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Lula spinge il nucleare, Bersani licenzia Veronesi

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di Edoardo Narduzzi
Tratto da Italia Oggi il 29 luglio 2010

Ignacio Lula da Silva, primo presidente comunista e sindacalista del Brasile, lascerà, dopo un doppio mandato presidenziale, un paese rivoluzionato.

Ma non per aver nazionalizzato le imprese private, esteso il ruolo dello stato, frenato le liberalizzazioni e aumentato la pressione fiscale per finanziare un improduttivo stato sociale. Il sindacalista Lula da presidente non ha fatto nulla di tutto ciò. Anzi, si è dato da fare per promuovere il mercato e la competizione e fare del Brasile il paese leader dell'America latina. E i risultati ottenuti sono avvero di tutto rispetto. Il Brasile ora cresce del 7% all'anno in termini di Pil ed è un membro stabile dei cosiddetti Bric, le economie emergenti che stanno sconvolgendo gli equilibri mondiali novecenteschi. Che questi risultati siano stati ottenuti da un presidente sindacalista di sinistra dovrebbe far riflettere non poco in Italia, soprattutto nel quartier generale della Cgil e dintorni. Quella di Lula è la storia di successo di chi sa governare postponendo l'ideologia e anteponendo l'interesse del paese declinato secondo le possibilità del momento storico. È il caso, ad esempio, della politica seguita dal governo Lula nel settore del nucleare. Solo qualche mese fa è stata autorizzata la costruzione di quattro nuove centrali che vanno ad aggiungersi alle due già in produzione e a una terza in fase di completamento. Nonostante il Brasile abbia enormi potenzialità energetiche, anche da fonti rinnovabili, il presidente sindacalista non ha ceduto ad alcuna pressione antinucleare della sua maggioranza e ha spinto per fare del Brasile una potenza nucleare autonoma. Tanto da stringere perfino un insolito trattato di collaborazione sul tema con Turchia e Iran, spiazzando non poco gli stessi americani. Nel Pd, invece, tira tutta un'altra musica. Il segretario del partito, Pierluigi Bersani, è perfino giunto al punto di chiedere le dimissioni al senatore Umberto Veronesi colpevole di essere stato individuato dal governo come candidato ottimale per la presidenza della neonata Agenzia per la sicurezza nucleare. Anche su questa materia la cultura del Pd resta datata e condizionata dalle sue minoranze estreme o dalla poetica della sinistra di Vendola. Oggi il Brasile di Lula è competitivo e globale come forse era inimmaginabile pensare potesse essere possibile solo una manciata di anni fa. Le scelte e le strategie di politica pubblica seguite dall'esecutivo del sindacalista di sinistra Lula andrebbero ben meditate in Italia. Ben governando, Lula ha costretto il capitale ad adeguarsi agli interessi del suo paese. Ad averne di sindacalisti così in Italia.




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