, il 18 marzo del 2009, ha di fatto dato ragione all’Italia sull’estradizione, ma ha lasciato al presidente Lula l’ultima parola, visto che c’è di mezzo un atto tutto politico da revocare, e cioè concessione dello status di rifugiato, accordatogli dall’ex ministro della Giustizia Tarso Genro. Ma, nonostante sul caso si sia speso in prima persona anche il presidente Napolitano, ora il paradosso è che Lula potrebbe lasciare, a ottobre, senza fornire risposte. «La Corte Costituzionale brasiliana prepara, di fatto, un’altra fuga del terrorista pluriomicida», attacca il senatore della Lega Piergiorgio Stiffoni. Si dice «preoccupata» e «addolorata» la deputata del Pdl Margherita Boniver, ex sottosegretario agli Esteri. «Mi auguro – ironizza, un po’ rassegnata – che ciò non preluda alla cittadinanza onoraria». Dal nostro ministero degli Esteri (dopo gli interventi del ministro Franco Frattini, nei primi mesi del caso) per ora nessuna reazione, quasi a confermare una certa rassegnazione. Il caso, d’altronde (almeno sul piano ufficiale) è stato tenuto del tutto fuori dall’agenda politico-economica della visita che a fine giugno Silvio Berlusconi ha effettuato in Brasile e nel lungo colloquio col presidente brasiliano la questione non sarebbe stata affrontata.




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