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«Allarme? No, fenomeni normali»

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di Lucia Capuzzi
Tratto da Avvenire del 10 agosto 2010

Il cambiamento è parte del clima. Che si modifica nei decenni.

«Ad esempio, le temperature medie europee sono au­mentate di un grado nell’ultimo secolo», af­ferma Luigi Mariani, docente di agro-mete­reologia all’Università di Milano. Questo non vuol dire, però – afferma l’esperto – che sia in corso uno “stravolgimento” climatico. Di­sastri, come alluvioni, inondazioni, siccità, si ripetono con drammatica puntualità nel tempo.

Le catastrofi sarebbero, in qualche modo, quasi normali?
È normale che fenomeni estremi si ripeta­no, nel lungo periodo. Basta ricordare la grande siccità degli anni Trenta negli Stati Uniti o il caldo record dell’estate del 2003 in Europa occidentale.

In queste settimane, stiamo assistendo a u­na serie di catastrofi in varie parti del glo­bo: alluvioni in Pakistan e India, afa infuo­cata in Russia, inondazioni in Nord Europa. Esiste qualche relazione tra questi fatti?
Si trovano in regioni meteorologiche diver­se. Il Pakistan si trova in una zona monsoni­ca e tropicale. Le piogge possono essere più o meno intense a seconda dell’anno. E, a vol­te, sono devastanti, come stavolta. Russia e Europa centro-settentrionale rientrano nel­la meteorologia delle medie latitudini. In questo caso, c’è un collegamento tra onda­ta di caldo a Oriente e forti piogge a Occi­dente.

Che tipo di collegamento?
Le mappe meteorologiche parlano chiaro. In Europa occidentale abbiamo una grande depressione, a forma di “v” – in termini scientifici si chiama “seccatura” – che va dal Polo fino al Mediterraneo. Questa provoca perturbazioni consistenti. Si tratta di un fat­to usuale: l’estate è la stagione più piovosa dell’Europa atlantica. Come è usuale che al margine di una seccatura si formi un pro­montorio anticiclonico. Il caldo torrido rus­so è dovuto a quest’ultimo: un’altra “v” ma stavolta il verso è da Sud a Nord. Porta l’aria calda dall’Africa e dal Medio Oriente verso Mosca.

Questa situazione durerà ancora a lungo?
È sempre difficile prevederlo. Seccatura e promontorio formano una “struttura a bloc­co”. In genere, queste ultime si mantengono alcune settimane. Ecco, perché, si ipotizza un cedimento intorno al 18-20 agosto




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