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La strategia dell'assenza premia nei sondaggi il segretario Pd • Recuperati 6 punti grazie a Fini e ai magistrati. Adesso si avvicina la resa dei conti con Veltroni
di Antonio Calitri
Tratto da Italia Oggi il 29 luglio 2010

La strategia dell'assenza di idee e iniziative forti si sta rivelando vincente per Pier Luigi Bersani che senza fare apparentemente nulla, vede ridursi la distanza tra il Pd e il Pdl ad appena tre punti percentuali. Ben sei punti recuperati dai nove che separavano le due formazioni politiche quando prese le redini del partito democratico.

E grazie a questo risultato il segretario del pd si prepara a far fuori definitivamente Walter Veltroni e il suo cavallo di battaglia delle primarie appena rispolverato in duplex con Nichi Vendola. Il dossier che sta preparando la segreteria per la chiusura della prossima festa dell'Unità a Torino, promette fuochi d'artificio e due vittime illustri. Merito della strategia anomala di Bersani che in questi primi nove mesi di guida con la sua politica del laissez faire all'interno e all'esterno del partito e della coalizione sta ottenendo ragione. In pratica i nemici interni e la maggioranza di governo che dovrebbe contrastare si stanno dissolvendo da soli. All'interno del Pd, Massimo D'Alema ormai è sparito e due giorni fa si è chiusa definitivamente anche RedTv che doveva essere il braccio armato del suo ritorno. Piero Fassino è perso nelle nebbie piemontesi. Sergio Chiamparino che aspirava alla premiership non trova la bussola. Molti dei disturbatori, da Francesco Rutelli per finire a Paola Binetti se ne sono andati con le proprie gambe. Ciò nonostante il Pd che aveva preso dalle mani di Dario Franceschini con il 26% conquistato alle ultime europee, è cresciuto di un punto percentuale. Ma non è tanto questa crescita che interessa oggi Bersani quanto l'implosione del Pdl che secondo l'ultimo sondaggio Ipsos è sceso al 30, 9%. Non per merito suo ma per colpa dello scontro interno con i finiani, per le inchieste della magistratura e per i comportamenti discutibili di una parte dello stesso popolo delle libertà. Fatto sta che senza aver ancora messo idee forti in campo, il Pd vede ormai a pochi passi la sagoma del pdl. Le voci dei velenosi corridoi democratici fino a qualche giorno fa dicevano che il segretario non aveva idee. Troppo ingenerose! Il segretario non le ha ancora messe in campo perché in questo momento non serviva bruciarle. Il nemico era troppo forte da affrontare di petto con le velleità della vocazione maggioritaria. Così Bersani ha deciso semplicemente di aspettare sulla riva del fiume. E sta avendo ragione. Perché con un'opposizione finto-debole il Pdl si sta distruggendo da solo mentre con una forte si sarebbe ricompattato. Dicono al Nazareno che si sta ripetendo quello che stava accadendo tra Fini e Berlusconi tre anni fa quando il centrodestra si stava spaccando proprio grazie a un governo (Prodi) debole. Soltanto che allora Veltroni anziché aspettare o puntare sulla mina Fini, recuperò Berlusconi come interlocutore e poi venne surclassato dalla sua forza. L'ex sindaco continua a tirar fuori come uno spauracchio del suo ritorno il risultato del 33% che ottenne alle politiche 2008. Bersani a Torino farà notare per l'ultima volta che allora il pdl raggiunse il 38% lasciandolo 5 punti indietro mentre adesso, senza ancora aver fatto nulla, si inizia a vedere il pareggio. Zittito definitivamente Veltroni toccherà a Vendola. Al quale farà notare che la sua vittoria non è stata così grande visto che con appena 4 consiglieri in più la sua maggioranza potrebbe cadere da un giorno all'altro. E lo manderà a dedicarsi un po' alla Puglia se non vuole rischiare di restare disoccupato.


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