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La denuncia al Congresso: «Milioni alle associazioni keniane che diffondono l'interruzione di gravidanza»
di Paolo M. Alfieri
Tratto da Avvenire del 4 agosto 2010
Nairobi. Se il popolo keniano approverà la nuova Costituzione, Barack Obama tornerà a visitare il «Paese dei sogni» di suo padre.
Barack senior, un luo della provincia di Nyanza, era emigrato dal Kenya con una borsa di studio per le Hawaii: lì avrebbe conosciuto Ann Dunham, dalla quale nel 1961 ebbe Barack Hussein jr., l’attuale presidente Usa. È stato il vicepresidente americano Joe Biden a riferire recentemente al leader keniano Mwai Kibaki il proposito di Obama, che da queste parti si era fatto vedere l’ultima volta nel 2006, quando visitò la nonna, da senatore dell’Illinois, nel villaggio di Kogelo. Le critiche nei confronti di Obama – «troppo esposto per il sì» – non si sono però fatte attendere, sia in Kenya che negli Usa.
Dal fronte del no, ad esempio, il ministro keniano William Ruto ha paragonato le mosse di Obama a quelle di quei politici che offrono soldi agli elettori in cambio del voto. Le critiche più gravi, però, sono venute da Washington. Tre membri repubblicani del Congresso, infatti, hanno non solo accusato Obama di essersi immischiato nella politica interna di un altro Stato, ma di aver anche finanziato la campagna per il sì. E non su un tema qualunque, bensì sul nodo dell’aborto.
Secondo il deputato Chris Smith, il governo Usa ha speso 23 milioni di dollari per il referendum, gran parte dei quali «per gruppi proaborto impegnati a ribaltare le leggi keniane a favore della vita».
Ben 2, 9 milioni, ad esempio, sono andati a Development Alternatives, una Ong che già 10 anni fa sosteneva le organizzazioni keniane pro-abortiste. I fondi verso altre 9 organizzazioni sono stati sospesi solo dopo la denuncia dello stesso Smith, secondo il quale ogni donazione avrebbe dovuto portare in cambio – per contratto – almeno 20mila sì.
«Dovremmo sostenere un voto libero e sicuro – ha sottolineato il deputato – e non parteggiare per uno o per l’altro. Che i keniani possano decidere per se stessi».
Secondo Smith, peraltro, quanto accaduto è «illegale» perché la legge americana proibisce di usare fondi pubblici per fare azioni di lobby sull’aborto. «Eppure – conclude il deputato – è esattamente quello che l’Amministrazione Obama ha fatto».